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Economia e Finanza
L'aceto balsamico di Modena nel 'menù' dell'Europarlamento
Oggi 29-01-26, 04:35
AGI - L'aceto balsamico arriva sulla tavola del Parlamento europeo. Nell'ambito di un incontro ospitato dall'eurodeputato Stefano Bonaccini, produttori e rappresentanti istituzionali si sono confrontati sulla necessità di una cornice normativa unitaria a livello Ue per un comparto in forte crescita, ma ancora privo di regole comuni. L'appuntamento è stato anche l'occasione per presentare "Modena Balsamic Genius", il nuovo short film del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena, realizzato con il contributo del Masaf e pensato per rafforzare la promozione del prodotto sui mercati esteri. L'iniziativa si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione internazionale dell'Aceto Balsamico di Modena, oggi uno dei principali ambasciatori dell'agroalimentare italiano nel mondo, con volumi e valore in costante crescita soprattutto fuori dall'Unione europea. Al centro del dibattito e' stato la situazione normativa europea. Oggi il diritto Ue prevede una definizione armonizzata soltanto per l'aceto di vino, mentre tutte le altre tipologie - da mele, riso, datteri, birra e altre materie prime - restano disciplinate da normative nazionali molto diverse tra loro. Verso le prime norme, la proposta di Italia e Francia Sul tavolo c'è un possibile emendamento al Regolamento (UE) 1308/2013 che, per la prima volta, includerebbe norme specifiche sulla definizione e sulla produzione degli aceti. La proposta è sostenuta con forza da Italia e Francia. A chiarire i contorni del dibattito è Stefano Bonaccini, europarlamentare del Pd, ma soprattutto ex presidente della Regione Emilia Romagna molto vicino al dossier: "Nella revisione del Regolamento sull'Organizzazione Comune dei Mercati attualmente in fase di trilogo, abbiamo voluto inserire - insieme ai colleghi De Meo e Nardella - un emendamento che chiarisca una volta per tutte che l'aceto, per chiamarsi così, deve essere prodotto con una materia prima di origine agricola. Il rischio, altrimenti, non è solo economico, ma culturale. Se mettiamo sullo stesso piano un prodotto agricolo, frutto di anni di lavoro e di norme stringenti, e una miscela chimica industriale, mandiamo un messaggio sbagliato ai consumatori e indeboliamo la fiducia nell'intero sistema agroalimentare europeo". "La richiesta del Consorzio Aceto Balsamico all'Europa è di proteggere il prodotto. Sicuramente a noi interessa avere una protezione estesa, non solo in Europa, ma anche con gli accordi bilaterali negli altri Paesi", ha dichiarato all'AGI Cesare Mazzetti, presidente del Consorzio dell'Aceto Balsamico di Modena, presente all'iniziativa. I numeri parlano chiaro Mazzetti ha ricordato il peso economico del comparto: "Il nostro prodotto esporta oltre il 92% del proprio volume. È il prodotto italiano a indicazione geografica che esporta di più in assoluto. Abbiamo una presenza in oltre 100 Paesi del mondo e siamo conosciuti come l'ambasciatore del mangiare bene italiano". Ma alla crescita si affianca un problema strutturale: le imitazioni. A differenza di prodotti fortemente protetti come Parmigiano Reggiano o Grana Padano, noi abbiamo ancora una forte percentuale di imitazioni. Non tanto sulla parola 'aceto balsamico', quanto su termini come 'balsamico' o 'aceto', che non hanno una propria normazione". Il risultato è che "si può mettere sul mercato un prodotto chiamato balsamico che confonde il consumatore, perché non è fatto secondo i nostri criteri. Addirittura in Ungheria lo fanno con succo di frutta". Sulla stessa linea Sabrina Federzoni, presidente del Gruppo Aceti di Federvini: "Il comparto chiede uno standard, una definizione chiara del termine aceto". Un'esigenza resa ancora più urgente dalla crescita del settore: "Il prodotto aceto sta vivendo un momento molto positivo: e' naturale, legato al territorio, con molteplici utilizzi. Sta crescendo in tutto il mondo e l'Italia e l'Europa sono grandi produttori". La mancanza di una definizione univoca, sottolinea, pesa soprattutto sulla trasparenza "Oggi ci manca una definizione chiara che identifichi che cos'è aceto e che cosa non lo è. Il nostro obiettivo è avere una definizione europea che renda trasparente l'informazione al consumatore e gli permetta di capire cosa sta effettivamente comprando". Salvatore De Meo, eurodeputato del Ppe, ha assicurato che l'Europa sta intervenendo: "In questa legislatura stiamo lavorando per arrivare a una definizione europea chiara e condivisa di 'aceto', capace di rafforzare la trasparenza, tutelare i produttori e sostenere una vera European quality story, fondata su agricoltura, fermentazione e identità territoriale". L'obiettivo condiviso da produttori e legislatori è quindi costruire un quadro normativo coerente, capace di eliminare la concorrenza sleale, prevenire le frodi e tutelare i consumatori. Una battaglia che, per il settore, non riguarda solo la protezione economica, ma anche la credibilità di un prodotto simbolo della tradizione agroalimentare europea.
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