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Gli 80 anni della prima seduta della Costituente, Mattarella: "Il regime fascista aveva me...
Oggi 25-06-26, 11:57
AGI - Applausi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella presente a Palazzo Montecitorio per le celebrazioni dell'ottantesimo anniversario della prima seduta dell'Assemblea Costituente. Il capo dello Stato è stato accolto dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa che prima lo hanno accompagnato a visitare la mostra sulla Costituente. All'ingresso della Sala della Lupa, c'erano anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso. Dopo la mostra Mattarella ha raggiunto la Sala dei ministri dove ha trovato ad attenderlo gli uffici di presidenza di Camera e Senato, il sovrintendente al Teatro dell'opera Francesco Giambrone e il direttore musicale Michele Mariotti. Nella Sala dei ministri anche i rappresentanti di sei licei artistici specializzati nell'illustrazione a fumetti selezionati dal ministero dell'istruzione nell'ambito del progetto "Il 1946 a fumetti". Poi il capo dello Stato ha preso la parola. L'intervento di Mattarella "Ringrazio i Presidenti delle Camere per aver assunto l'iniziativa di rendere onore - alla presenza dei Presidenti del Consiglio di ministri e della Corte costituzionale - alle donne e agli uomini che, nella Assemblea Costituente - in questa Aula, dove si svolsero i suoi lavori - seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all'indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne l'indipendenza", ha esordito Mattarella. "Il percorso, il progresso che l'Italia repubblicana ha compiuto in questi decenni è motivo di orgoglio per il popolo italiano e, insieme, testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia. Non fu agevole la strada che portò al referendum e alla elezione della Assemblea Costituente il 2 giugno del 1946. Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra". "Lo pagarono i partigiani - ha ricordato il capo dello Stato -, le popolazioni sottoposte alle vessazioni naziste e della Repubblica di Salò, i militari lasciati allo sbaraglio e poi partecipi dello sforzo di ridare onore alla Patria con il Corpo Italiano di Liberazione e con gli oltre 600.000 militari internati in Germania, con il loro rifiuto di porsi al servizio dei nuovi invasori. Lo pagarono gli italiani di origine ebraica avviati ai campi di sterminio e quelli che nella Brigata Ebraica e nelle formazioni partigiane parteciparono alla Liberazione dell'Italia e alla costruzione di una nuova società che non vedesse l'oppressione dell'uomo sull'uomo. Fu tutto questo che consentì alla Costituente di essere assemblea sovrana senza il tributo di una spartizione del governo dei suoi territori a opera delle potenze alleate come sarebbe toccato, invece, ad altri Paesi dell'Asse, dove questo movimento non si manifestò". "Una classe dirigente non compromessa col regime fascista - regime che aveva messo a rischio la stessa unità d'Italia - fu in grado di assumere le responsabilità della transizione, in attesa del voto. Nonostante l'inettitudine manifestata dalla monarchia, l'Italia non era 'terra di nessuno'. Questo il merito di quelle donne e di quegli uomini", ha sottolineato Mattarella. "E il Governo Militare Alleato si trovò a dover interloquire con loro. La Corona e il Governo Badoglio puntavano al mero ripristino della cornice dello Statuto Albertino, tradito dall'acquiescenza al fascismo di Vittorio Emanuele III. Era uno scontro tra la vecchia classe dirigente monarchica, che spingeva per il ripristino puro e semplice della democrazia liberale pre-fascista, e il mondo ormai cambiato. Contestualmente alla apertura delle urne in Italia si scatenava una sanguinosa guerra civile in Grecia; la pressione sovietica nei Paesi dell'Est europeo ne cancellava le attese di libertà. Gli equilibri fra potenze tracciati nella prima metà del Novecento, con i loro riti, volgevano al termine. Si affermavano spinte verso nuovi assetti internazionali più efficaci, insieme alla competizione tra sistemi politici ed economici diversi e l'avvio di un imponente processo di decolonizzazione", ha ricordato ancora il capo dello Stato. "Fu il governo espressione delle forze della Resistenza, guidato da Ivanoe Bonomi - presidente del Comitato di Liberazione nazionale - a varare, con il Decreto luogotenenziale 151 del 1944, la cosiddetta 'Costituzione provvisoria', che faceva giustizia delle ambizioni della dinastia di mera continuità, per aprire, invece, la strada a una svolta istituzionale. Un passaggio che rappresento' l'atto di nascita del nuovo ordinamento italiano. Il percorso della nuova Italia sarebbe stato affidato al popolo, attraverso una Assemblea Costituente eletta a suffragio universale diretto e segreto 'per deliberare la nuova Costituzione dello Stato'. Il percorso della nuova Italia sarebbe stato affidato al popolo, attraverso una Assemblea Costituente eletta a suffragio universale diretto e segreto 'per deliberare la nuova Costituzione dello Stato'. Una rivoluzione pacifica che condusse alla transizione da monarchia a repubblica". Il sogno di Mazzini e Garibaldi "Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946 con il voto si sarebbe consumata la fine della breve monarchia dei Savoia Re d'Italia e realizzato il sogno risorgimentale di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi: una assemblea per il patto costituzionale tra gli italiani; un nuovo Stato per l'Italia unita", ha affermato Mattarella. "Sarebbe stato Alcide De Gasperi, ultimo Presidente del Consiglio del Regno e alla guida del primo governo della Repubblica a riassumere, nella sua qualità di Capo provvisorio