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Economia e Finanza
Da Roma a Odessa, nel segno della fiducia: la storia di SigiltecH e del suo legame con l'Ucraina
Oggi 28-09-26, 14:24
AGI - Parlare di sigilli con Alfredo Fiore, alla guida di SigiltecH da oltre quarant’anni, significa fare un viaggio che intreccia storia antica, alta tecnologia e una visione imprenditoriale controcorrente. Per capire come un’azienda italiana leader nel settore dei prodotti antifrode - partner fidato di Forze dell’Ordine, Ministeri, Banca d’Italia e persino del Vaticano - sia arrivata a legarsi a filo doppio con l'Ucraina, bisogna partire da un principio guida: “Nessuno sa tutto. Come per la tecnologia o per il sapere, bisogna sempre collegarsi con le eccellenze del mondo”. Fiore ama paragonare i sigilli alle medicine in farmacia: “In una farmacia non trovi solo i prodotti di un'unica casa farmaceutica. Bisogna valutare i prodotti, paragonarli e conoscerne persino gli “effetti collaterali”. Perché un sigillo non è un semplice pezzo di plastica o metallo: “Deve garantire sicurezza assoluta, deterrenza e un’immagine trasparentissima”, scandisce. La nascita del legame con l'Ucraina E la storia con l’Ucraina nasce proprio da questa ricerca della qualità e della capacità d’innovazione. Non da una logica di delocalizzazione economica o di mero mercato di sbocco, ma dall’interesse per la straordinaria competenza tecnica e di ricerca di un partner locale. Come ricorda Claudia Tailli, “memoria storica” dell’azienda dal 2007: “I primi contatti con il produttore ucraino risalgono al 2010. Noi di SigiltecH studiamo sempre a fondo i prodotti prima di proporli, valutandone le reali qualità risolutive. Non ci azzardiamo mai a proporre soluzioni a enti come i Carabinieri o la Guardia di Finanza se non siamo certi al cento per cento del risultato. Ci siamo presi del tempo per conoscerci, testare i prodotti e capire se fossero compatibili con gli alti standard richiesti dal mercato italiano”. Dopo quattro anni di analisi e sviluppo, nel 2014 si decide per il primo incontro di persona nella fabbrica di Odessa. Un viaggio rimasto impresso nella memoria dell'azienda per le circostanze straordinarie in cui è avvenuto: coincideva infatti con i primi scontri nel Donbass. “Persino il Ministero degli Affari Esteri ci sconsigliò di partire”, racconta Tailli. “Ma da buoni temerari siamo andati lo stesso: io ero persino al quinto mese di gravidanza. È lì che è iniziato ufficialmente il nostro rapporto di collaborazione ed esclusiva”. Da allora, l'asse tra Roma e Odessa si è consolidato sempre di più. SigiltecH ha contribuito a sviluppare nuovi modelli, ha acquistato macchinari all'avanguardia per la fabbrica ucraina e ha perfezionato prodotti unici. Tra questi spicca un sigillo fluorescente di altissima sicurezza: un dettaglio non da poco, pensato per esprimere deterrenza visiva anche di notte, ad esempio su mezzi di trasporto fermi in piazzola, ed evitare qualsiasi tentativo di manomissione o rotture accidentali, un alibi perfetto per l'emulo di Arsenio Lupin, che può così spacciare una manomissione intenzionale per un danno fortuito. Lo scoppio della guerra Con l’esplosione del conflitto su larga scala nel 2022, mentre molte realtà internazionali decidevano di disimpegnarsi, SigiltecH ha scelto di non abbandonare il partner ucraino. Anzi, la collaborazione si è fatta ancora più stretta, trasformandosi in una vera e propria scommessa di fiducia e sostegno concreto. “Operativamente e dal punto di vista economico è diventato un percorso complesso”, spiegano da SigiltecH. “I trasporti - racconta Fiore che proprio nel bel mezzo dello scontro, il 24/02/2022 si è recato a Odessa dopo un viaggio faticoso e pericoloso - non sono più quelli di prima, i tempi di consegna sono incerti e la burocrazia bancaria richiede continue dichiarazioni e garanzie. In più, per sostenere direttamente l'azienda e i suoi lavoratori sotto la guerra, abbiamo stravolto le consuete dinamiche commerciali: se prima pagavamo a 60 giorni, oggi paghiamo tutto in anticipo. Abbiamo persino acquistato generatori di corrente per permettere alla fabbrica di continuare a produrre durante i blackout”. Un legame che va oltre i semplici numeri di fatturato o i margini di guadagno — tanto più di fronte a competitor che spesso preferiscono rivolgersi a mercati asiatici a basso costo — e che ha saputo resistere alle prove più dure. Non a caso, tre anni fa, in occasione del quarantennale di SigiltecH celebrato in Campidoglio, il partner ucraino è riuscito a raggiungere Roma per festeggiare insieme un traguardo storico. Lo sguardo al futuro Oggi, guardando al futuro e alla ricostruzione, da Alfedo Fiore e Claudia Tailli, responsabile dello sviluppo e della qualità, Veronica Fiore responsabile dei rapporti con i variegati enti pubblici Italiani e non, arriva un’idea concreta per aiutare il tessuto produttivo ucraino: “I prodotti ucraini oggi importati non pagano dazi, ma si potrebbe fare un passo in più. Sarebbe importante che nelle gare d’appalto pubbliche - dove spesso vediamo numeri enormi di sigilli acquistati, ma provenienti dall'Asia e/o altri paesi - venisse riconosciuto un punteggio premiale per i manufatti e le tecnologie provenienti dall’Ucraina. Dare un significativo incentivo di punteggio nelle offerte per chi impiega tecnologie ucraine sarebbe un aiuto reale, pulito e concreto per sostenere l'economia di quel Paese e valorizzare la loro grandissima capacità produttiva". Un percorso che unisce responsabilità, rispetto e visione del lavoro. Dopotutto, sorride Fiore ricordando un curioso aneddoto storico legato alla sede romana dell'azienda in via della Giustiniana, “il primo editto sui sigilli risale al 512 d.C. ed fu fatto proprio dall’imperatore Giustiniano. Creò il “signum” per permettere anche a chi non sapeva leggere né scrivere il latino di sottoscrivere accordi validi. La necessità di garantire fiducia e sicurezza trasparente c'era allora e c'è oggi: e quando trovi partner capaci di garantirti questa qualità, non li abbandoni”
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