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Estero
Leone XIV non arretra davanti a Trump. E incontra Rubio
Oggi 06-05-26, 17:46
AGI - Alla vigilia della visita in Vaticano del Segretario di Stato americano Marco Rubio, i rapporti tra la Santa Sede e gli Stati Uniti attraversano una delle fasi più delicate degli ultimi anni. Non si tratta soltanto di divergenze diplomatiche, ma di una frattura più profonda che investe linguaggi, visioni del mondo e perfino il ruolo della religione nello spazio pubblico. A segnare il clima sono state le ripetute "bordate" del presidente Donald Trump contro Papa Leone XIV, accusato negli ultimi giorni di essere "debole" e "terribile in politica estera", fino a sostenere che le sue posizioni metterebbero "in pericolo i cattolici". Un attacco che ha trasformato il dissenso politico in uno scontro diretto con l'autorità morale del Pontefice. La risposta del Papa da Castel Gandolfo La risposta arrivata ieri sera da Castel Gandolfo segue una linea opposta: nessuna escalation, ma neppure arretramenti. "La missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo che lo faccia con la Verità", ha affermato il Papa. Parole che riportano il confronto su un piano etico e spirituale. Il Pontefice ha poi ribadito la continuità del magistero: "La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari... spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio". Un richiamo che rende evidente come la posizione vaticana non sia contingente, ma radicata in una tradizione consolidata. Un Papa nordamericano autonomo Il dato più sensibile è che Leone XIV è il primo Papa nordamericano, ma proprio questo rende ancora più evidente la sua autonomia. Non esiste alcuna copertura patriottica delle scelte di Washington. Al contrario, il Pontefice continua a richiamare le responsabilità delle grandi potenze nei conflitti globali. Guerra, dialogo e responsabilità morale Sullo sfondo restano questioni cruciali: la linea verso Iran, le tensioni con il Venezuela, il ricorso alla forza come strumento politico. In questo contesto, la dichiarazione di Castel Gandolfo assume un significato preciso: "La missione della Chiesa è annunciare il Vangelo e la Pace". Non un principio astratto, ma un criterio concreto di giudizio anche nei confronti del proprio Paese d'origine. Il richiamo contro le armi nucleari Leone XIV ha inoltre rilanciato la centralità del dialogo: "Fin dall'ingresso nell'era nucleare, l'intero concetto di guerra deve essere rivalutato... è molto meglio entrare in dialogo rispetto a cercare armi". Un passaggio che sposta il discorso dalla geopolitica alla responsabilità morale globale. L'arrivo di Marco Rubio a Roma In questo clima arriva a Roma Marco Rubio, intenzionato a mantenere aperto il canale tra Washington e la Santa Sede. "Spero in un buon dialogo, con fiducia, con apertura, arrivare a comprenderci bene", ha confidato il Papa. Ma ha anche precisato: "Penso che i temi... non sono quelli di oggi", segnalando la volontà di non farsi trascinare nella polemica immediata. Due visioni a confronto Resta però una distanza evidente tra le due impostazioni. Da una parte una politica che privilegia la forza e lo scontro, dall'altra una voce religiosa che richiama limiti, diritto internazionale e dignità umana. Leone XIV non sembra disposto a "far finta di nulla", nemmeno per ragioni diplomatiche. "Ho detto 'la pace sia con voi'", ha ricordato il Pontefice, sintetizzando la linea del suo pontificato. Una posizione che può apparire scomoda, ma che segna con chiarezza il confine tra potere e coscienza. Il precedente di Giovanni Paolo II C'è in effetti un precedente storico che aiuta a leggere le tensioni attuali tra Washington e la Santa Sede: quello tra Giovanni Paolo II e l'America di George W. Bush alla vigilia della guerra in Iraq. Nel 2002-2003, quando gli Stati Uniti si preparavano all'intervento militare contro Saddam Hussein, il Vaticano fu tra le poche voci globali a opporsi con chiarezza. Wojtyla parlò apertamente di guerra "ingiusta", mettendo in guardia contro le conseguenze umanitarie e il rischio di destabilizzazione dell'intera regione. Non si trattò di una posizione diplomatica sfumata: fu un'opposizione netta, costruita su principi morali prima ancora che politici. Una linea coerente nel tempo Il parallelo con l'oggi è significativo. Come allora, anche oggi la Santa Sede richiama limiti morali all'uso della forza e insiste sulla centralità del diritto internazionale. Come allora, Washington rivendica invece la legittimità delle proprie scelte strategiche. Da Giovanni Paolo II a Papa Leone XIV, il Vaticano non cambia posizione: la guerra non è mai una soluzione inevitabile, e la pace non è un'opzione debole, ma un dovere. Alla vigilia dell'incontro, la domanda resta aperta: il dialogo riuscirà a colmare la distanza o servirà solo a renderla ancora più evidente?
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