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Politica
Decreto Ucraina, il Centrosinistra attacca sulla fiducia
Oggi 10-02-26, 19:47
AGI - La fiducia posta sul decreto Ucraina ha l'obiettivo di nascondere le distanze all'interno della maggioranza e di alzare una coltre di fumo sui tre vannacciani che hanno fatto sapere di essere contrari al provvedimento. È un coro quello che arriva dalle opposizioni, da Italia Viva al M5s, passando dal Pd e Avs. Per Federico Fornaro, deputato del Pd, quello dell'aggressione all'Ucraina da parte di Mosca "è un tema che non si sarebbe dovuto prestare a giochi di carattere politico" e, anzi, "serviva una discussione vera" del Parlamento. "Invece la paura di qualche emendamento, la paura di vedere una maggioranza che avrebbe potuto cedere o avere voti in dissenso" spinge il governo a ricorrere alla fiducia, aggiunge il dem. Di "paura" parla anche Riccardo Ricciardi, capogruppo M5s alla Camera: "Abbiamo un governo che ha paura e non vuole affrontare uno dei suoi fallimenti più grandi, la scommessa sulla vittoria della guerra, vedremo se avremo un altro gruppo di centrodestra o se gonfieranno solo il petto per poi scappare o se andranno all'opposizione". Per Angelo Bonelli di Avs "oggi è accaduto qualcosa di rilevante, la deflagrazione della maggioranza. Un pezzo di maggioranza che attacca il suo stesso partito, una lotta di potere interno". Per questo l'esponente rossoverde invita la presidente Meloni "a chiarire in Aula il nuovo perimetro della maggioranza". Chi vede nella 'mossa' del governo "una porta aperta ai vannacciani in maggioranza" è Riccardo Magi, segretario di Più Europa. "In questo modo, infatti, il governo offre ai parlamentari di Futuro Nazionale la possibilità di votare contro il decreto Ucraina, ma a favore della fiducia a Meloni", spiega Magi. Carlo Calenda chiede a Renzi e Schlein come hanno in mente "di fare una maggioranza con Avs e M5s" se questi partiti "votano gli stessi emendamenti del partito di Vannacci. È implausibile". Le crepe nel centrosinistra e la posizione del Pd È il dito nella piaga di un centrosinistra che, al di là del voto di fiducia, continua a muoversi in ordine sparso sull'Ucraina. I tumulti interni al centrodestra, infatti, non coprono del tutto le crepe che attraversano il fronte progressista sul tema dell'Ucraina. A metterle nero su bianco, d'altra parte, sono arrivati gli ordini del giorno presentati, oltre che dai tre deputati di Futuro Nazionale, anche da M5s e Azione. Il Partito Democratico, al contrario, non ne presenta di propri e voterà contro la fiducia al governo, ma a favore del provvedimento, "in coerenza con quanto fatto in altri passaggi", precisa una fonte dem. L'unico Odg arrivato dal Pd è di Paolo Ciani, deputato che in passato ha votato (o si è astenuto) in modo diverso dal gruppo sul tema Ucraina. Nel testo che ha presentato si impegna il governo "ad accompagnare il sostegno militare con un deciso rafforzamento dell'iniziativa diplomatica dell'Italia, anche in sede europea e internazionale, finalizzata alla cessazione delle ostilità e all'avvio di negoziati credibili per una pace giusta e duratura; a sostenere e tutelare l'operato delle organizzazioni non governative e umanitarie impegnate in Ucraina, favorendone la sicurezza, l'accesso ai territori e il coordinamento con le istituzioni internazionali; ad operare affinché ogni iniziativa intrapresa sia coerente con i principi dell'articolo 11 della Costituzione e orientata alla riduzione del conflitto e alla prevenzione di ogni escalation militare". Italia Viva e Azione a favore degli aiuti militari A favore del decreto che conferma gli aiuti militari all'Ucraina anche Italia Viva e Azione (ma no alla fiducia). Il partito di Calenda è fra quelli che hanno presentato ordini del giorno in vista del passaggio di domani alla Camera. Oltre a impegnare l'esecutivo a "confermare senza alcuna ambiguità, e fin quando ve ne sarà necessità" la "cessione all'Ucraina di equipaggiamenti, materiali e mezzi di natura militare" come "una assoluta priorità", l'ordine del giorno di Azione chiede di "promuovere e rafforzare forme di collaborazione con l'Ucraina finalizzate allo sviluppo, alla sperimentazione e alla diffusione di tecnologie e capacità nel settore dei droni e dei sistemi di contrasto ai droni". Assieme a questo, Azione impegna il governo a "verificare che la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti di natura militare" siano "corrispondenti alle effettive esigenze di protezione della popolazione civile ucraina". La richiesta di svolta diplomatica del M5s Contrari, come si diceva, i Cinque Stelle, che nell'ordine del giorno chiedono al governo di "imprimere una concreta svolta diplomatica" "con una prospettiva multilaterale per l'immediata cessazione delle operazioni belliche, in luogo della perdurante fornitura di materiali d'armamento alle autorità governative ucraine". Alla luce di questo, i Cinque Stelle impegnano l'esecutivo anche a "promuovere ogni iniziativa negoziale utile a una totale de-escalation militare, coinvolgendo a tal fine le Nazioni Unite nell'ottica di un percorso di soluzione negoziale del conflitto per il raggiungimento di una soluzione politica, giusta, equilibrata, duratura". E se Pina Picierno accusa il partito di Conte, ma anche Avs, di avere "le stesse posizioni di Vannacci", il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi si rivolge proprio ai deputati che guardano al generale: "Siete in ritardo di tre anni, peggio dei treni di Salvini: il gruppo dei vannacciani si sveglia oggi". Le proposte di Avs per l'Ucraina Quattro sono gli ordini del giorno presentati da Avs. Il primo prevede l'impegno per il governo "a sostenere la popolazione civile ucraina con l'invio dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti logistici, sanitari, ad uso civile, anche a tutela delle infrastrutture civili ed energetiche" e contemporaneamente "a interrompere la cessione di mezzi e materiali d'armamento in favore delle autorità governative dell'Ucraina". Il secondo: "Ad adottare le necessarie misure di sicurezza e di tracciamento, anche nelle opportune sedi dell'Unione europea, sui flussi di armamenti, rafforzando altresì i controlli sugli stessi, per evitare che l'Ucraina diventi un hub del traffico d'armi e che gli effetti del conflitto, anche dopo la sua auspicata cessazione, continuino a mietere vittime". Assieme a questi due punti, Avs chiede che sia rivisto l'accordo "sottoscritto dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all'Aia, gli scorsi 24 e 25 giugno, che impegna i Paesi aderenti all'Alleanza Atlantica ad investire il 5% del PIL per spese relative alla difesa e alla sicurezza entro il 2035".
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