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Estero
Lacrime e abbracci, 51 studenti Gaza a Roma
Oggi 12-05-26, 21:38
AGI - L'attesa nel salone del cerimoniale degli arrivi all'aeroporto di Fiumicino. Gli abbracci incontrollati e incontrollabili, nonostante i tentativi dei funzionari di salvaguardare un minimo di protocollo. Poi le lacrime. Chi per aver ritrovato la sorella - dopo sei mesi - chi per essersi ricongiunta con il marito. Ma anche per chi è rimasto a Gaza, dove una casa non c'è più ma la famiglia, o almeno una parte, è rimasta. L'aereo da Amman è atterrato qualche minuto prima delle 18:00 con 51 studenti provenienti da Gaza nell'ambito del corridoio universitario costruito - con pazienza e ostinazione - da Farnesina e ministero dell'Università e della Ricerca. A terra ad attendere i giovani, oltre agli insegnanti e ai ministri - Antonio Tajani e Anna Maria Bernini - c'erano anche alcuni studenti. Il ricongiungimento tra studenti Palestinesi, arrivati qui con lo stesso corridoio qualche mese fa. Due sorelle hanno potuto ricongiungersi. La prima era arrivata a ottobre e ora studia alla Sapienza. La seconda è stata accettata per una borsa di studio all'università di Cagliari. Entrambe sono rinate, oggi. "Una nuova nascita, una nuova vita", è il tratto comune di tutte le testimonianze raccolte tra gli studenti. "A Gaza ho perso la casa, ho perso mio padre, i miei fratelli. Avevo perso la speranza. Ora l'ho ritrovata, domani sarà una nuova alba", ha raccontato una giovane. Il compleanno di Mounira Una nuova nascita anche per Mounira che proprio oggi festeggia il suo compleanno. A cantarle 'happy birthday' ci hanno pensato i ministri Tajani e Bernini. "Oggi compio 27 anni ma è come se fossi rinata", ha raccontato la giovane all'AGI. "Si è realizzato un sogno che avevo da anni, quello di studiare qui. A Gaza ho lasciato i miei genitori, senza nulla e a pochi passi dalla Linea gialla. Temo per loro, e spero di poterli rivedere". La sua nuova vita inizia all'università Politecnica delle Marche. È iscritta al corso Green industrial engineering. Il futuro di Gaza E la ragione è quasi naturale: "Nella Striscia di Gaza non c'è la luce, vorrei essere ingegnere per poter portare l'energia rinnovabile ed essere autonomi a Gaza. Io rientrerò lì perché il mio Paese ha bisogno di me". "Abbiamo lottato per portare queste due studentesse, iscritte al corso di economia e di ingegneria. Ma con la sinergia di tutti ci siamo riusciti. Oggi è una giornata emozionante e commovente", ha commentato il magnifico rettore dell'università delle Marche, Enrico Quagliarini. L'accoglienza in tutta Italia Gli studenti saranno distribuiti tra una quarantina di università in tutto il Paese: da Milano a Sassari, passando per la Calabria, Palermo e San Marino. "Non è stato facile per nessuno venire qua, compilare la domanda senza internet, senza una casa, senza delle classi. E noi siamo grati all'Italia per questa opportunità. E non sarà facile per nessuno ricominciare ad andare in aula, vedere edifici, colori, la luce, l'elettricità. È qualcosa che non vedevamo per quasi tre anni. Veniamo da campi improvvisati e ora siamo qui, in aule, in università. Grazie mille Italia e libera Palestina", ha raccontato Serena, arrivata qui con il corridoio a inizio anno. Una gratitudine sincera che gli studenti hanno voluto rimarcare. All'Italia, ai ministri 'Tajani' e 'Anna Maria'. "Tajani deriva da Tagiani, probabilmente dal mondo arabo qualche secolo fa ed è ciò che ci accomuna. Non avrete difficoltà a integrarvi qui", ha assicurato il capo della Farnesina. Il peso degli affetti lasciati a Gaza "Ho lasciato mio padre a Gaza, malato di tumore senza la possibilità di curarsi. L'ultima cosa che mi ha detto prima che io parta è stata 'rendili orgogliosi di te'. Ed è quello che spero faremo tutti", ha raccontato un giovane. "Siamo già orgogliosi di voi", è intervenuta la ministra Bernini. "Io la seguivo su Instagram, l'ho vista mentre a ottobre accoglieva altri studenti palestinesi. Mi sono detto che forse un giorno ci sarei stato io. Ed eccoci qui", le ha confidato uno studente. Non c'è solo la gioia. Molti portano sul volto l'apprensione per chi hanno lasciato indietro. "Mi chiamo Nada Jouda, ho 19 anni, vengo da Rafah che è stata cancellata dalla mappa. Ho lasciato Gaza senza casa, senza padre. E ho lasciato dietro di me mia madre e le mie due sorelle più piccole. Sono tutto ciò che ho e andare via è stata la cosa più difficile che io abbia fatto nella mia vita. Grazie all'Italia per questa opportunità e per aver dato una speranza alla mia famiglia di poter tornare a casa", ha detto.
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