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Estero
L'Iran boccia il piano Usa. Trump: "Accetti la sconfitta o sarà l'inferno"
Oggi 25-03-26, 21:31
AGI - Nel 26esimo giorno di guerra rimane alta la tensione nel Golfo. L'Iran "non intende negoziare" con gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, smentisce con forza ancora maggiore Washington, da cui giungono segnali ambigui ma concilianti. Poco prima la portavoce della Casa Bianca, Karolin Leavitt, aveva assicurato che i contatti con la Repubblica Islamica per porre fine alle ostilità "continuano" e "sono produttivi". Dall'intervento di Leavitt sembra emergere la volontà del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di chiudere il prima possibile un conflitto che l'opinione pubblica americana non capisce e non condivide. Se da una parte Leavitt promette che Trump "scatenerà l'inferno" se non coglierà l'"opportunità di cooperare" offerta a quelli che definisce "i resti del regime", si parla di un'operazione "molto vicina a raggiungere i suoi obiettivi" che era stata concepita per durare "dalle quattro alle sei settimane" ed è addirittura "in anticipo di venti giorni sulla tabella di marcia". In parole povere, gli Usa sono pronti a chiudere, ed è proprio questo che porta Araghchi ad alzare la posta, almeno retorica, e assicurare che "la resistenza continua". "Il presidente Trump non bluffa", aveva detto Leavitt, "L'Iran non dovrebbe commettere di nuovo errori di valutazione". Parole che da una parte suonano minacciose, dall'altra sembrano dare la guerra come prossima alla conclusione. La macchina del negoziato si è comunque avviata e sembrerebbero confermarlo i contatti sempre più fitti tra le capitali del mondo arabo e musulmano. Di particolare rilievo la recente telefonata tra l'emiro del Qatar, Hamad Al Thani, e Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan, il Paese che si starebbe ponendo come mediatore tra gli Usa e l'Iran, a cui avrebbe fatto pervenire la proposta di pace americana in 15 punti, che sarebbe stata rigettata. "I nostri sforzi sono in corso", ha confermato Badr Abdelatty, ministro degli Esteri dell'Egitto, altro Paese coinvolto nel fronte dei mediatori, così come la Turchia. Israele, secondo le indiscrezioni riportate dalla stampa, pare temere che una tregua possa essere raggiunta già nel fine settimana, per quanto il Pentagono avrebbe autorizzato l'invio di duemila paracadutisti nel Golfo Persico per mantenere aperte tutte le opzioni, inclusa una limitata offensiva di terra. Secondo il New York Times, Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, avrebbe istruito le proprie forze armate a distruggere il maggior numero di industrie militari iraniane nelle prossime 48 ore. Mohammad Ghalibaf, presidente del Parlamento di Teheran, ha esortato il nemico a non colpire una certa isola iraniana, molto probabilmente il terminale petrolifero di Kharg, per evitare un'ondata di attacchi alle infrastrutture critiche della regione. La guerra, nel frattempo, prosegue. L'esercito iraniano ha affermato di aver sparato missili da crociera nella direzione della portaerei statunitense Abraham Lincoln e di averla "costretta a cambiare posizione" e ha evocato di "potenti attacchi" quando la flotta sarebbe entrata nel raggio d'azione. Israele, da parte sua, ha affermato di aver colpito obiettivi a Teheran, nonché un impianto di sviluppo di sottomarini nella città centrale di Isfahan. Nel frattempo rimane chiuso lo Stretto di Hormuz, fondamentale arteria economica mondiale attraverso la quale passano forniture di idrocarburi e fertilizzanti vitali per numerosi Paesi che, se il blocco proseguirà, si troveranno in difficoltà con gli approvvigionamenti essenziali. L'Iran spera che gli Usa cedano alle pressioni esterne il prima possibile. E, in caso di escalation, è pronto a mobilitare gli Houthi dello Yemen perché fermino anche lo stretto di Bab el-Mandeb, che collega l'Oceano Indiano al Mar Rosso e al Canale di Suez. Per l'economia mondiale sarebbe uno scenario da incubo. La diretta 20.46 Teheran: "La resistenza continua. Nessun negoziato con Usa" "Al momento, la nostra politica è quella di continuare la resistenza e non sono stati avviati negoziati" con gli Stati Uniti. A ribadirlo è stato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, come riporta l'agenzia Tasnim. 