s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Estero
Iran: secondo attacco Usa senza l'ok del Congresso
Oggi 28-02-26, 13:40
AGI - I Padri fondatori e chi scrisse la Costituzione degli Stati Uniti vivevano in un'epoca di moschetti e messaggeri, quando la guerra si muoveva lentamente e lasciava tempo al Congresso e al presidente di consultarsi. Ma attribuendo al Congresso il potere di dichiarare guerra e al presidente il comando delle forze armate, posero le basi per un conflitto perenne sull'uso delle forze statunitensi. Chi conta di più: il Commander in Chief o il Congresso? La decisione del presidente Donald Trump di lanciare nuovi attacchi contro l'Iran, otto mesi dopo quelli contro le strutture nucleari iraniane, nella notte americana, e senza prima consultare il Congresso, è destinata a suscitare dure critiche da parte di parlamentari che già a giugno dell'anno scorso affermarono come la mossa aggirasse la loro autorità costituzionale di dichiarare guerra. Il senatore Mark Kelly, democratico dell'Arizona e veterano di guerra, disse che sebbene i Democratici avessero poche possibilità di costringere l'amministrazione a chiedere l'approvazione del Congresso, il presidente avrebbe dovuto rispettare le norme costituzionali. "Tradizionalmente i presidenti lo hanno fatto. So che recentemente, in certi casi, quando si ritiene che si stia proteggendo la sicurezza del nostro Paese, i presidenti possono agire, e poi dovrebbero informarci". Il senatore Tim Kaine, democratico della Virginia, era stato più diretto: "Gli Stati Uniti non dovrebbero essere in una guerra offensiva contro l'Iran senza un voto del Congresso. La Costituzione è assolutamente chiara su questo punto. E sono molto deluso che il presidente abbia agito in modo così prematuro". Cosa prevede la Costituzione? Ma cosa dice effettivamente la Costituzione? L'Articolo I, sezione 8, conferisce al Congresso il potere "di dichiarare guerra, concedere licenze di preda e di rappresaglia e stabilire regole sulle prede di terra e di mare". L'Articolo II, invece, designa il presidente come "Comandante in capo dell'Esercito e della Marina degli Stati Uniti", attribuendo al potere esecutivo l'autorità di dirigere le forze armate una volta autorizzato il conflitto. Lì si è insinuato il punto di crisi. La storia delle dichiarazioni di guerra Nella storia americana i presidenti hanno più volte inviato forze statunitensi in combattimento senza una formale dichiarazione di guerra. Come in quella che gli storici chiamarono la "Quasi guerra", un conflitto navale limitato tra i giovani Stati Uniti e la loro ex alleata nella Guerra d'Indipendenza, la Francia. Ebbe luogo alla fine del diciottesimo secolo, ma non ci fu mai una dichiarazione formale di guerra tra i due Paesi. Questa tendenza accelerò dopo la Seconda guerra mondiale, spinta da una combinazione di nuove tecnologie militari e dall'evoluzione delle istituzioni globali. E, elemento da non sottovalutare, dalla velocizzazione dei tempi anche militari. La creazione della bomba atomica impiegata per mettere in ginocchio il Giappone cambiò le "regole del gioco". Fino al '45 le comunicazioni erano lente. Dopo sono diventate velocissime. Un'influenza venne esercitata anche dalle Nazioni Unite, alla cui fondazione diedero un contributo chiave gli Stati Uniti, ottant'anni prima della rottura avviata da Trump, desideroso di non dover rispondere più delle sue decisioni davanti alla comunità internazionale. La Carta dell'Onu vieta l'uso della forza da parte degli Stati membri salvo che per autodifesa o con l'approvazione del Consiglio di Sicurezza. Anche negli Stati Uniti, questo quadro contribuì a spostare il dibattito legale dalle dichiarazioni formali di guerra verso concetti come "uso della forza". Tecnicamente, restando al testo, la Costituzione americana non richiede che il Congresso emetta una dichiarazione formale di guerra. Ciò che conta è l'approvazione legislativa, come un'autorizzazione all'uso della forza militare. Vuol dire che il requisito costituzionale sta nell'approvazione di un testo da parte del Congresso. Non serve una Dichiarazione di guerra. Sebbene la Guerra di Corea non abbia avuto una dichiarazione formale, la Risoluzione del Golfo del Tonchino - oggi ampiamente considerata una rappresentazione fuorviante dei fatti relativi a uno scontro navale tra un cacciatorpediniere statunitense e cannoniere nordvietnamite - spinse ulteriormente gli Stati Uniti nel conflitto nel Sud-est asiatico. Approvata nel 1964, autorizzò il presidente democratico Lyndon Johnson a intraprendere azioni militari nel Sud-est asiatico. Il presidente repubblicano George H.W. Bush ottenne un'autorizzazione per la Guerra del Golfo nel '91. La War Powers Resolution e i suoi limiti Durante la crisi del Kosovo del '99, il presidente democratico Bill Clinton lanciò, senza autorizzazione del Congresso, una campagna di bombardamenti della Nato contro quella che allora era la Jugoslavia. Ogni volta è andato in scena lo scontro tra Casa Bianca e Congresso. Ma già dopo la guerra del Vietnam - punto di svolta perché molti americani, e dunque elettori, vennero uccisi - il potere legislativo cercò di recuperare parte della propria autorità approvando la War Powers Resolution del 1973, che mirava "a realizzare l'intento di chi aveva redatto la Costituzione" e "garantire che il giudizio collettivo sia del Congresso sia del Presidente si applichi all'introduzione delle Forze Armate degli Stati Uniti in ostilità". La risoluzione richiede al presidente di notificare al Congresso entro 48 ore il dispiegamento delle forze in ostilità e di porne fine entro 60 giorni, a meno che il Congresso non lo autorizzi o proroghi. Divenne legge dopo che il Congresso superò il veto del presidente Richard Nixon, l'uomo a cui Trump disse in passato di ispirarsi. All'inizio gli storici considerarono questo traguardo la soluzione allo scontro tra poteri e la via per evitare un nuovo Vietnam. Nella realtà le amministrazioni, di ogni appartenenza politica, come abbiamo visto, hanno aggirato i vincoli, finendo per informare il Congresso a cose fatte invece che consultarlo. La Costituzione, secondo il parere di molti esperti legali, proibisce al presidente di usare la forza armata per attaccare un Paese come l'Iran a meno che non vi sia un "attacco contro gli Stati Uniti o la minaccia di un attacco imminente". La Casa Bianca informerà il Congresso, come avvenuto otto mesi fa con il primo attacco all'Iran. Basterà a calmare le acque? L'anno scorso l'amministrazione Trump aggirò la questione parlando di "caso isolato". Farlo di nuovo oggi, con Teheran che intanto ha risposto attaccando una base navale americana, appare più difficile.
CONTINUA A LEGGERE
2
0
0
