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Cultura e Spettacolo
Il capitano coraggioso al timone della nave dei dannati
Oggi 11-05-26, 15:06
AGI - Il viaggio della speranza iniziato alle 20.30 del 13 maggio 1939 diventava un incubo senza fine, e la nave della salvezza si trasformava nella nave dei dannati. Tra gli imbarazzi e gli egoismi internazionali spiccava sulla tolda di comando un capitano che non aveva cercato il comodo scudo autoassolutorio della bandiera nazista e del razzismo di Stato, ma aveva trovato la legittimazione della legge morale. Il comandante Gustav Schröder fece più del possibile per tutelare i suoi 937 passeggeri imbarcati sul transatlantico “St. Louis” dell’Hamburg-Amerika Linie. Era salpato per fare rotta su Cuba. A bordo gli ebrei erano 930, tutti in fuga dalla persecuzione nazista, e quella crociera per loro valeva la vita. Cuba rifiuta lo sbarco. Il commercio dei permessi a pagamento Ma sulla storia della nave si stagliava l’ombra della propaganda del ministro Joseph Goebbels, indirizzata a dimostrare che la “questione ebraica” non era un’esclusiva del Terzo Reich, e che gli ebrei erano indesiderati anche dall’altra parte del mondo. I fatti gli diedero purtroppo drammaticamente, per quanto parzialmente, ragione. Quando la “St. Louis” gettò le ancore nelle acque cubane non ci fu nessun comitato di benvenuto e men che meno il permesso di sbarco all’Havana, porto sicuro contro le persecuzioni razziali, bensì il divieto di approdo comunicato con un radiogramma dalle autorità cubane già il 26 maggio, in forza del decreto 55 che prevedeva libertà di arrivo ai turisti, ma richiedeva il visto a pagamento agli immigrati. Solo che nel dettato non era disciplinata giuridicamente la differenza tra turista e immigrato. Venne quindi richiesto il versamento individuale di 500 dollari che gran parte dei passeggeri non era in grado di pagare, poiché prima di partire le autorità naziste avevano incamerato i loro beni con espropriazioni, confische e appropriazioni a prezzi ridicoli. Solo in 29 riuscirono a lasciare la nave. Ma ormai tutto rientrava in un profilo politico e il decreto 937, interpretativo del 55 e appena emesso, sbarrò le porte ai passeggeri e fece cessare anche un immondo commercio clandestino di permessi di sbarco a pagamento. Ogni tentativo dell’indomito comandante di sbloccare la situazione, personalmente con interventi sulle autorità politiche e diplomatiche, e con messaggi e radiogrammi, era fallito. L’equipaggio infiltrato da agenti delle SS che comunicano con Goebbels Il capitano Schröder era tedesco ma avversava il nazismo, con le modalità che il regime gli consentiva nel raffronto con la propria coscienza. Sulla “St. Louis” aveva ordinato all’equipaggio che gli ebrei fossero trattati come tutti i passeggeri, quindi con gentilezza, e aveva consentito loro anche di officiare cerimonie religiose. Sapeva perfettamente che al ritorno in patria questo avrebbe pesato sulla sua carriera. I suoi marinai lo seguivano, ma era a conoscenza che il regime aveva infiltrato nell’equipaggio agenti delle SS, come lo steward Otto Schiendik, che rispondevano al ministro della propaganda. Alla partenza erano state scattate fotografie che dovevano dimostrare che in Germania gli ebrei erano trattati bene, visto che li mandavano anche in crociera, e altre con i volti dei più poveri per esemplificare che erano comunque miserabili indegni di appartenere alla nazione tedesca. Solo sei mesi prima, a novembre del 1938, i nazisti avevano scatenato la Kristallnacht: un’orgia di violenza di stato contro gli israeliti e i loro beni, in una spirale di odio che faceva impallidire i pogrom zaristi. Gli ebrei avevano capito che dovevano andare via prima che fosse troppo tardi, e avevano svenduto tutto per un biglietto per Cuba: per il Terzo Reich era un affare politico ed economico al tempo stesso. Goebbels fece nel frattempo diffondere dalla radio voci che i passeggeri erano in fuga con oro e danaro rubati, per farne dei criminali, e che una volta giunti a destinazione avrebbero rubato anche i posti di lavoro ai cubani. Rotta verso la Florida, ma anche gli Stati Uniti negano l’autorizzazione Sulla vicenda si gettarono a capofitto i giornali. Il 4 giugno la “St. Louis” diventava per l’opinione pubblica «la nave del dolore». Schröder a quel punto ordinò di fare rotta verso la Florida, confidando nella politica di accoglienza degli Stati Uniti, ma da terra gli venne opposto il divieto in forza del sistema delle quote immigratorie: i passeggeri non potevano essere privilegiati nel saltare la fila nelle liste d’attesa per l’ingresso, sarebbero dovuti tornare ad Amburgo e da qui inoltrare domanda. Folle e improponibile. Come Franklin Delano Roosevelt rimase sordo agli appelli, così fece il governo canadese. Goebbels ne approfittò per sostenere che la “questione ebraica” non era solo tedesca ma anche delle democrazie. A bordo, intanto, era stato scoperto il ruolo dello steward Schiendik, mentre si palesavano i pochi membri dell’equipaggio con simpatie naziste. L’eco mediatica stava penalizzando la compagnia armatrice, con disdette e cali di prenotazioni, che pertanto ingiunse al comandante di tornare in Germania. Il comitato di bordo inviò allora appelli disperati, uno dei quali al premier britannico Neville Chamberlain, implorando la concessione del diritto d’asilo e lo sbarco a Southampton. Di fronte a una situazione ormai ingestibile (qualcuno pensò persino di impadronirsi della nave) il capitano promise che non avrebbe sbarcato i passeggeri ad Amburgo, e con alcuni fidati uomini, tra cui il medico, ipotizzò di far incagliare la “St. Louis” in acque britanniche per costringere le autorità a soccorrere i naufraghi. La vicenda diviene nota nel 1976 grazie al film con Max von Sydow La situazione si sbloccò il 13 giugno, quando il marconista ricevette i radiogrammi in cui i governi dei reami di Belgio e Paesi Bassi, della Francia e del Regno Unito, su pressioni delle agenzie di soccorso ebraiche americane acconsentivano a dare asilo agli ebrei, e dopo lo sbarco ad Anversa rispettivamente ne presero in carico 214, 181, 224 e 288. La stragrande maggioranza di essi, 709, sopravviverà alla guerra e alla Shoah. Il capitano Schröder, tornato in Germania senza nessun passeggero a bordo, non avrà mai più un comando di nave. Nel dopoguerra incapperà paradossalmente in un procedimento di denazificazione, da cui sarà presto prosciolto grazie anche all’intervento degli ebrei della “St. Louis”. Si spegnerà nel 1957, poco dopo essere stato decorato al merito dalla Repubblica federale tedesca. Nel 1976, esattamente mezzo secolo fa, la sua vicenda diventerà nota in tutto il mondo grazie al film “La nave dei dannati” di Stuart Rosenberg, con il suo ruolo interpretato da Max von Sydow. L’11 marzo 1993 il Museo dello Yad Vashem lo riconoscerà Giusto tra le nazioni.
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