19.18 Theran: "Usa e Israele pronti a occupare l'isola di Kharg" "Secondo alcune fonti, i nemici dell'Iran, con il supporto di uno dei Paesi della regione, si starebbero preparando a un'operazione per occupare una delle isole iraniane. Tutti i movimenti del nemico sono sotto la supervisione delle nostre Forze armate. Qualora dovessero compiere qualsiasi passo, tutte le infrastrutture vitali di quel Paese della regione diventerebbero bersaglio di attacchi incessanti e senza alcuna restrizione". E' il monito lanciato su X dal presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che probabilmente allude a possibili piani di Usa e Israele di occupare l'isola di Kharg, nel Golfo persico, hub cruciale per il petrolio iraniano. 18.58 La Casa Bianca, con l'Iran i contatti continuano e sono produttivi La portavoce della Casa Bianca, Karolin Leavitt, ha smentito che l'Iran abbia respinto la proposta di dialogo statunitense. "Le discussioni sono state produttive e continuano a essere produttive", ha dichiarato Leavitt. A proposito delle indiscrezioni di stampa sul piano in 15 punti che sarebbe in discussione, Leavitt ha spiegato che "alcune cose corrispondono alla realtà, altre sono frutto di speculazione". 18.55 La Casa Bianca: "l'Iran rinunci all'arma atomica o sarà l'inferno" Gli Stati Uniti stanno "decimando" il regime iraniano, i cui "resti ora hanno la chance di cooperare". Lo ha dichiarato in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, la quale ha spiegato che "il presidente Trump preferisce sempre la pace" e che Teheran dovrà rinunciare per sempre all'arma atomica se non vorrà che Washington "scateni l'inferno" sulla Repubblica Islamica. Leavitt ha affermato che Trump ha deciso di sospendere i previsti attacchi alle centrali elettriche iraniane come segno di apertura a una trattativa. "Il regime iraniano sta cercando una via d'uscita", ha detto Leavitt, "si rendono conto che stanno venendo schiacciati". "Il presidente preferisce sempre la pace. Non c'è bisogno di altra morte e distruzione", ha proseguito la portavoce, "ma se l'Iran non riesce a comprendere la realtà del momento attuale, se non capiscono che sono stati sconfitti militarmente e continueranno a esserlo, il presidente Trump si assicurerà che vengano colpiti duro come mai sono stati colpiti". "Trump non bluffa, è preparato a scatenare l'inferno. L'Iran non dovrebbe fare di nuovo errori di calcolo", ha aggiunto Leavitt. 18.51 La Casa Bianca: siamo molto vicini a raggiungere gli obiettivi Gli Usa sono "molto vicini" a raggiungere gli obiettivi dell'operazione contro l'Iran. Lo ha dichiarato in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. La portavoce ha spiegato che Washington è "in anticipo di 20 giorni" sulla tabella di marcia di un'offensiva che era stata studiata per durare "dalle quattro alle sei settimane". 17.41 Cnn, Casa Bianca lavora a un incontro in Pakistan il prossimo weekend Nonostante l'Iran abbia ufficiosamente respinto la proposta in 15 punti preparata dagli Stati Uniti per mettere fine alla guerra, la Casa Bianca sta lavorando per organizzare un incontro in Pakistan questo fine settimana per discutere di una via d'uscita. Lo riporta la Cnn citando due funzionari dell'amministrazione Trump. Al piano di Washington, Teheran ha risposto con cinque condizioni che considera imprescindibili per mettere fine ai combattimenti. 