s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Estero
Giappone: urne aperte domani, Takaichi vuole prendersi tutto
Oggi 07-02-26, 15:21
AGI - Il Giappone è in piena luna di miele con Sanae Takaichi e la prima donna a capo del governo del Sol Levante intende approfittarne per consolidare il suo potere. La premier nazionalista ha preso le redini di un Partito Liberal Democratico (PLD) in piena crisi, che prima di lei aveva bruciato tre leader e cinque esecutivi in appena un lustro. La formazione conservatrice che dal dopoguerra detiene quasi ininterrottamente il potere sembrava destinata a cederlo ai progressisti, soprattutto dopo la rottura con i buddisti di Komeito, loro storici compagni di coalizione. Con una popolarità che viaggia tra il 60% e il 70%, l'erede di Shinzo Abe sembra invece sulla buona strada per restituire al PLD la maggioranza perduta dopo una serie di disastrose tornate elettorali. Secondo gli ultimi sondaggi, il partito di Takaichi e i suoi nuovi alleati conservatori del Partito dell'Innovazione (Ishin), che insieme contano su appena un voto di vantaggio sull'opposizione, dovrebbero aggiudicarsi oltre 300 dei 465 seggi in palio. La nuova Alleanza Riformista Centrista, formata dal Partito Democratico Costituzionale (PDC) e da Komeito, rischia invece di perdere la metà dei 167 scranni attuali. La concorrenza dei populisti di Sanseito, che in Senato hanno conquistato 15 seggi, non preoccupa. L'impatto mediatico e la cautela internazionale Takaichi ha ribadito la linea dura sull'immigrazione e si è rivelata una figura di grande impatto mediatico. La sessantaquattrenne, ammiratrice di Margaret Thatcher e batterista heavy metal in gioventù, è infatti popolarissima tra le giovani generazioni, per i quali è diventata una vera e propria icona social. Se il fronte interno appare al sicuro, i mercati e le cancellerie internazionali guardano ancora con cautela a Sanae Superstar, anche se il presidente americano Donald Trump oggi le ha dato il suo endorsement pubblico. Sono infatti numerosi i fattori economici e geostrategici in ballo in un'elezione che di prevedibile ha forse il risultato, ma non le conseguenze. Lo scontro con Pechino e la revisione costituzionale Se Takaichi è così popolare è anche per i toni molto assertivi nei confronti della Cina. Frequentatrice abituale del santuario di Yasukuni dedicato ai soldati nipponici caduti, spesso oggetto di contenziosi con i vicini che subirono l'occupazione delle armate imperiali, la premier, appena due settimane dopo l'insediamento, affermò che l'esercito di Tokyo sarebbe intervenuto qualora Pechino avesse occupato Taiwan. Parole, pronunciate pochi giorni dopo un incontro con il presidente statunitense Donald Trump, che scatenarono l'ira del Dragone. Le autorità cinesi non solo convocarono l'ambasciatore giapponese ma sconsigliarono ai loro cittadini di visitare l'arcipelago e condussero esercitazioni congiunte con la Russia intorno a esso. Mentre i falchi del regime parlavano di "tagliare la testa a quella strega", saltava anche la diplomazia dei panda, con i due esemplari rimasti in Giappone restituiti alla Cina. Nonostante le rappresaglie e le minacce, Takaichi non ha però mai ceduto, né ritirato la sua dichiarazione, una determinazione che è stata molto importante nella crescita dei suoi consensi. In molti ritengono che, con numeri sufficienti, Takaichi potrebbe mettere mano alla Costituzione, in particolare per quanto riguarda la vocazione pacifista imposta dagli Stati Uniti nel dopoguerra. Del resto la congiuntura storica è favorevole: con alla Casa Bianca un presidente come Donald Trump, che chiede agli alleati di essere più indipendenti sul fronte della sicurezza, le Forze di Autodifesa di Tokyo potrebbero mutare dottrina. Dubbi economici e tempi stretti per le elezioni Innanzitutto permangono dubbi nei mercati. Le politiche economiche di Takaichi, tra cui un pacchetto di stimolo da 135 miliardi di dollari, hanno preoccupato gli investitori. I rendimenti obbligazionari sono saliti e le quotazioni dello yen sono entrate in una fase di instabilità, ciò in un Paese che ha il rapporto debito/PIL più elevato tra le economie avanzate, quasi il 230%. Il mese scorso la remunerazione delle obbligazioni giapponesi a lungo termine ha raggiunto livelli record dopo che Takaichi si è impegnata a esentare i prodotti alimentari da un'imposta sui consumi dell'8%, allo scopo di alleviare il peso dell'inflazione sulle famiglie. A lasciare perplessi i mercati sono poi le affermazioni della premier in favore di uno yen debole, che contraddicono l'impegno a sostegno della valuta ribadito dal suo ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, anch'ella prima donna in quel ruolo. La battaglia per il potere d'acquisto è però prioritaria per il primo ministro. Il Giappone sta registrando un'inflazione intorno al 3%, dopo decenni di stagnazione o deflazione, laddove i salari reali sono gradualmente diminuiti. E per questo è determinata a portare avanti una politica fiscale espansiva. La legge di bilancio per il 2026 vale 122,3 trilioni di yen, circa 660 miliardi di euro, e contiene un piano di stimoli economici con pochi precedenti, di certo il più ampio dai tempi della pandemia di Covid-19. Ma è non solo l'economia a poter pesare sulla carta. Queste elezioni anticipate passeranno alla storia come le più brevi dalla Seconda Guerra Mondiale, con soli dodici giorni tra l'inizio ufficiale della campagna elettorale di martedì scorso e il voto di domenica. Tempi stretti dovuti alle avverse condizioni meteorologiche. Era dal 1990 che in Giappone non si votava a febbraio, mese di copiose nevicate. E quest'anno le tempeste sono state particolarmente violente, tanto da causare 38 morti. Non sono da escludere controversie, dato che le brevi scadenze hanno portato a ritardi nell'emissione delle schede per il voto anticipato.
CONTINUA A LEGGERE
3
0
0
