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Estero
"È di Gaza", Israele nega le cure a un bambino di 5 anni malato di tumore
Oggi 10-02-26, 14:20
AGI - Vive a Ramallah, in Cisgiordania, ma il suo indirizzo di residenza ufficiale è a Gaza. Per questo, un bambino di 5 anni malato di tumore si è visto rifiutare cure salvavita da un tribunale israeliano. A raccontarlo è stato il quotidiano israeliano Haaretz. La vicenda va avanti da qualche mese. Il bambino vive dal 2022 a Ramallah, dove i famigliari lo avevano portato per cure non disponibili nella Striscia di Gaza. Immunoterapia anticorpale unica speranza A dicembre dell'anno scorso, i medici avvertono che l'unica speranza è una immunoterapia anticorpale, non disponibile né a Gaza né in Cisgiordania. Così i genitori chiedono il trasferimento del bambino da Ramallah all'ospedale di Tel HaShomer, vicino a Tel Aviv, per un trapianto di midollo osseo. Le autorità israeliane rifiutano, sulla base del divieto totale di ingresso a chi vive a Gaza imposto dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, compresi i malati di cancro che, prima della guerra, avevano abitualmente ottenuto l'accesso a cure salvavita a Gerusalemme. Il verdetto A nulla vale spiegare che il ragazzino di fato vive a Ramallah e non è più a Gaza. A quel punto la famiglia, sostenuta dall'organizzazione umanitaria israeliana Gisha, tenta la via del tribunale, ma domenica la nuova doccia fredda: nessuna deroga al divieto. Nel suo verdetto, il giudice israeliano Ram Winograd ha descritto la petizione come una sfida alle restrizioni imposte dopo il 7 ottobre. E pur riconoscendo che migliaia di bambini a Gaza hanno urgente bisogno di cure, il giudice ha sostenuto che non c'è alcuna distinzione significativa tra il caso del ragazzo e quelli di altri pazienti. E che il fatto che il bambino viva a Ramallah non giustifica un'esenzione. La madre: "La sentenza è una condanna a morte" "Ho perso la mia ultima speranza", ha detto la madre del bambino ad Haaretz. La sentenza, ha spiegato, è una condanna a morte per suo figlio. Per un tumore tre anni fa era venuto a mancare anche il padre del piccolo. Per Gisha, la vicenda porta alla luce la crudeltà di un sistema burocratico rigido, che dà priorità alle norme sull'urgenza medica. "La corte sta fornendo sostegno per una politica illegale che condanna i bambini a morte, anche quando il trattamento salvavita esiste", si legge in una nota. Nonostante la riapertura del valico di Gaza, restano intrappolati nella Striscia circa 11.000 palestinesi malati di cancro. Secondo i funzionari sanitari di Gaza, ci sono circa 4.000 persone con inviti ufficiali per il trattamento in paesi terzi che non sono in grado di attraversare il confine. L'Organizzazione mondiale della sanità stima che 900 pazienti, tra bambini e malati di cancro, siano morti in attesa dell'evacuazione.
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