15.21 Teheran, guerra finirà quando e come vogliamo noi Non saranno gli Stati Uniti a dettare i tempi della fine del conflitto in Iran. A chiarirlo è stato un alto funzionario del regime citato dalla tv di Stato. "L'Iran metterà fine alla guerra quando deciderà di farlo e quando le proprie condizioni saranno soddisfatte", ha detto il funzionario. Teheran continuera' a difendersi e a infliggere "colpi pesanti" al nemico fino a quando non otterrà ciò che vuole. La proposta in 15 punti degli Usa è "eccessiva" e "scollegata dalla realtà del fallimento dell'America sul campo di battaglia". 15.10 Da stop aggressione a Hormuz, da Teheran 5 condizioni L'Iran ha respinto la proposta americana per fermare la guerra e ha dettato le sue cinque condizioni per una tregua. A riferirlo è la televisione iraniana citando un alto funzionario del regime. Primo, "uno stop completo ad aggressione e uccisioni" per parte di Stati Uniti e Israele, ha spiegato la fonte. Secondo, "l'istituzione di meccanismi concreti per garantire che una guerra non sia nuovamente imposta alla Repubblica islamica". Terzo, "il pagamento garantito e chiaramente definito dei danni e delle riparazioni di guerra". Quarto, "la conclusione della guerra su tutti i fronti e di tutti i gruppi di resistenza coinvolti in tutta la regione". Quinto e ultimo, il "riconoscimento internazionale e garanzie in merito al diritto sovrano dell'Iran di esercitare l'autorità sullo stretto di Hormuz". 13.12 Teheran, proposta Trump ennesima menzogna e va ignorata L'Iran sembra bocciare ogni ipotesi di negoziato con gli Stati Uniti su un piano in 15 punti. "I nemici hanno elencato le aspirazioni che non sono riusciti a realizzare con il loro attacco", ha detto Elias Hazrati, presidente del Consiglio per l'informazione del governo, a quanto riportano i media iraniani. "La proposta in 15 punti all'Iran è l'ennesima menzogna di Trump e va ignorata", ha ammonito. Dunque "la notizia dei negoziati è falsa", ha assicurato. 12.57 Pakistan, Teheran ha ricevuto piano Usa in 15 punti L'Iran ha ricevuto il piano in 15 punti messo a punto dagli Stati Uniti. Secondo i funzionari pakistani la proposta copre in linea generale i seguenti punti: allentamento delle sanzioni a Teheran, cooperazione nucleare civile, un ridimensionamento del programma nucleare iraniano, monitoraggio da parte dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, limiti ai missili e accesso per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha fatto sapere che Islamabad è pronta a ospitare colloqui per una soluzione del conflitto. La Casa Bianca non ha ancora confermato i dettagli del piano. L'esercito iraniano ha negato di essere in trattative con gli Stati Uniti. 12.46 Pasdaran, lanciato missile contro la Lincoln I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato di avere lanciato un missile contro la portaerei americana Abraham Lincoln. "Un missile da crociera terra-mare della Marina iraniana ha preso di mira la Uss Abraham Lincoln", si legge in una nota diffusa dai media iraniani con le immagini del lancio. 12.28 Idf, colpito il centro di sviluppo droni e sottomarini della Marina Le forze armate israeliane hanno preso di mira un centro di ricerca a Isfahan responsabile della progettazione e dello sviluppo di sottomarini e sistemi di supporto per la Marina iraniana. In questo sito, inoltre, il regime produceva diversi modelli di veicoli senza equipaggio. È quanto si legge in una nota dell'Idf. 11.46 Katz, approvati nuovi obiettivi da colpire il Iran e Libano Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato di aver approvato, insieme al capo di Stato maggiore Eyal Zamir, una nuova serie di obiettivi da colpire in Iran e Libano. Katz ha sottolineato che dall'inizio della guerra contro la Repubblica islamica, l'aviazione israeliana ha sganciato oltre 15.000 bombe sul Paese, un numero quattro volte superiore a quello utilizzato durante la guerra dei 12 giorni del giugno 2025. 