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E' morto Robert Mueller. Trump: "Sono contento"
Oggi 21-03-26, 21:22
AGI - È morto a 81 anni Robert Mueller, direttore dell'FBI dal 2001 al 2013. Lo riferiscono i media USA. Mueller fu nominato nel 2017 dal dipartimento di Giustizia consigliere speciale per condurre le indagini sul 'Russiagate', ovvero le presunte collusioni tra il Cremlino e la campagna elettorale del presidente USA Donald Trump, allora al suo primo mandato. Nel 2019 Mueller giunse alla conclusione che la Russia aveva interferito nelle elezioni con l'obiettivo di favorire Trump. Non è ancora nota la causa del decesso ma, a quanto viene riferito, Mueller soffriva da tempo del morbo di Parkinson. Trump, "sono contento" "Robert Mueller è appena morto. Bene, sono contento che sia morto", scrive su Truth Donald Trump. "Non potrà più fare del male a persone innocenti! Presidente DONALD J. TRUMP". Chi era Robert Mueller Newyorchese, classe 1944, Mueller, dopo la laurea a Princeton, non solo si arruolò volontario nei Marines ma trascorse un anno in attesa che un ginocchio ferito guarisse per poter partire per il Vietnam. In servizio gli fu conferita la Purple Heart dopo che fu ferito mentre guidava un plotone inviato a soccorrere soldati americani sotto attacco dei Vietcong. In seguito, Mueller conseguì una laurea in giurisprudenza presso la University of Virginia Law School. Lavorò come avvocato a San Francisco prima di entrare a far parte dell'ufficio del Procuratore degli Stati Uniti nella città californiana, e successivamente come assistente del Procuratore degli Stati Uniti a Boston. Il Dipartimento di Giustizia e la direzione dell'FBI Entrò a far parte del Dipartimento di Giustizia come assistente del Procuratore Generale Richard L. Thornburgh nel 1989. Dopo un periodo come socio di uno studio legale di Boston, Mueller tornò al servizio pubblico presso l'Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia. Ricoprì la carica di Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale della California dal 1998 al 2001, prima di essere nominato a capo dell'FBI sotto l'amministrazione di George W. Bush. Dopo l'11 settembre, Mueller trasformò l'FBI in un'agenzia dedicata alla lotta al terrorismo e scongiurò il tentativo di dividerla in due parti, una di intelligence e una di polizia. Le indagini sul Russiagate, che pure non portò ad alcuna incriminazione formale nei confronti del presidente, gli guadagnarono l'odio sempiterno di Trump, giunto a celebrarne il decesso su internet. L'esito dell'indagine "Caccia alle streghe", "truffa" e "bufala" sono alcune delle definizioni con cui il presidente degli Stati Uniti si è riferito centinaia, forse migliaia, di volte a questa indagine sul 'Russiagate', e cioè le presunte manovre russe tese a favorire la sua elezione. Su queste interferenze, nel 2017, Mueller fu chiamato a indagare dal dipartimento di Giustizia in qualità di consulente speciale, in seguito alla tempesta politica scaturita dalla rimozione del suo successore James Comey, Per due anni Mueller lavorò in silenzio, dietro le quinte, per riapparire nel luglio 2019 davanti al Congresso per testimoniare. Costretto a testimoniare sotto pressione, Mueller si mostrò cauto, ed eluse le domande sia dei democratici che dei repubblicani facendo ripetutamente riferimento al suo voluminoso rapporto, che non condannava Trump ma non lo scagionava nemmeno dall'accusa di ostruzione alla giustizia. In quei 22 mesi i suoi investigatori avevano formulato accuse contro 34 persone, tra cui sei collaboratori di Trump, e tre società. L'indagine porto' a 37 incriminazioni e sette dichiarazioni di colpevolezza ma non furono mai trovate prove di una collusione tra Trump o i suoi collaboratori e la Russia. Che Mosca fosse interessata a favorire l'elezione del candidato repubblicano era però parso evidente. Nel frattempo il 'rapporto Mueller' era diventato una vera e propria ossessione per Trump, che fece del suo autore uno dei suoi bersagli principali. Il presidente degli Stati Uniti insultò a più riprese l'ex capo dell'Fbi e lo accusò di essere parte di una presunta cospirazione del "deep state" ai suoi danni. Tale era il rancore maturato dal magnate nei confronti di Mueller che nel marzo 2025 il presidente arrivò a firmare un ordine esecutivo che interrompeva i legami tra le agenzie federali e lo studio legale WilmerHale, per cui aveva lavorato Mueller. L'ordine fu successivamente dichiarato incostituzionale da un giudice.
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