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Valditara e la crisi energetica, "no al ritorno della didattica a distanza": spazza via l'ombra di Conte e Speranza
Ieri 07-04-26, 19:25
Un no secco ai terroristi scolastici e a chi ha forse nostalgia dei tempi del Covid, di Giuseppe Conte e Roberto Speranza. Nel cuore di una giornata dominata dai timori per "l'attacco finale" degli Stati Uniti all'Iran e dalle profezie cupe di crisi energetica, con voci di razionamento, targhe alterne, smart working e chi più ne ha più ne metta, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara è intervenuto all'agenzia Ansa per mettere un paletto che sa tanto di limite invalicabile. "La didattica a distanza non è contemplata" in questo ultimo scorcio di anno scolastico. Nelle scorse ore era stato il sindacato Anief a evidenziare il rischio che si potesse introdurre da qui a giugno la didattica a distanza per il caro carburanti, con gli studenti confinati a casa (quasi sempre alla presenza forzata dei genitori) a seguire le lezioni da remoto tramite pc, tablet e qualsiasi device possibile. Uno dei ricordi più dolorosi del periodo-pandemia, che ha lasciato straschici pesantissimi anche a livello psicologico sui più giovani. "Per frenare il costo della vita, il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l'adozione della didattica a distanza, a seguito del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working", ha sostenuto in questi giorni Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief. All'ipotesi si erano fermamente opposti gli aderenti alla Rete della scuola in presenza. "L'esperienza degli anni scorsi - hanno affermato - ha già mostrato con chiarezza quanto la didattica a distanza abbia amplificato il disagio psicologico, relazionale ed educativo di bambini e adolescenti, colpendo in modo ancora più grave gli studenti più fragili. La Dad ha inoltre compromesso il diritto all'inclusione degli alunni con disabilità e ha fortemente limitato il diritto all'istruzione, alla relazione e alla socialità, che devono essere garantiti a tutti i minori. Per questo riteniamo gravissimo che, di fronte alle conseguenze economiche di un conflitto internazionale, si torni ancora una volta a pensare di sacrificare la scuola. È una prospettiva inaccettabile non solo sul piano educativo, ma anche su quello culturale e civile".
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