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L’Iran e il nucleare, cosa è cambiato negli accordi di Trump e di Obama
Oggi 18-06-26, 07:23
AGI - Nell'intesa tra Iran e Usa raggiunta da Trump, dalla lunghezza del documento alle parti in causa coinvolte, ci sono differenze sostanziali con l’accordo siglato con Teheran nel 2015 dall’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il tycoon ha ribadito ieri in Francia, parlando con i giornalisti, che l’intesa da lui firmata è "molto diversa”, “più dura" e “molto migliore” rispetto alla precedente, definita “debole". Secondo il New York Times, che sulla base delle ultime dichiarazioni del presidente ha analizzato i due testi, la differenza è soprattutto nella profondità dei contenuti e nella definizione delle condizioni: l’intesa attuale viene definita "vaga e concepita come un accordo provvisorio", destinato a tracciare il percorso negoziale verso un’intesa più completa. E, aggiunge il quotidiano liberal, molto meno ambiziosa del precedente. L’accordo raggiunto dall’amministrazione Trump punta soprattutto a porre fine alla guerra e a riaprire lo Stretto di Hormuz, rinviando a un successivo ciclo di negoziati le discussioni sul programma nucleare. Non solo Usa e Iran nell'accordo del 2015 Quello firmato nel 2015, invece, era molto dettagliato e già definitivo. Intanto nel primo, sotto Obama, non erano coinvolti solo Usa e Iran, ma Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Unione Europea, e riguardava il programma nucleare iraniano. Quello attuale resta vago sul tema, cita la sovranità del Libano, ma non menziona Israele e Hezbollah, il gruppo militante libanese sostenuto dall’Iran e al centro del conflitto con Israele. Le ambizioni nucleari iraniane L’accordo del 2015 era un piano complessivo per affrontare le ambizioni nucleari dell’Iran e garantire che il suo programma fosse “esclusivamente pacifico”. Il testo era lungo diciotto pagine ed era accompagnato da decine di pagine di dettagli aggiuntivi su elementi specifici del programma nucleare, sistemi di controllo, revoca delle sanzioni e altro. I 14 punti dell'accordo siglato da Trump L’attuale memorandum è composto da quattordici paragrafi. Stabilisce che l’Iran si impegna a non possedere un’arma nucleare, ma lascia tutti i dettagli a ulteriori negoziati nei sessanta giorni successivi alla sua finalizzazione, periodo che può essere esteso se entrambe le parti sono d’accordo. Il Jcpoa, acronimo con cui si indica l’intesa del 2015, collegava la rimozione delle sanzioni all’Iran al raggiungimento di obiettivi specifici riguardanti il suo programma nucleare. Nell’accordo attuale, gli Stati Uniti si impegnano esplicitamente a “porre fine a ogni tipo di sanzione” contro l’Iran, secondo “un calendario concordato nell’ambito dell’accordo finale”. Il primo era, invece, un’intesa definitiva. Le differenze dal punto di vista finanziario Ma anche dal punto di vista finanziario, prosegue l’analisi del New York Times, emergono evidenti differenze. L’accordo attuale impegna gli Stati Uniti e i partner regionali a elaborare un piano per un fondo con almeno 300 miliardi di dollari destinato alla ricostruzione dell’Iran, una questione che non era mai stata sul tavolo nei negoziati precedenti, perché questi ultimi non erano stati provocati da una guerra. Il testo stabilisce inoltre che gli Stati Uniti concederanno tutte le licenze, deroghe e autorizzazioni necessarie per le transazioni finanziarie collegate al fondo. Funzionari dell’amministrazione Trump hanno dichiarato che l’Iran riceverà questi benefici economici e la revoca delle sanzioni solo se rispetterà i propri obblighi previsti dagli accordi, ma il testo non specifica esattamente quali condizioni l’Iran dovrà soddisfare per ottenere i fondi per la ricostruzione.
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