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Crosetto: “Non cedere al ricatto iraniano su Hormuz. L’Italia lavorerà per coinvolgere l’Onu”
Oggi 18-03-26, 10:15
AGI - Il ministro della Difesa Guido Crosetto, in una intervista al Foglio, spiega la posizione dell'Italia nella guerra in Medio Oriente. "Non si può lasciare che la stabilità della regione dipenda dal ricatto del regime iraniano. La risposta non può però essere solitaria ed episodica o parziale: deve essere larga, credibile, condivisa, coinvolgendo il maggior numero possibile di Paesi del mondo". "L'Italia non ha alcuna intenzione di disimpegnarsi dalla difesa del diritto di passaggio a Hormuz - ha aggiunto Crosetto - perché da quel tratto di mare passa una parte decisiva della nostra sicurezza, della nostra economia. Non solo gli interessi italiani o europei ma di tutto l'Indo-Pacifico e, per l'effetto domino sui prezzi dell'energia, di tutto il mondo". La risposta internazionale al ricatto Secondo Crosetto, la risposta al "ricatto" del regime "non può essere fatta all'interno di un'ennesima coalizione di volenterosi magari solo occidentali. Va fatta dentro una cornice di legittimazione internazionale che ridia centralità al ruolo delle Nazioni Unite e passi attraverso una decisione unanime del Consiglio di sicurezza. Più ampia è la coalizione, minore è il potere di intimidazione di chiunque e più velocemente si risolverà la crisi in atto", ha aggiunto. "L'Italia non partecipa a questa guerra" "L'Italia non partecipa a questa guerra, nessuna nazione europea partecipa a questa guerra, non è una guerra nostra - ha poi ribadito Crosetto a "Mattino 5" su Canale 5 -. Ma abbiamo tutto l'interesse, tutto il mondo ha l'interesse, che Hormuz non sia coinvolta perche' per Hormuz passa oltre il 20% del gas e del petrolio. Serve un accordo internazionale e noi come Italia saremmo molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per garantire il passaggio dell'energia a Hormuz. Non è invece una cosa fattibile mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che partecipano alla guerra e non a un corridoio di pace". "La decisione della partecipazione a una eventuale missione internazionale - ha ricordato il ministro - spetta al Parlamento non al ministro o al governo, certo una missione sotto egida Onu potrebbe mettere d'accordo tutti i Paesi del mondo, dall'India alla Cina agli Stati Uniti a tutti i Paesi arabi e africani, il che vorrebbe dire agire in una cornice di totale sicurezza".
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