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Estero
Cosa è cambiato dall'ultimo viaggio di Trump in Cina
Oggi 12-05-26, 15:28
AGI - Donald Trump è atteso da domani a Pechino per una visita di Stato di tre giorni che lo riporterà in Cina nove anni dopo il suo primo viaggio da presidente americano. L'obiettivo dichiarato è consolidare la tregua commerciale tra le due maggiori economie del mondo e impedire che le tensioni su dazi, Taiwan e tecnologia degenerino ulteriormente, ma sul tavolo restano anche i delicati dossier dell'Iran, delle terre rare e della competizione strategica tra Washington e Pechino. Il summit con il presidente cinese Xi Jinping non dovrebbe produrre svolte storiche, ma piuttosto accordi pragmatici e risultati immediati. Secondo le anticipazioni, i due leader cercheranno di estendere la tregua commerciale, favorire nuovi acquisti cinesi di prodotti americani e mantenere sotto controllo una relazione sempre più conflittuale. Tra i principali annunci attesi figurano intese sull'acquisto di aerei Boeing, prodotti agricoli, energia, stabilità delle forniture di terre rare e una maggiore cooperazione contro il traffico di fentanyl. Il nodo Taiwan nei rapporti bilaterali Uno dei punti più sensibili sarà Taiwan. Pechino spinge affinché Washington abbandoni la tradizionale "ambiguità strategica" e dichiari esplicitamente la propria opposizione all'indipendenza dell'isola e il sostegno alla riunificazione. Gli analisti, tuttavia, ritengono improbabile che Trump faccia concessioni sostanziali su una questione considerata centrale dalla leadership cinese. Il dossier iraniano e le tensioni globali Sul tavolo ci sarà anche il dossier iraniano. Gli Stati Uniti stanno facendo pressione sulla Cina affinché utilizzi la propria influenza su Teheran per favorire un accordo che ponga fine alla guerra in Medio Oriente. Pechino, tuttavia, attribuisce la responsabilità del conflitto a Stati Uniti e Israele e respinge le sanzioni americane, facendo del tema un potenziale nuovo motivo di attrito. Secondo gli osservatori, la visita difficilmente risolverà le questioni strutturali che caratterizzano la rivalità tra le due potenze, come la competizione nell'intelligenza artificiale, la sicurezza delle catene di approvvigionamento, i controlli all'export tecnologico e l'espansione militare cinese. Trump dovrebbe comunque beneficiare di un'accoglienza particolarmente solenne, con cerimonie, banchetti e una forte enfasi sul rapporto personale con Xi Jinping, che il presidente americano ha spesso definito "molto speciale". La visita richiama inevitabilmente quella del novembre 2017, quando Trump e Melania Trump furono ricevuti con tutti gli onori, inclusa una visita privata alla Città Proibita e una cena di Stato. All'epoca furono annunciati accordi commerciali per oltre 250 miliardi di dollari, anche se molti si tradussero soltanto in lettere d'intenti. Il clima di cooperazione durò poco. Dalla cooperazione alla guerra commerciale Nel 2018 Trump avviò la guerra commerciale imponendo dazi su centinaia di miliardi di dollari di merci cinesi, seguiti da ritorsioni di Pechino. Negli anni successivi, la pandemia di Covid-19, la chiusura reciproca dei consolati di Houston e Chengdu, la visita di Nancy Pelosi a Taiwan e l'abbattimento del pallone cinese nel 2023 hanno aggravato il confronto. La posta in gioco del vertice di Pechino Nel suo secondo mandato, Trump ha rilanciato la strategia "America First", portando i dazi su alcuni prodotti cinesi fino al 145% nell'aprile 2025. Pechino ha risposto con contromisure analoghe, consolidando una rivalità che oggi va ben oltre il commercio. La posta in gioco del vertice di Pechino non è dunque una riconciliazione, ma la gestione di una competizione sempre più aspra. Anche in assenza di una svolta storica, gli eventuali progressi o fallimenti del summit potrebbero influenzare in modo decisivo i rapporti tra Stati Uniti e Cina per il resto della presidenza Trump.
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