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Cronaca
Il grido di dolore di Meliadò: "Mai come oggi le toghe appaiono vulnerabili"
Oggi 31-01-26, 11:11
AGI - "Il Paese si sta dividendo in questi giorni sui temi della giustizia, ma i problemi veri hanno altre coordinate, non riguardano il modello di magistrato, che la Costituzione ha voluto indipendente, senza timori e senza speranze e che tale dovrebbe restare, ma interpellano chi governa il Paese su come assicurare un servizio giustizia efficiente, perché solo attraverso un servizio efficiente si può garantire la credibilità delle istituzioni e la fiducia verso la magistratura". Sono le parole pronunciate dal presidente della Corte d'Appello di Roma Giuseppe Meliadò nella relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. La vulnerabilità delle giudici "Il ruolo delle corti e dei giudici è più che mai centrale e determinante, e tuttavia mai come oggi le corti appaiono fragili e vulnerabili, esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia e una trappola per l’esercizio dei pubblici poteri, invece che come un insostituibile regolatore della complessità sociale", ha osservato Meliadò. "All’indomani della pandemia - ha ricordato l'alto magistrato -, ci siamo all’improvviso risvegliati in un mondo con accentuate tendenze post-liberali, in cui vengono messe in discussione le cosiddette libertà dei moderni, e cioè quell’intreccio fra democrazia e garanzie liberali che mira a difendere i cittadini dall’uso arbitrario del potere e che implica il rispetto della rule of law e della separazione dei poteri, attraverso organi che rendano in concreto esigibili i diritti". "Pensavamo che si trattasse solo di una parentesi e che presto sarebbe ritornato il primato del diritto e sarebbe finito lo stato di eccezione, si sarebbe riavviato il percorso di sviluppo, inclusione e giustizia sociale che dalla fine del secondo conflitto mondiale e dalla caduta del muro di Berlino aveva fatto progredire l’Europa, e che la pace, in ogni caso, avrebbe continuato a prevalere sulla guerra. Invece - ha proseguito Meliadò -, anche nel cuore stesso dell’Europa è tornata a farsi sentire la volontà di potenza e si sono risvegliati nazionalismi ormai dimenticati e, con essi, il discredito per le soluzioni diplomatiche e per il metodo negoziale, ma soprattutto il discredito per lo Stato di diritto, ritenuto incompatibile con la volontà popolare, e per quel complesso di vincoli e limiti che, secondo la tradizione delle democrazie costituzionali, si frappongono a quella che i classici definivano la dittatura della maggioranza".
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