s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Estero
Columbine: la strage che ha cambiato l'America
Oggi 30-03-26, 19:39
AGI - Dal massacro di Virginia Tech del 2002 a quello di Sandy Hook del 2012, le scuole statunitensi hanno visto diverse sparatorie con bilanci delle vittime pesantissimi. Ma a ispirare il diciassettenne pescarese arrestato a Perugia perché progettava una carneficina sono stati i fatti di Columbine del 1999, dieci anni prima che lui nascesse, segno del profondissimo impatto che la vicenda ha avuto e ha sull'immaginario collettivo, anche al di fuori dell'America. Perché c'è un prima e un dopo Columbine, una tragedia che ha cambiato per sempre non solo il modo in cui le forze dell'ordine americane reagiscono a simili eventi ma anche il dibattito sul bullismo, la violenza e la facilità con cui, negli Usa, le armi da fuoco possono finire in mano ai minori. Avevano rispettivamente 17 e 18 anni Dylan Klebold ed Eric Harris, due studenti dell'ultimo anno della Columbine High School, in Colorado, che il 20 aprile 1999 uccisero nella loro scuola 12 studenti e un insegnante, e ferirono altre 24 persone prima di togliersi la vita nella biblioteca dell'istituto. La dinamica dell'attacco Durò tutto meno di un'ora. Secondo il rapporto ufficiale del Dipartimento dello Sceriffo della Contea di Jefferson, l'attacco iniziò alle ore 11:19. Harris e Klebold avevano inizialmente piazzato nella caffetteria della scuola due ordigni al propano, programmati per esplodere poco dopo, quando l'area sarebbe stata affollata per il pranzo. L'obiettivo era causare il crollo del soffitto e spingere i sopravvissuti verso le uscite, dove i due li avrebbero attesi per aprire il fuoco. Il sistema di innesco era però difettoso e le bombe non deflagrarono. I due assalitori cambiarono quindi piano e si diressero verso l'ingresso della scuola armati di fucili a pompa, una carabina semiautomatica e una pistola mitragliatrice. L'impatto sul sistema scolastico e il bullismo L'impatto sul sistema scolastico non si limitò solo all'introduzione di metal detector nelle scuole. Il largamente rimosso tema del bullismo, ritenuto in un primo momento il movente dei due assassini, si trasformò in un'emergenza nazionale da affrontare con politiche di tolleranza zero. Le prevaricazioni tra studenti iniziarono a essere viste come un'emergenza nazionale da affrontare con un approccio da tolleranza zero, non come inconvenienti da ignorare il più possibile o, peggio ancora, come naturali riti di passaggio. Il profilo psicologico di Eric Harris Il rapporto dell'Unità di Analisi Comportamentale dell'FBI pubblicato nel 2000 smentì però che fosse stato un problema di bullismo ad armare Harris e Klebold. Il primo, descritto come la mente dell'attacco, esibiva tratti psicopatici da manuale: narcisismo, mancanza di empatia, aggressività incontrollata e una natura sadica. I suoi diari rivelavano un disprezzo messianico per l'umanità e una pianificazione meticolosa di una carneficina che aveva l'obiettivo dichiarato di superare l'attentato di Oklahoma City del 1995. Il ruolo di Dylan Klebold Klebold, vittima di una grave depressione, era invece il complice perfetto, in grado di innescare la dinamica di coppia senza la quale, a giudizio degli psichiatri dell'FBI, il terribile piano probabilmente non si sarebbe concretizzato. Secondo il più classico dei copioni, il leader narcisista era accompagnato da un gregario introverso, gonfio di rabbia e soggetto a pulsioni suicide alle quali intendeva dare sfogo dopo l'attacco. L'impatto sui media e l'eredità E ci fu un prima e un dopo anche per il giornalismo. Nel 1999 internet aveva ancora una diffusione limitata ma le emittenti satellitari diedero per la prima volta una copertura diretta, minuto per minuto, dell'eccidio, con telecamere puntate sugli studenti in fuga e sui genitori in angosciosa attesa di notizie dei loro cari. I media furono in seguito accusati non solo di aver proposto un racconto sensazionalistico ma di aver reso Harris e Klebold due personaggi da emulare. Che ancora oggi queste figure siano in grado di spronare i progetti di morte di un ragazzo nato nel secolo successivo dall'altra parte del mondo la dice però lunga su quanto Harris e Klebold siano diventati icone universali del male, come Charles Manson o Jeffrey Dahmer. Anche se magari non sarà colpa dei cronisti da allora costretti ad abituarsi a quella formula che continua a celare troppo orrore per diventare asettica: "Active shooter".
CONTINUA A LEGGERE
6
0
0
