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Superbonus, maxi-truffa da 1,8 milioni: clamoroso, chi sono gli indagati
Ieri 26-03-26, 20:52
Altro giorno, altro giro e altra truffa che si lega a doppio filo al Superbonus 110%, lo sciagurato bonus edilizio voluto dal M5s di Giuseppe Conte, una misura che a distanza di anni continua a minare i conti dello Stato e ad essere al centro di illeciti. È proprio in questo contesto che si inserisce l’operazione della Guardia di Finanza di Udine, coordinata dalla Procura di Pordenone, che ha portato al sequestro di oltre 1,8 milioni di euro. Al centro dell’indagine un sistema fraudolento costruito attorno a lavori edilizi mai eseguiti, ma certificati come reali attraverso documentazione falsa. Secondo quanto accertato dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, una società con sede nel capoluogo friulano, ma attiva anche nel pordenonese, avrebbe simulato interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica per ottenere i benefici del Superbonus 110% e del bonus facciate al 90%. Le opere, in realtà, non sarebbero mai state realizzate, nonostante fatture e asseverazioni attestassero stati di avanzamento lavori al 30% e al 90 per cento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46853416]] Grazie a questo meccanismo, i responsabili sono riusciti a "creare" un credito d'imposta di 1 milione e 834mila euro, successivamente ceduto, tramite società interposte, a vari operatori finanziari. L’operazione ha consentito di incassare un profitto illecito pari a circa l’84% del valore ceduto. Parte delle somme, circa 520mila euro, sarebbe poi rientrata nella disponibilità degli stessi soggetti attraverso un sistema di false fatturazioni riconducibili a società collegate. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46961145]] Nell'ambito dell'inchiesta risultano indagatesette persone, tra rappresentanti legali e amministratori di fatto di quattro società a responsabilità limitata. Le accuse contestate includono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità ideologica, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il Gip del Tribunale di Pordenone ha disposto il sequestro preventivo delle somme, eseguito mediante il blocco di conti correnti in Italia e all’estero, oltre a beni mobili, immobili e crediti fiscali ancora disponibili. Tutte le richieste di dissequestro avanzate dagli indagati sono state respinte.
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