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Estero Europa
Von der Leyen e Merz "fregati" da Orban: il retroscena dal Consiglio europeo
20-12-2025, 13:25
Ursula von der Leyen e Friedrich Merz "fregati". Accade durante il Consiglio europeo, dove la Germania è caduta nella trappola. Quest'ultima si è consumataquando nell'ultimo documento concordato tra l'esecutivo europeo e il governo belga sulle garanzie da prestare per l'uso dei beni del Cremlino, compariva tra parentesi la parola "uncapped", tradotto garanzie dei partner in favore del Belgio senza limiti, anche oltre i 210 miliardi degli asset russi in caso di problemi legali. Eppure ilpassaggio del testo era tra parentesi, in quanto era l'unico senza l'intesa tra i due interlocutori. "Ma senza quel termine – avrebbe dette il premier del Belgio poco prima– io non posso essere favorevole". Ecco allora che per Repubblica sarebbe stata questafraseil campanello d'avvio. Nella consapevolezza che von der Leyen fino all'ultimo ripeteva che "l'unica soluzione praticabile è l'utilizzo dei beni russi". Linea condivisa in toto da Merz che aggiungeva: "Mai nuovi eurobond". Ma una maggioranza occulta si era già formata. "E allora – hanno domandato Macron e Meloni – perché non trovare spazio nel bilancio europeo?". La risposta di von der Leyen ha a sua volta svelato il patto con Berlino: "Serve l'unanimità. E non mi pare che ci sia". Da qui l'imprevedibile. A prendere la parola è stato il presidente del Consiglio europeo, Antònio Costa. "Viktor – ha chiesto rivolgendosi a Orbán – ma tu saresti disponibile a votare la possibilità di emettere eurobond?". La risposta del premier ungherese è stata lunghissima. Piena di critiche all'Ue e di apprezzamenti alla Russia: "Sapete che a me non piace bloccare le decisioni, mettere il veto. Quindi, io non partecipo agli eurobond ma consento che voi lo facciate". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45489390]] Insomma, il kingmaker è stato proprio Costa, che fin dal vertice di ottobre aveva assicurato chel’Ue avrebbe aiutato Kievsenza insistere su alcuna opzione. E alla fine la Germania e i Frugali hanno accettato un debito comune per 90 miliardi dopo appena sei ore di negoziato.
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