10.37 Il Qatar: Ci rifiutiamo di partecipare all'escalation" La rappresentante del Qatar presso le Nazioni Unite a Ginevra ha condannato i ripetuti attacchi dell'Iran contro il Paese e i suoi vicini del Golfo, sottolineando che il Qatar si rifiuta di partecipare all'escalation. "Ci siamo dissociati fin dall'inizio da questa guerra e ci siamo rifiutati di partecipare all'escalation. Tuttavia, gli iraniani continuano a prendere di mira noi e altri paesi vicini", ha dichiarato Hind Bint Abdul Rahman Al Muftah. "Attaccare uno Stato che non è parte in causa nel conflitto e che non ha permesso l'uso del suo territorio nelle ostilità costituisce una violazione del diritto internazionale e mina la pace e la sicurezza internazionali, ma anche i diritti umani", ha sottolineato nel suo intervento a Ginevra. 10.22 Riad "raid ingiustificabili, non vanno ignorati" Gli attacchi iraniani costituiscono una grave violazione della sovranità statale e dell'integrità territoriale, pertanto non possono essere ignorati, ha affermato il rappresentante dell'Arabia Saudita presso le Nazioni Unite a Ginevra, Abdulmohsen Majed Bin Khothaila. "Condanniamo gli attacchi dell'Iran contro il Regno e gli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo", ha affermato. "Si tratta di Stati che non sono parte del conflitto in corso con l'Iran. Violano la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale. Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome", ha sottolineato il diplomatico saudita. 9.43 L'Onu, con gli attacchi ai siti nucleari si rischia la catastrofe Gli attacchi missilistici vicino a siti nucleari in Iran e Israele rischiano di provocare una "catastrofe senza precedenti". E' l'avvertimento lanciato dall'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk. 9.07 Teheran, colpita la casa del regista Kiarostami Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che la casa del regista defunto di fama mondiale Abbas Kiarostami è stata colpita durante i bombardamenti israelo-americani sull'Iran. "La casa di Kiarostami faceva forse parte della presunta 'minaccia imminente' per gli Stati Uniti?! La verità è che questa guerra arbitraria tra americani e israeliani non è diretta solo contro uno Stato, ma contro una cultura, una civiltà e un'identità profondamente radicate", ha scritto Baghaei su X. Il portavoce non ha però precisato l'entità dei danni materiali né fornito un bilancio di eventuali feriti o vittime. Kiarostami, deceduto a Parigi nel 2016, ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes per "Il sapore della ciliegia" nel 1997; è noto per numerosi altri film tra cui "Close-Up" e "Dov'è la casa dell'amico". 8.58 Teheran: "Trump che vuole un dialogo non è credibile" L'affermazione del presidente Donald Trump di voler avviare un dialogo "non è credibile". Lo ha affermato Esmaeil Baghaei, portavoce del ministro degli Esteri iraniano, in dichiarazioni a India Today. "Guardate i fatti. L'Iran è costantemente sotto bombardamento e lancio di missili da parte di Stati Uniti e Israele. Quindi la loro affermazione di voler avviare un dialogo e mediare non è credibile. Perché sono stati loro a iniziare questa guerra e continuano ad attaccare l'Iran. Quindi, qualcuno può davvero credere che la loro affermazione di voler mediare sia credibile?", ha dichiarato Baghaei. 8.35 Teheran: "Già traditi dagli Usa, nessun colloquio in corso" Il portavoce del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha respinto anche lui le ultime affermazioni del presidente Usa Donald Trump in merito a colloqui in corso per porre fine alla guerra. In dichiarazioni rilasciate a India Today, Esmail Baghaei, portavoce del ministro degli Esteri iraniano, ha ribadito la posizione già espressa nelle scorse ore. "Abbiamo chiarito che non ci sono colloqui o negoziati in corso tra Iran e Stati Uniti", ha affermato. "Abbiamo avuto un'esperienza catastrofica, direi, con la diplomazia statunitense. Siamo stati attaccati due volte nell'arco di nove mesi, mentre eravamo nel bel mezzo di un processo negoziale per risolvere la questione nucleare. Si è trattato quindi di un tradimento della diplomazia", ha sottolineato Baghaei. 