s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Estero
Iran-Usa, "progressi a Ginevra" ma il rischio di un conflitto resta sempre vivo
Oggi 17-02-26, 18:29
AGI - L'ottimismo non è una categoria della diplomazia, tanto meno se attorno al tavolo siedono Iran e Stati Uniti. Ma a Ginevra oggi sembra essersi mosso qualcosa se il solitamente accorto ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di "progressi positivi" dopo tre ore di colloqui indiretti con Steve Witkoff e Jared Kushner, sotto la mediazione dell'Oman. E i "progressi" sono stati confermati da Washington, che però non ha speso aggettivi. "È stata raggiunta un'intesa sui principi guida generali di un accordo. Si è deciso di lavorare su testi che poi ci scambieremo e sarà fissata un'altra data per il terzo round di negoziati", ha riferito Araghchi. Dettagli e prospettive sull'energia nucleare iraniana A Ginevra "le discussioni sono state più serie rispetto al precedente incontro e l'atmosfera era costruttiva", ha assicurato. "I progressi non significano che si raggiungerà presto un accordo, ma il percorso è iniziato", ha tenuto a sottolineare. E parlando alla conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo, Araghchi è tornato su quello che da sempre Teheran assicura essere un punto fermo: "L'Iran ha sempre perseguito un percorso pacifico nell'ambito dell'energia nucleare e non intende acquisire armi nucleari", ha scandito nel suo intervento. E questo perché "le armi nucleari costituiscono la più grande minaccia per l'umanità" e il mondo dovrebbe unirsi per smantellare tutti gli arsenali. La cautela di Washington e la scadenza di due settimane I segnali positivi sono stati confermati anche dal mediatore omanita, il ministro degli Esteri Badr Al Busaidi, che ha parlato di "buoni progressi" a Ginevra, anche se "c'è ancora molto lavoro da fare e le parti se ne sono andate con chiari passi da compiere prima della prossima riunione". Sulla stessa linea gli americani, ma più cauti. "Sono stati fatti progressi nei colloqui con l'Iran, ma ci sono ancora molti dettagli da discutere", ha spiegato una fonte dell'amministrazione ad Axios. "Gli iraniani hanno detto che torneranno nelle prossime due settimane con proposte dettagliate per colmare alcune delle distanze rimanenti tra le nostre posizioni", ha aggiunto. Escalation militare: navi da guerra e stretto di Hormuz Dunque l'ipotesi di un conflitto in Iran non è certo scongiurata per tre ore di colloqui. E Teheran per prima lo ha confermato, non senza mettere in guardia ancora una volta dai rischi. "L'Iran si difenderà da qualsiasi minaccia e azione aggressiva", ha avvertito Araghchi, "le conseguenze di azioni sconsiderate non saranno limitate ai confini dell'Iran". Lo aveva chiarito già in mattinata, mentre le delegazioni si vedevano al consolato omanita, l'ayatollah Ali Khamenei con la sua minaccia di "schiaffeggiare" duramente gli Stati Uniti e il presidente Donald Trump. "Lui dice: 'Abbiamo l'esercito più forte del mondo'; l'esercito più forte del mondo può talvolta subire un colpo così duro da non riuscire a rialzarsi", ha ammonito, "una nave da guerra è pericolosa, ma ancora più pericolosa è l'arma che può farla affondare". Di navi da guerra nell'area però ve ne saranno molte più di una: la portaerei Lincoln è già nell'Oceano Indiano e la Ford, la più grande al mondo, è in arrivo, entrambe con i loro gruppi navali di scorta. E nelle ultime 24 ore sono stati spostati in zona oltre 50 aerei da combattimento F-22 e F-16. Nel frattempo i Guardiani della Rivoluzione sono impegnati da due giorni in esercitazioni navali nello Stretto di Hormuz, chiuso in alcune aree al passaggio di altre navi "per ragioni di sicurezza". L'addestramento, hanno assicurato i Pasdaran, "ha dimostrato un dominio dell'intelligence 24 ore su 24 su questa via d'acqua di vitale importanza strategica". Netanyahu, gli scettici e il futuro della diplomazia In questo quadro, dunque, tutte le strade restano aperte e non mancano gli scettici, come il premier israeliano Benjamin Netanyahu che non crede nella buona fede di Teheran e non fa mistero di non voler alcuna intesa. Da tempo cerca di convincere Trump a non fidarsi e a pretendere almeno che i negoziati vadano oltre il nucleare e includano il programma missilistico iraniano e il ruolo degli ayatollah nello scacchiere regionale, dallo Yemen al Libano a Gaza. Finora però ufficialmente l'Iran si è rifiutato di discutere di qualsiasi argomento che non sia il suo programma nucleare. E Washington ufficialmente ha dato mostra di voler andare avanti. Senza nascondere di non avere grandi aspettative. "Nessuno è mai riuscito a raggiungere un accordo di successo con l'Iran, ma ci proveremo", ha detto il segretario di Stato americano, Marco Rubio, "il Presidente preferisce sempre esiti pacifici". Trump, secondo cui "un cambio di regime sarebbe la cosa migliore per l'Iran", ha tenuto a far sapere che avrebbe seguito personalmente i negoziati, in contatto con il suo inviato Witkoff e il genero Kushner. E forse è una coincidenza, ma come ha notato Axios, la scadenza di due settimane data a Teheran per "colmare le lacune" ricorda quella annunciata e non rispettata dagli Usa nel 2025. Il 19 giugno la Casa Bianca dichiarò che Trump avrebbe deciso "entro due settimane" tra diplomazia e attacco. Tre giorni dopo ordinò l'operazione 'Midnight Hammer' per colpire le centrali nucleari iraniane.
CONTINUA A LEGGERE
4
0
0
Guarda anche
Agi
20:45
