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E' morto il cardinale Camillo Ruini: lo storico presidente della Cei aveva 95 anni
Oggi 16-06-26, 22:57
AGI - È deceduto oggi il cardinale Camillo Ruini, storico Presidente della Cei. Aveva 95 anni. Ne ha dato conferma all'AGI il portavoce della diocesi di Roma, padre Giulio Albanese. Estato una delle figure più influenti della Chiesa cattolica italiana tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila. Teologo di formazione e pastore di lungo corso, ha occupato un ruolo centrale nel periodo dello straordinario pontificato di San Giovanni Paolo II, contribuendo in modo decisivo a ridefinire la presenza pubblica dei cattolici nella società italiana. Camillo Ruini nasce a Sassuolo (provincia di Modena) nel 1931. Dopo gli studi nel seminario diocesano, prosegue la formazione teologica a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, dove si laurea in filosofia e teologia. Viene ordinato sacerdote nel 1954 e inizia un intenso percorso accademico e pastorale, che lo porta all'insegnamento di filosofia e teologia nei seminari. Negli anni della maturità ecclesiale entra nel corpo episcopale e viene nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia nel 1983. Successivamente assume incarichi di crescente rilievo fino alla nomina nel 1986 a segretario della Conferenza Episcopale Italiana di cui assumerà la presidenza nel 1991, incarico che ricoprirà per oltre un decennio, diventando anche vicario generale del Papa per la diocesi di Roma. La guida della Cei e la battaglia sui "valori non negoziabili" La sua affermazione all'interno dell'episcopato avviene già negli anni della maturità pastorale, quando si distingue come giovane vescovo ausiliare a Reggio Emilia. In quella fase emerge per capacità organizzativa e visione ecclesiale, tanto da essere coinvolto nella preparazione del Convegno ecclesiale di Loreto del 1985. Quel passaggio viene spesso ricordato come un momento chiave per il rilancio del protagonismo dei cattolici italiani nel mondo sociale e culturale, in sintonia con l'indirizzo pastorale di Giovanni Paolo II. Negli anni successivi Ruini diventa presidente della Conferenza Episcopale Italiana, assumendo un ruolo che va oltre la dimensione strettamente ecclesiastica. La sua leadership si caratterizza per una forte attenzione alla presenza pubblica della Chiesa, soprattutto sui temi etici e antropologici. In questo contesto elabora e promuove con forza l'idea dei cosiddetti "valori non negoziabili", riferiti in particolare alla difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa. Parallelamente, il suo rapporto con la politica italiana si sviluppa in modo complesso. Pur non identificandosi con la tradizione della Democrazia Cristiana, che riteneva ormai conclusa nella sua funzione storica, Ruini sostiene la necessità di una presenza culturale dei cattolici nella vita pubblica, autonoma e non coincidente con un unico partito. Il referendum, il rapporto con la politica e gli ultimi anni La sua influenza viene spesso interpretata come un tentativo di orientare il dibattito politico più che di occupare direttamente lo spazio partitico. Uno dei momenti più discussi della sua stagione è legato al referendum sulla procreazione assistita, in cui la scelta dell'astensione raggiunge un risultato significativo. Quel passaggio viene letto da molti come un punto di svolta nel modo di intendere la partecipazione politica su temi eticamente sensibili, con effetti che hanno superato il contesto specifico della consultazione. Nel rapporto con i governi dell'epoca, in particolare con l'area del centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, il suo ruolo è stato oggetto di valutazioni diverse. Alcuni osservatori hanno interpretato il suo atteggiamento come un sostegno istituzionale volto a garantire la tutela di alcuni principi etici, mentre altri hanno sottolineato la complessità e le inevitabili tensioni tra sfera ecclesiale e dinamiche politiche, anche alla luce di vicende pubbliche controverse che hanno coinvolto il panorama politico italiano. Dopo il 2005, con il progressivo ritiro dalle posizioni di vertice e raggiunta l'età avanzata, la sua presenza nel dibattito pubblico si è gradualmente ridotta. Tuttavia, il suo nome è rimasto spesso associato a una stagione precisa della Chiesa italiana, tanto da essere talvolta richiamato anche in modo semplificato o riduttivo come riferimento di posizioni conservatrici. Una lettura che non sempre coglie la complessità del suo percorso, segnato anche da capacità di mediazione e da una forte intelligenza istituzionale. Nel complesso, la parabola di Ruini rappresenta una fase decisiva della storia recente della Chiesa in Italia: un periodo in cui il cattolicesimo ha cercato nuove forme di presenza pubblica dopo la fine dell'unità politica della Democrazia Cristiana e dentro un sistema politico profondamente mutato.
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