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Umberto Bossi è morto: aveva 84 anni
Oggi 19-03-26, 20:30
Umberto Bossi, soprannominato il “senatur”, fondatore della Lega Nord e figura chiave della Seconda Repubblica italiana, è morto. Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago (Varese), Bossi ha segnato la politica italiana con il suo federalismo padano, l’anti-centralismo romano e slogan come “Roma ladrona”. Dopo lavori umili e studi interrotti in Medicina a Pavia, Bossi si avvicina inizialmente alla sinistra (iscritto al PCI nel 1975), ma nel 1979 incontra Bruno Salvadori dell’Unione Valdôtaine, fondando con Roberto Maroni il giornale “Nord Ovest”. Nel 1984 nasce la Lega Autonomista Lombarda (poi Lega Lombarda), ispirata alla storica Lega Lombarda con logo Alberto da Giussano. Nel 1987 Bossi entra in Parlamento come “senatur”.Il 4 dicembre 1989 fonda la Lega Nord a Bergamo, unendo movimenti autonomisti del Nord (Lega Lombarda, Liga Veneta, ecc.). Nel 1990 inizia il raduno di Pontida; alle Politiche 1992 la Lega esplode all’8,2%, quarto partito nazionale. Nel 1994 si allea con Berlusconi (Polo delle Libertà), ma fa cadere il governo dopo pochi mesi. Nel 1996 spinge la secessione della Padaniaottenendo il 10%. Torna con Berlusconi nel 2001 (Casa delle Libertà), diventa ministro delle Riforme, ma un ictus nel 2004 lo segna gravemente. Nel 2008 rientra al governo, ma nel 2012 si dimette da segretario Lega. Negli ultimi anni è rimasta una voce "saggia" e ascoltata del Carroccio. Un battitore libero, come sempre. L’intera comunità della Lega, fa sapere il partito"è profondamente scossa e addolorataper la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari.Tutti gli appuntamenti previsti per domani sono annullati". "Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica", è il messaggio della premier Giorgia Meloni. "Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese", afferma in una nota il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che fu ministro con Bossi nel quarto governo Berlusconi. "Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica - prosegue Zaia - la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana. Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l'intento di fissare un punto all'interno del quale l'obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati". Per Zaia "se la politica ha dovuto affrontare una `questione settentrionale´, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c'è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell'autonomia differenziata, è merito dell'impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri".
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