s

Toh, l'indagine su Striano finisce a una toga rossa
Ieri 02-04-25, 10:29
Se non è più il porto delle nebbie del passato, la procura di Roma potrebbe comunque essere un porto sicuro per il caso Striano. È infatti una “toga rossa”, Giuseppe De Falco, a gestire il maxi fascicolo su cui aveva indagato il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone insieme alla collega Laura Reale. L'inchiesta “spioni” a febbraio è infatti stata trasferita dall'Umbria nella cittadella giudiziaria della Capitale e ora rischia di essere proiettato un film già visto, specie se ci si mette lo strapotere di alcune correnti della magistratura, in grado di condizionare o far arenare certi procedimenti. In attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda, e rispettando l'attività degli inquirenti, noi qui ci limitiamo a raccontare i fatti e a mettere in fila una serie di coincidenze dopo avere letto con attenzione le carte del “verminaio” degli accessi abusivi che ha coinvolto mezzo governo, decine di parlamentari del centrodestra, un paio di esponenti del centrosinistra, vip, calciatori e imprenditori. AL TELEFONO Un'intercettazione, tra le altre, ci aveva colpito in particolare perché a suo modo era già profetica. Riguardava un colloquio telefonico tra Pasquale Striano, il finanziere indagato per la mole di file scaricati illegalmente dalle banche dati dello Stato, e un suo amico giornalista del Fatto quotidiano, Antonio Massari. Il succo era: Magistratura democratica boicotta il lavoro del procuratore di Perugia Raffaele Cantone. Circostanza inquietante non solo ai fini del lavoro degli investigatori, ma anche perché lo stesso procuratore Cantone risultava iscritto alla corrente di Md. In sintesi: un caso di “boicottaggio” tra appartenenti alla stessa corrente delle toghe, quella più a sinistra e più numerosa. Eppure è Striano in persona a rivelare il dettaglio in un colloquio, tramite messaggio vocale WhatsApp del 16 marzo 2024. Quella mattina sul quotidiano La Verità era apparsa un'intervista di Giacomo Amadori dal titolo “Parla l'uomo dei dossier”. Lo scandalo sul presunto spionaggio era deflagrato da una settimana, dopo l'esposto del ministro della Difesa Guido Crosetto, il tenente era finito nei guai per gli accessi abusivi e per rivelazione del segreto insieme al suo ex capo alla Dna Antonio Laudati, indagati in concorso anche tre cronisti del quotidiano Domani: Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine. Striano, dunque, risponde a Massari che vorrebbe forse un commento all'inchiesta per il suo giornale, e con tono confidenziale gli dice così: «Antò, cercate di capirmi, devo fare attenzione». Il finanziere è preoccupato e non vuole più scucire nulla ai cronisti, non vuole «casini». Lo dice chiaro: «Dai non mi state addosso. Mi state attribuendo cose che... Però non è possibile Antò che qua, qua diciamo una parola, diciamo una e viene tutto strumentalizzato, dai è... incredibile.. io non sto bene cosi, dai, cosi mi costringete veramente a chiudere proprio tutto, aspettare quando sarà e me ne vado a cantare davanti alle sedi opportune, perché poi vedi che succede? Succede che uno dice una parola, ecco qua succedono i casini». Il finanziere prosegue lo sfogo con il giornalista e gli rivela l'ostilità di Md verso il capo della procura di Perugia. «Mi fu detto qualche giorno fa: “Guarda Pasquale, c'è anche Magistratura Democratica contro Cantone”, ma io ne prendo atto per carità, non faccio la guerra a Cantone anche se, sinceramente, i suoi metodi non sono stati, diciamo, dei più belli, ma comunque se emergerà qualcosa la faremo emergere più avanti». L'ex capo dell'Anticorruzione sta indagando sulla fuga di notizie dalla banca dati della Procura nazionale Antimafia e al telefono il finanziere sotto indagine si lascia andare con il cronista amico spifferandogli la contrarietà delle “toghe rosse” nei confronti dell'operato del collega umbro. Informazioni che l'ufficiale della Gdf potrebbe avere attinto forse da altri amici giornalisti esperti di giustizia o da ambienti giudiziari, fatto sta quella intercettazione di allora oggi appare doppiamente premonitrice non solo perché nel frattempo a Raffaele Cantone è stata tolta l'inchiesta facendo leva su una recente pronuncia della Cassazione che rimanda, per determinati casi, la competenza a Roma. Ma perché oggi che il fascicolo è stato trasferito nella sua interezza a piazzale Clodio, ci si chiede come andrà avanti, visto che - coincidenza - è finito nelle mani proprio di un esponente di Magistratura democratica, l'ex capo della corrente rossa del Lazio. REATI CONTRO LA PA L'incartamento è infatti sul tavolo del procuratore aggiunto De Falco, esperto di reati contro la pubblica amministrazione e pezzo da novanta del gruppo di toghe di cui Striano parla al telefono con Massari. Già a capo della procura di Latina e prima ancora a Frosinone, De Falco ha indagato su Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, sfuggito alla giustizia ed A Roma era già stato per vent'anni, anche alla Direzione distrettuale Antimafia, prima di andare a dirigere l'ufficio pm in Ciociaria. Il recente trasferimento nella Capitale in qualità di coordinatore del pool dei magistrati che si occupano di illeciti contro la Pa, fa sì che a lui spetti ricominciare o chiedere di archiviare, l'indagine sul presunto dossieraggio di Striano, Laudati e dei cronisti del Domani.
CONTINUA A LEGGERE
7
0
0
Guarda anche
Libero Quotidiano
10:07
Tornado nel Missouri, distrutto il comune di Nevada: le immagini dal drone
Libero Quotidiano
09:47
Musk? Una bufala. E in borsa... Sospetti clamorosi
Libero Quotidiano
09:36
Simone Inzaghi e Theo, "la foto dello scandalo" | Guarda
Libero Quotidiano
09:25
Così l'Europa ha regalato la Groenlandia agli Usa
Libero Quotidiano
09:19
La proposta di matrimonio per l'attrice Giovanna Sannino, il video
Libero Quotidiano
09:06