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Estero
In Iran sono stati giustiziati tre giovani per le proteste contro il regime
Oggi 19-03-26, 11:36
AGI - In Iran sono stati giustiziati tre giovani condannati per l'omicidio di agenti di polizia e per aver condotto "operazioni a favore degli Stati Uniti e di Israele" durante le proteste di inizio anno. Si tratta delle prime esecuzioni di manifestanti ufficialmente annunciate in relazione alle proteste scoppiate in Iran alla fine di dicembre contro l'aumento del costo della vita; le manifestazioni si sono poi trasformate a gennaio in proteste contro la Repubblica islamica. In Iran le esecuzioni di tre giovani manifestanti "Tre individui condannati per le proteste di Dey (gennaio nel calendario persiano), con l'accusa di omicidio e azioni operative a favore del regime sionista e degli Stati Uniti, sono stati impiccati questa mattina", si legge sul sito web della magistratura Mizan Online. I giovani erano coinvolti nell'omicidio di due agenti delle forze dell'ordine, ha precisato l'agenzia, aggiungendo che la loro esecuzione è avvenuta dopo essere stati giudicati colpevoli del reato capitale di "moharebeh", ovvero "guerra contro Dio". Mehdi Ghasemi, Saleh Mohammadi e Saeed Davoudi, sono stati giustiziati a Qom questa mattina "alla presenza di un gruppo di persone", sottolinea Mizan. La denuncia di Amnesty International Amnesty International, in precedenza, aveva annunciato di aver raccolto informazioni su almeno 30 persone, tra cui due diciassettenni, processate e condannate a morte in seguito alla repressione delle proteste di gennaio. Uno degli imputati citati dalla ONG era proprio Saleh Mohammadi, di 18 anni, giustiziato oggi. Iran Human Rights "Questi tre manifestanti sono stati condannati a morte a gennaio con un processo iniquo basato su confessioni estorte sotto tortura", aveva denunciato Mahmood Amiry Moghaddam, direttore di Iran Human Rights con sede in Norvegia. L'organizzazione per i diritti umani in Iran ha lanciato l'allarme su una nuova ondata di esecuzioni di manifestanti e prigionieri politici, esprimendo "profonda preoccupazione per le esecuzioni di massa di manifestanti e prigionieri politici all'ombra della guerra". La versione della Repubblica Islamica Le autorità della Repubblica islamica sostengono che le proteste, iniziate a fine dicembre come manifestazioni pacifiche, si sono poi trasformate in "scontri istigati dall'estero" con omicidi e atti di vandalismo contro forze dell'ordine e luoghi di culto. I numeri della repressione in Iran Teheran ha riconosciuto che oltre 3.000 persone sono morte durante i disordini, tra cui membri delle forze di sicurezza e passanti innocenti, attribuendo la violenza ad "atti terroristici". L'organizzazione Human Rights Activists News Agency (Hrana), tuttavia, ha registrato oltre 7.000 morti, la stragrande maggioranza dei quali manifestanti, avvertendo che il bilancio delle vittime potrebbe essere ben più alto.
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