8.38 Idf, colpiti siti di produzione di missili navali a Teheran L'esercito israeliano ha annunciato di aver colpito un impianto di produzione di missili da crociera navali operante sotto il ministero della Difesa iraniano a Teheran. "Nei giorni scorsi, l'aviazione israeliana, agendo sulla base di informazioni dell'intelligence delle Forze di Difesa israeliane, ha colpito due importanti impianti di produzione di missili da crociera navali a Teheran", ha dichiarato l'Idf. Secondo la stessa fonte, l'impianto veniva utilizzato per "sviluppare e produrre missili da crociera navali a lungo raggio, in grado di distruggere rapidamente obiettivi in mare e a terra". Gli attacchi "rappresentano un ulteriore passo nell'aggravare i danni arrecati all'infrastruttura di produzione militare del regime", ha sottolineato l'Idf. 8.29 Il Qatar "i paesi del Golfo nel negoziato, Hormuz non è merce di scambio" Gli Stati del Golfo non devono essere messi da parte nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Lo ha dichiarato l'ex primo ministro del Qatar, Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, secondo cui gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) devono avere un ruolo in qualsiasi negoziato tra le parti, avvertendo che il futuro della regione non puo' essere plasmato senza di loro. "Gli Stati del Ccg non possono essere assenti da nessun tavolo dove si delineano i contorni del futuro regionale", ha scritto Al Thani su X. L'ex premier qatariota ha affermato, inoltre, che lo Stretto di Hormuz "non è una merce di scambio, nè uno strumento di pressione" e deve rimanere aperto "senza condizioni o restrizioni, in nessuna circostanza". "Qualsiasi tentativo di imporre un controllo unilaterale su di esso, o di trasformarlo in uno strumento di estorsione, rappresenta una minaccia diretta non solo per gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo e per la regione, ma per l'economia globale nel suo complesso", ha sottolineato. 7.31 Teheran, gli Usa negoziano con se stessi Teheran ha nuovamente smentito che ci siano negoziati in corso con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra. "Il vostro conflitto interiore ha raggiunto un punto tale da negoziare con voi stessi?", ha affermato Ebrahim Zolfaqari, portavoce del Comando Centrale delle Forze Armate iraniane, Khatam al-Anbiya. Lo riferiscono i media statali iraniani ripresi da siti israeliani. "Persone come noi non potranno mai andare d'accordo con persone come voi", ha sottolineato Zolfaqari, avvertendo che gli investimenti statunitensi e i prezzi dell'energia prebellici non torneranno finché Washington non accetterà che la stabilità regionale sia garantita dalle forze armate iraniane 7.08 Wsj, le richieste dell'Iran per fermare la guerra sono ridicole e irrealistiche In vista di possibili negoziati tra Iran e Stati Uniti, un funzionario americano ha dichiarato al Wall Street Journal (Wsj) che le richieste dell'Iran per un accordo che ponga fine alla guerra sono "ridicole e irrealistiche". Secondo la fonte, tra le richieste avanzate dalle Guardie Rivoluzionarie c'è la chiusura di tutte le basi americane in Medio Oriente, il pagamento di un risarcimento per i danni causati dagli attacchi in Iran, un "nuovo regime" di gestione nello Stretto di Hormuz in cui l'Iran potrebbe riscuotere tasse dalle navi che attraversano la strategica via navigabile "come fa l'Egitto nel Canale di Suez". Il regime di Teheran chiederebbe, inoltre, garanzie che la guerra non riprenda in futuro, la rimozione di tutte le sanzioni contro l'Iran e il rifiuto di accettare restrizioni al programma missilistico iraniano, opponendosi del tutto a qualsiasi negoziato su questa prospettiva.
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