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Estero
Teheran: "A Muscat atmosfera positiva, il dialogo con gli Usa continua"
Oggi 06-02-26, 16:11
AGI - Sono iniziati a Muscat i colloqui bilaterali Iran-Usa sul programma nucleare di Teheran. I negoziati sono presieduti dal ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi e dall'inviato speciale americano Steve Witkoff, con l'Oman in qualità di mediatore. I colloqui, rappresentano il primo contatto di questo tipo tra i due storici nemici da quando gli Stati Uniti si sono uniti alla guerra di Israele contro l’Iran nel giugno 2025, colpendo siti nucleari iraniani. La delegazione iraniana include anche Majid Takht Ravanchi, viceministro degli Esteri per gli Affari Politici, Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri per gli Affari Legali e Internazionali, Hamid Ghanbari, viceministro per la Diplomazia Economica, e il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baqaei. Per parte Usa, Witkoff è accompagnato da consigliere e genero del presidente Donald Trump Jared Kushner e da altri diplomatici. Araghchi: "Atmosfera positiva, il dialogo continua L'Iran e gli Stati Uniti hanno concordato di "continuare i negoziati", ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, dopo i colloqui tenuti a Muscat. Araghchi ha riferito che i colloqui sono "cominciati bene" dopo diversi cicli di incontri, ma ha aggiunto che ulteriori progressi dipenderanno dalle consultazioni nelle capitali. "Oggi si sono svolti diversi incontri. Le nostre opinioni e preoccupazioni sono state espresse in un'atmosfera molto positiva", ha affermato Araghchi. "Nel complesso, è stato un buon inizio, ma il proseguimento dipenderà dalle consultazioni nelle capitali", ha dichiarato il ministro citato dai media iraniani. "Siamo ora in una fase in cui i colloqui sono iniziati dopo otto mesi turbolenti", ha ammesso Araghchi sottolineando che la sfiducia è rimasta un ostacolo fondamentale dopo il conflitto dello scorso anno. "Dopo la guerra di 12 giorni, è emersa la sfiducia e questa rappresenta una sfida sul cammino dei negoziati", ha affermato. "Dobbiamo prima superare questa sfiducia e definire un quadro per i negoziati", ha concluso il capo della diplomazia della Repubblica islamica. "Se questo approccio e la prospettiva dell'altra parte continueranno, potremo raggiungere un quadro per i negoziati", ha concluso. Secondo quanto riferisce il sito americano Axios, nei prossimi giorni si prevede un altro round di colloqui tra Washington e Teheran. Araghchi: "A Muscat colloqui solo sul programma nucleare" Il tema dei colloqui con gli Stati Uniti in Oman "è esclusivamente il nucleare e non stiamo discutendo di nessun altro argomento", ha precisato Araghchi. "Oggi abbiamo affermato chiaramente che il prerequisito per qualsiasi dialogo è evitare minacce e pressioni", ha aggiunto. Programma nucleare e minacce militari Dopo aver inizialmente minacciato il ricorso alla forza militare per la repressione dei manifestanti, la retorica del presidente americano si è concentrata negli ultimi giorni soprattutto sul contenimento del programma nucleare iraniano, che l’Occidente teme possa essere finalizzato alla costruzione di una bomba atomica. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato a SiriusXM che Trump "manterrà aperte tutte le opzioni, parlerà con tutti e cercherà di ottenere risultati con mezzi non militari", aggiungendo che, qualora ritenesse l’opzione militare l’unica possibile, "alla fine la sceglierà". Con la minaccia di un’azione militare ancora sul tavolo, gli Stati Uniti hanno manovrato nella regione un gruppo navale guidato dalla portaerei Uss Abraham Lincoln, mentre Teheran ha avvertito che colpirà le basi americane in caso di attacco. "Siamo pronti a difenderci ed è il presidente degli Stati Uniti che deve scegliere tra la conciliazione o la guerra", ha affermato il portavoce dell’esercito iraniano, il generale Mohammad Akraminia, citato