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I pasdaran in pressing su Washington: "Stop ai sorvoli israeliani nel Golfo o reagiremo. E...
Oggi 26-06-26, 14:10
AGI - L’azione di Israele nel Golfo si consolida sempre più come una variabile in grado di mettere a rischio l’accordo tra Iran e Stati Uniti sul cessate il fuoco. “Washington fermi i sorvoli israeliani nel Golfo o reagiremo”, minacciano i Pasdaran. Il quartier generale del Comando unificato iraniano, Khatam al-Anbiya, avverte così che gli aerei militari israeliani operanti nello spazio aereo dei paesi vicini sono considerati "una minaccia" per la Repubblica Islamica. Il quartier generale militare ha descritto tali voli come un "passo pericoloso", secondo un comunicato riportato dai media di Stato. Se gli Stati Uniti non saranno in grado di "trattenere" o "controllare" Israele, "l'Iran non tollererà alcuna minaccia e considererà legittimo il diritto di rispondere a queste azioni pericolose", ha ammonito il quartier generale. "La base della Marina Usa in Bahrein fu devastata da attacchi" Intanto emergono nuovi particolari su uno dei casi controversi avvenuti nei giorni di guerra. L'Iran lo aveva sostenuto dal primo momento, il Pentagono lo aveva negato: la base della Marina americana in Bahrain è stata ripetutamente presa di mira e devastata da bombardamenti iraniani tra la fine di febbraio e giugno. A rivelarlo è il Wall Street Journal che ha esaminato immagini satellitari e i filmati dei social media, e ha intervistato militari in servizio ed ex. "Danni alle strutture militari" Negli attacchi, sono stati colpiti duramente il quartier generale del comando e almeno una dozzina di altri edifici, insieme a due terminali di comunicazione satellitare della Naval Support Activity (NSA) Bahrain. Washington aveva assicurato che non vi erano state vittime e neppure un impatto significativo sulle operazioni. La maggior parte del personale era stata evacuata e nella base era rimasto solo un gruppo ristretto di militari. La posizione del Pentagono Il Pentagono ora sta valutando se ristrutturare la base in Bahrain, ridurre la presenza degli Stati Uniti in Kuwait e Arabia Saudita e trasferire centri di controllo e militari a ovest e sottoterra, più lontano dalla portata di missili e droni iraniani. Un'ipotesi è spostare armamenti in Israele che già ha ospitato durante la guerra decine di aerei statunitensi, tra cui caccia a reazione e aerei da rifornimento. Costi del conflitto Il controllore del Pentagono, Jay Hurst, ha riferito al Congresso il mese scorso che il costo stimato della guerra è di 29 miliardi di dollari, esclusi i danni alle basi statunitensi. Secondo un rapporto pubblicato martedì dal Center for Strategic and International Studies, il conflitto è costato circa 40 miliardi, compresi da 2,2 miliardi a 5,1 miliardi per l'impatto dei bombardamenti iraniani sulle basi. Struttura e danni alla base NSA in Bahrain Difficile dire quanto servirà eventualmente per rimettere in piedi la NSA in Bahrain la cui costruzione, sempre secondo il Wsj, è costata negli anni intorno ai 400 milioni di dollari. Situata a circa 250 chilometri dalla costa meridionale dell’Iran, la base è stata il centro nevralgico del dispiegamento navale americano in Medio Oriente dal 1971 quando gli Usa ne assunsero il controllo. La NSA può ospitare ogni tipo di nave nella flotta statunitense. È divisa in tre sezioni: un'area sul lungomare focalizzata sulle operazioni delle navi; la base principale, sede di edifici amministrativi e di comando; un magazzino affittato dalla Marina con diversi annessi. L'Iran ha colpito tutti e tre. Il quartier generale della Quinta Flotta, costato 200 milioni di dollari, non è più agibile. Danni pesanti anche all'hangar dove stazionavano i droni della Task Force 59, all'edificio usato per l'addestramento, al centro di gestione delle emergenze dove erano parcheggiate le ambulanze, all'impianto per l'acqua potabile, alle camerate e alla mensa. Ma se per gli edifici la spesa potrebbe essere in fondo non così grande, ben più cari sono i due terminali di comunicazione satellitare AN/GSC-52B distrutti insieme a una struttura di gestione delle comunicazioni militari del costo di circa 20 milioni. L'esercito britannico ha dichiarato che una nave mercantile è stata colpita da un missile al largo delle coste dell'Oman, vicino a una rotta approvata dalle Nazioni Unite nello Stretto di Hormuz. La nave colpita ieri prosegue nella navigazione La nave battente bandiera di Singapore colpita ieri da un proiettile di origine sconosciuta al largo delle coste dell'Oman "ha completato il transito dello Stretto di Hormuz e sta proseguendo il suo viaggio". Lo ha riferito l'autorità portuale di Singapore, aggiungendo che tutti i 21 membri dell'equipaggio sono sani e salvi. L'autorità ha espresso profonda preoccupazione per l'incidente, "non provocato, ingiustificabile e in violazione del diritto internazionale". "Tutte le azioni che interessano la navigazione internazionale devono essere pienamente conformi al diritto internazionale, in particolare alla Convenzione Onu sul diritto del mare, e non devono mettere in pericolo la sicurezza dei marittimi e delle navi in mare", ha sottolineato in una dichiarazione ripresa da Al Jazeera. Pasdaran, si passa Hormuz solo su nostre rotte La Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane è tornata a ribadire che non vi sono scorciatoie per l'attraversamento di Hormuz. "Il passaggio nello stretto è consentito solo lungo le rotte dichiarate dall'Iran", riporta l'agenzia Isna. L'Oman ha predisposto due giorni fa un corridoio lungo le sue coste, in accordo con l'Organizzazione marittima internazionale (Imo), per far passare da Hormuz le imbarcazioni da settimane in attesa.
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