dello Stato, nel radiomessaggio rivolto agli italiani il 14 giugno del 1946, la sfida che si presentava, dicendo: 'Un immenso lavoro ricostruttivo abbiamo davanti a noi. La salita è faticosa. Diamoci la mano, uomini di buona volontà: comunque sia stato il vostro e il nostro voto, perchè, altrimenti, senza questo sforzo comune, non riusciremo. Ma riusciremo: ho fede che il popolo italiano ha già nel cuore questo fermo proposito e che già sente le immediate esigenze sociali ed economiche. Bisogna mantenere l'ordine, bisogna lavorare, bisogna produrre'. E ancora: 'Uniamoci, Italiani, nel pensiero della Patria e dimostriamo la saldezza della nostra unita' - lavoratori, forze armate, organi dello Stato, ceti tutti'. Concordia e unita', questo il programma della nuova Italia repubblicana, riassunto dal Presidente della ricostruzione, con un atto di fede nella virtù della democrazia", ha proseguito Mattarella. Il ricordo dei martiri del fascismo "Nel discorso di insediamento della Consulta, il 25 settembre 1945, Carlo Sforza fece appello alla memoria di martiri assassinati dal fascismo, Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, per concludere che l'Italia avrebbe avuto un futuro identificando i suoi interessi con quelli di un'Europa pacificata e solidale", ha detto Mattarella tra gli applausi. "Alla Consulta toccò un compito non di secondo piano, quello di contribuire ad affrontare il nodo dei limiti dei poteri dell'Assemblea Costituente. L'aspetto principale, vale a dire l'affidamento al popolo della scelta tra Repubblica e Monarchia, era stato risolto, superando le preoccupazioni di una parte degli schieramenti politici che immaginavano un vantaggio per la parte monarchica. De Gasperi ebbe a spiegare cosi', in una lettera a Luigi Sturzo, questo orientamento: 'solo un referendum può dare il senso democratico e pacificatore di una suprema decisione popolare e di un consenso esplicito della maggioranza della popolazione'. Vennero, contemporaneamente, definiti altri compiti: oltre, naturalmente, alla materia costituzionale, alla Costituente veniva demandata la approvazione delle leggi elettorali e la ratifica dei trattati internazionali, quest'ultima rilevantissima in vista del Trattato di pace". "Ancora, la Consulta ebbe ad esaminare la legge per la elezione dei membri della Assemblea Costituente, con un'avvertenza all'art. 1: 'L'esercizio del voto è un obbligo al quale nessun cittadino può sottrarsi senza venir meno ad un suo preciso dovere verso il Paese in un momento decisivo della vita nazionale'. Con la Resistenza e i Comitati di liberazione nazionale, la partecipazione popolare era divenuta protagonista e, con essa, la stagione dei partiti di massa. Dalla Consulta alla Costituente si celebra la consegna del testimone tra la vecchia classe dirigente pre-fascista ai nuovi protagonisti", ha sottolineato il capo dello Stato. "Giuseppe Saragat - futuro quinto Presidente della Repubblica - eletto Presidente della Assemblea, si riferisce alla propria generazione, quella intermedia, ai giovani che, nel 1922, 'hanno raccolto con le loro deboli forze, ma con una fede stimolata dall'esempio dei loro padri, la fiaccola della liberta' e della giustizia. 'Molti giovani ne sono stati arsi ed è per questo che pochi sono i superstiti: tutti ne sono stati illuminati'. E rivolgendosi ai Costituenti aggiunge: 'a voi tocca dare un volto alla Repubblica, un'anima alla democrazia, una voce eloquente alla liberta''. I cinquecentotrentacinque uomini e le ventuno donne chiamate a far parte dell'Assemblea si sarebbero disposti, lavorando intensamente per 18 mesi, a ridare l'invocato volto all'Italia e il risultato sarebbe stato la Costituzione che ha assicurato nei trascorsi decenni stabilita' alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell'Italia e promosso il progresso del Paese. Paese legale e Paese reale, con il suffragio elettorale davvero universale, coincidevano per la prima volta nella storia nazionale". "La Repubblica è di tutti" "Una delle interpretazioni critiche del lavoro dell'Assemblea Costituente - ha evidenziato Mattarella - tendeva a presentare lo sforzo di dialogo e di sintesi, che lo contraddistinse, come un compromesso nel senso deteriore del termine, il cui esito si sarebbe tradotto in strutture fragili della Repubblica. Nulla più, secondo quei critici, di un baratto tra i principali protagonisti, la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, ciascuno dei quali avrebbe puntato a salvaguardare visioni se non interessi propri. Al contrario, si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti". Fontana, "consegnati al passato gli anni bui della dittatura fascista" Ottant'anni fa "si tenne in quest'Aula la prima seduta dell'Assemblea costituente. La Camera dei deputati celebra oggi questa data che inaugurò una nuova stagione civile e politica della nostra storia. Si consegnavano così al passato gli anni bui della dittatura fascista in cui era precipitata l'Italia tra la Prima e la Seconda guerra mondiale". Lo ha detto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, in occasione della cerimonia per gli 80 anni dalla prima seduta dell'Assemblea Costituente. "Quel giorno, 556 deputati si riunirono per la prima volta nell'Assemblea rappresentativa dell'Italia repubblicana. Il popolo italiano trovò la pienezza della propria sovranità nelle istituzioni democratiche. E lo fece nella sua forma più solenne. La Costituente fu chiamata ad assolvere un compito senza precedenti. Occorreva dare una nuova fisionomia istituzionale a un Paese profondamente provato dalla guerra e dalle sofferenze", conclude Fontana.
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