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Estero
L'Iran risponde alla proposta Usa: "Fine della guerra, anche in Libano". Trump: "Prenderem...
Oggi 10-05-26, 18:17
AGI - La risposta dell'Iran agli Stati Uniti è incentrata sulla "fine della guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano". Lo riferisce l'agenzia di stampa iraniana Irib News Agency, secondo cui la risposta di Teheran inviata al Pakistan fa riferimento "alla fine della guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista su tutti i fronti, in particolare in Libano". Israele ha continuato a condurre attacchi quotidiani in tutto il Libano nonostante l'accordo di cessate il fuoco raggiunto tra le parti il 17 aprile e successivamente prorogato. Le parole di Trump Toni minacciosi dal presidente Usa Donald Trump sull'uranio iraniano, mentre Teheran ha appena consegnato la risposta agli Stati Uniti per tentare di porre fine alla guerra. "Gli Stati Uniti non possono permettere all'Iran di possedere armi nucleari e di avere accesso alla capacita' nucleare", ha dichiarato Trump in un'intervista a "Full Measure", programma televisivo di attualita' e approfondimento investigativo statunitense, condotto dalla nota giornalista Sharyl Attkisson. "A un certo punto prenderemo l'uranio arricchito, ne abbiamo il controllo. Se qualcuno si avvicina, possono dirvi il suo nome, il suo indirizzo e il suo numero di matricola. Lo stiamo monitorando molto attentamente e chiunque si avvicini, lo faremo saltare in aria", ha minacciato Trump. La minaccia di Teheran alle navi francesi e britanniche L'Iran ha avvertito Francia e Regno Unito che risponderà in modo "fermo e immediato" al dispiegamento di navi militari nei pressi dello Stretto di Hormuz, annunciato dai due Paesi europei per garantire la libertà di navigazione nella regione. "Si avverte che la presenza di navi francesi, britanniche o di qualsiasi altro Paese per sostenere potenzialmente le azioni illegali e contrarie al diritto internazionale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz si troverà di fronte a una risposta ferma e immediata", ha scritto su X il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi. Il diplomatico ha sottolineato che "sia in tempo di guerra sia in tempo di pace, soltanto la Repubblica islamica dell'Iran può garantire la sicurezza in questo stretto e non permetterà a nessun Paese di interferire in queste questioni". Teheran a Usa, meglio che vi arrendiate Qualche ora prima della proposta, Teheran aveva chiesto agli Stati Uniti la resa. Ebrahim Rezae, nuovo portavoce della commissione per la Sicurezza nazionale iraniana, aveva inviato scritto: "Da oggi la nostra pazienza è finita: ogni attacco alle nostre navi sarà accolta con una risposta pesante e decisa dell'Iran contro le navi e le basi americane", ha avvertito. "L'orologio scorre ed è a svantaggio degli americani: è nel loro interesse non commettere follie e non affondare ulteriormente nel pantano in cui sono caduti. Il modo migliore è arrendersi e concedere concessioni. Dovrete abituarvi al nuovo ordine regionale", ha ammonito. Il controllo dello Stretto di Hormuz Il cuore dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito petrolifero mondiale. Il colonnello Akrami Nia, portavoce dell’esercito della Repubblica Islamica, ha avvertito che il transito sarà garantito solo a chi non aderisce alla politica sanzionatoria di Washington. “D'ora in poi, i paesi che seguiranno gli Stati Uniti nell'applicazione delle sanzioni contro la Repubblica Islamica dell'Iran si troveranno sicuramente in difficoltà nel transitare lo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Nia all'agenzia Tasnim. Secondo il portavoce, i tentativi di isolamento sono falliti: “L'obiettivo della pretesa imposizione di un blocco era di minare l'autorità della Repubblica Islamica dell'Iran sullo Stretto di Hormuz attraverso azioni di propaganda”. Nia ha inoltre rivendicato l'efficacia delle operazioni iraniane, sottolineando che “noi siamo riusciti a impedire la navigazione e le attività delle navi del regime sionista, e a fermarle”. Diplomazia in stallo e nuovi attacchi Mentre la retorica bellica si inasprisce, i canali diplomatici restano precariamente aperti. Il presidente Donald Trump attende da quarantotto ore una risposta alla proposta di pace inviata tramite mediatori pakistani. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha confermato che il documento è ancora “in fase di valutazione”. Sul fronte dei mediatori, il segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato il leader del Qatar per coordinare gli sforzi volti a “scoraggiare le minacce e promuovere la stabilità e la sicurezza in tutto il Medio Oriente”. Tuttavia, la realtà sul campo parla di una sicurezza compromessa: l'agenzia britannica Ukmto ha riferito che una nave portarinfuse è stata colpita da un proiettile a 23 miglia da Doha, provocando un incendio a bordo. Emirati, intercettati due droni. Nessun ferito Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato 2 droni "provenienti dall'Iran". A riferirlo e' un comunicato del ministero della Difesa emiratino. "Non sono stati registrati feriti o decessi nelle ultime ore", si chiarisce nella nota. "Il ministero della Difesa è in stato di massima allerta" per "affrontare qualsiasi minaccia e contrastare con fermezza tutto cio' che mira a destabilizzare la sicurezza dello Stato, per garantendo la salvaguardia della sua sovranita', sicurezza e stabilita', e proteggere i suoi interessi", assicura il governo emiratino. "Dall'inizio degli attacchi iraniani, le difese aeree emiratine hanno intercettato 551 missili balistici, 29 missili da crociera e 2265 droni", precisa il comunicato, con la morte "di dieci civili di nazionalita': pakistana, nepalese, bangladese, palestinese, indiana ed egiziana", ricorda il comunicato. Il totale dei feriti e' di 230 feriti. Il fronte interno e la guerra economica In un discorso alla nazione, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha inquadrato lo scontro come una mutazione della strategia avversaria. “Dopo il fallimento nella guerra militare, il nemico sta cercando di trasferire la guerra sul terreno economico”, ha affermato Pezeshkian. Il presidente ha esortato la popolazione alla resistenza, dichiarando che “il popolo deve far fallire anche questo complotto, con la sua partecipazione e collaborazione”, e che “il Paese ha bisogno di un movimento popolare di massa volto a riformare i modelli di consumo”. Dal punto di vista militare, Teheran rivendica la tenuta del sistema. Per il colonnello Nia, “Stati Uniti e Israele hanno fallito nel loro attacco all'Iran”. Secondo l'ufficiale, l'analisi delle operazioni dimostra che “nessuno degli obiettivi del nemico è stato raggiunto” e che “l'equilibrio politico del sistema non è stato intaccato, anzi l'unità e la coesione interne sono state rafforzate”.
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