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Cos'è il ceppo Ebola Bundibugyo e perché non ci sono cure?
Oggi 18-05-26, 15:21
AGI - L'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Pheic) per l'epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo, dove il virus in circolazione appartiene al ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono né vaccini né trattamenti specifici. Secondo gli ultimi dati diffusi dal ministro della Salute congolese Samuel-Roger Kamba, i decessi probabilmente causati dal virus sono saliti a 91, mentre i casi sospetti sono circa 350. La maggior parte dei malati ha tra i 20 e i 39 anni e oltre il 60% sono donne. L'epicentro del focolaio si trova nella provincia dell'Ituri, nel nord-est del Paese, al confine con Uganda e Sud Sudan. Si tratta di una regione mineraria caratterizzata da intensi movimenti di popolazione e da gravi problemi di sicurezza dovuti alla presenza di gruppi armati. Il virus si è già diffuso oltre i confini dell'Ituri. Un caso è stato confermato a Goma, grande città dell'est del Paese e capoluogo del Nord Kivu. Un caso e un decesso sono stati registrati anche in Uganda, entrambi riguardanti cittadini congolesi provenienti dalla RDC. I rischi di diffusione e i precedenti del ceppo Bundibugyo Il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie dell'Africa ritiene elevato il rischio di propagazione ai Paesi dell'Africa orientale confinanti con il Congo. Il ceppo Bundibugyo aveva provocato finora soltanto due epidemie documentate nel mondo: in Uganda nel 2007 e nella RDC nel 2012, con tassi di mortalità compresi tra il 30 e il 50%. L'epidemia più grave di Ebola in Congo, tra il 2018 e il 2020, aveva causato quasi 2.300 morti su circa 3.500 casi. L'attuale focolaio è il diciassettesimo registrato nel Paese da quando il virus fu identificato nel 1976. "Si tratta di un'epidemia che si diffonderà molto rapidamente, tanto più che interessa una provincia densamente popolata", ha dichiarato Jean-Jacques Muyembe. Secondo gli esperti, se tutti i casi sospetti venissero confermati, questa epidemia diventerebbe la settima più grande mai registrata considerando tutti i ceppi del virus, e la seconda più vasta tra quelle non causate dalla variante Zaire. Le indagini sull'origine del focolaio e i ritardi nei soccorsi Le indagini epidemiologiche sono in corso per determinare l'origine del focolaio. Il primo caso identificato è stato un infermiere che si era presentato il 24 aprile in un centro sanitario di Bunia, ma il focolaio sembra essersi sviluppato nella zona sanitaria di Mongbwalu, circa 90 chilometri più a nord. Il ministro della Salute ha spiegato che la segnalazione dell'epidemia è stata ritardata perché molte comunità colpite avevano inizialmente attribuito i sintomi a una "malattia mistica" o alla "stregoneria", spingendo i malati a rivolgersi a centri di preghiera anziché a strutture sanitarie.
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