dalla televisione di Stato, sostenendo che l’Iran ha un accesso "facile" alle basi statunitensi nella regione. Sequestro di petroliere nel Golfo Nel frattempo, i Guardiani della rivoluzione iraniana hanno sequestrato due petroliere con equipaggi stranieri nelle acque del Golfo per presunto "contrabbando di carburante", secondo quanto riferito dall’agenzia Tasnim. Non è stato immediatamente chiarito sotto quali bandiere navigassero le navi né la nazionalità dei membri degli equipaggi. Appelli internazionali alla diplomazia Sul fronte internazionale, da Doha il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha esortato i leader iraniani a "entrare davvero nei colloqui", sottolineando il "grande timore di un’escalation militare nella regione". Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che "per il momento" le parti sembrano voler lasciare spazio alla diplomazia, aggiungendo che il conflitto "non è la soluzione". Trump: "Ho impedito la guerra nucleare in Iran e Ucraina "Gli Stati Uniti sono il Paese più potente del mondo. Nel mio primo mandato ho ricostruito completamente l'esercito, comprese armi nucleari nuove. Ho impedito che scoppiassero guerre nucleari in tutto il mondo tra Pakistan e India, Iran e Israele, Russia e Ucraina". Scrive su 'Truth' il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La Cina: "l'Iran ha diritto al nucleare" Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha incontrato a Pechino il viceministro degli Esteri cinese Liu Bin. Nel corso dell'incontro, il diplomatico cinese ha nuovamente espresso il sostegno del suo Paese ai diritti nucleari dell'Iran. Lo scrive l'agenzia iraniana 'Mehr'. La parte cinese ha sottolineato la necessità di una soluzione politica e diplomatica della questione nucleare iraniana. Liu Bin ha ricordato che l'Iran ha ripetutamente sottolineato la sua riluttanza a sviluppare armi nucleari e che la Cina è pronta a collaborare con la comunità internazionale per continuare a promuovere una soluzione adeguata e duratura alla questione nucleare iraniana. Casa Bianca: "Trump ha altre opzioni oltre la diplomazia" La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, afferma che Trump è stato "abbastanza chiaro nelle sue richieste" all'Iran, tra cui "zero capacità nucleare". "Vuole vedere se si può raggiungere un accordo", ha detto Leavitt ai giornalisti durante un briefing a Washington. "E mentre si svolgono queste negoziazioni, vorrei ricordare al regime iraniano che il Presidente ha molte opzioni a sua disposizione, oltre alla diplomazia, in quanto comandante in capo dell'esercito più potente nella storia del mondo". Paesi arabi spingono per un patto di non aggressione Diversi Paesi musulmani stanno facendo pressione affinché gli Stati Uniti e l'Iran firmino un patto di non aggressione. Lo hanno dichiarato due diplomatici mediorientali al Times of Israel. Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Oman, Emirati Arabi Uniti e Pakistan avrebbero dovuto prendere parte ai colloqui, che gli Stati Uniti avevano inizialmente pianificato di tenere in Turchia. Come parte dei preparativi per tali colloqui, i sei Paesi hanno elaborato un quadro per un potenziale accordo, che includerebbe un patto di non aggressione in base al quale le due parti concorderebbero di non attaccarsi a vicenda, affermano i due diplomatici mediorientali. Il patto riguarderebbe anche gli alleati e i delegati degli Stati Uniti e dell'Iran, afferma uno dei diplomatici, pur riconoscendo che vincolare Israele a un simile accordo sarebbe difficile. Il quadro proposto dai Paesi musulmani coprirebbe anche i gruppi nucleari e missilistici balistici, affermano i due diplomatici. Ma mercoledì l'Iran ha rifiutato di tenere i colloqui in Turchia con altri Paesi oltre agli Stati Uniti, e Washington ha accettato di spostare i negoziati in Oman, dove parteciperanno solo i rappresentanti dei due Paesi principali.
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