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L'ultimo saluto a Bossi: il funerale a Pontida
Oggi 22-03-26, 14:29
AGI - Sono centinai i militanti leghisti che si sono radunati al monastero di San Giacomo a Pontida per i funerali di Umberto Bossi. Accanto a loro è stato installato un maxi schermo da dove potranno seguire la cerimonia. Prima della cerimonia funebre diversi i cori sono stati intonati dai presenti, slogan storici come "Bossi Bossi", "Padania libera" "Libertà libertà" e "Roma ladrona il nord non perdona". Accanto all'abbazia è stato appeso uno striscione con la scritta in verde "Grazie Capo... La tua storia vivrà sempre con noi". Tra i primi big ad arrivare il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo. Meloni e Tajani accolti da Salvini La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata al monastero di San Giacomo, a Pontida, per i funerali di Umberto Bossi. La premier, arrivata assieme al vicepremier Antonio Tajani, è stata accolta dall'applauso dei militanti all'esterno dell'abbazia. L'altro vicepremier, e leader della Lega, Matteo Salvini li ha accolti sul sagrato. Subito dopo è partito il coro "secessione, secessione". Prima della premier sono arrivati, tra gli altri, i presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana, i ministri Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli, Giuseppe Valditara, Alessandra Locatelli e Daniela Santanché. Salvini: "Buon viaggio Umberto. Con te tutto è iniziato" "Trent'anni fa, come oggi, una battaglia che non era solo politica, ma identità, visione, popolo, destino. Libertà, autonomia, territorio, lavoro, sacrificio, responsabilità, giustizia, sicurezza. In quattro parole: padroni a casa nostra. Spesso, allora come oggi, soli contro tutti. Questa è la Lega, una comunità in cammino. Buon viaggio Umberto, con te tutto è iniziato, mai mula'!". Lo dice Matteo Salvini, leader della Lega, ricordando Umberto Bossi. Il ricordo di Aurelio Locatelli, l'autista di Bossi Aurelio Locatelli da Gorlago è un omone apparentemente burbero, che ha dedicato alla Lega la gran parte della sua vita. Dagli anni Novanta in poi, è stato una delle colonne portanti di quel servizio di sicurezza personale, composto prevalentemente da bergamaschi, che l'ex senatore Massimo Dolazza organizzò attorno a Umberto Bossi. Per dire, c'era "l'Aurelio" - come viene apostrofato in Lega - al volante dell'auto del senatur la notte in cui ebbe il malore nel marzo del 2004. Il suo ruolo dopo la malattia del 'Senatur' Dopo la malattia di Bossi, Locatelli ha fatto anche l'autista per Giancarlo Giorgetti e per Matteo Salvini, prima del trasloco di quest'ultimo a Roma, nel 2018 come ministro dell'Interno. Insomma, non un autista qualsiasi, tanto che in quegli anni è stato anche eletto come rappresentante nel consiglio federale del partito. In genere schivo coi giornalisti, ha vissuto una parte importante della storia della Seconda Repubblica, restando nelle retrovie. Ma quando parla di Bossi, torna il tono del militante. L'umanità e la capacità politica di Bossi "Molti giornalisti e opinionisti hanno cercato di trasformare Bossi in quello che non era", dice, sfogandosi con l'AGI. "Lo hanno preso in giro, hanno esagerato e gonfiato dei particolari dimenticando le cose importanti o significative, quelle che piacevano alle persone normali, al popolo - continua -. Ecco, io, di lui, ho amato la sua umanità, la sua capacità di fare politica partendo dalle cose semplici e dalle persone semplici". "Con lui è definitivamente tramontato un modo di fare politica che ho amato. Con lui per me è morto un uomo politico che ha amato il popolo e in cambio ha ricevuto tanto amore", sostiene. "Cose difficili da capire per chi non vuole vedere la realtà", aggiunge, amareggiato. Il passaggio del feretro tra gli applausi Applausi dei militanti, striscioni, bandiere e il nome di Bossi scandito più volte. Così è stato accolto il feretro nel suo passaggio davanti al Pratone di Pontida, al termine del funerale del fondatore della Lega. Un lungo corteo aperto dall'auto che trasporta il Senatur, seguita dalla famiglia in un'altra macchina e poi la fila di persone a piedi che reggono un grande vessillo col Sole delle Alpi. Davanti a tutti Giancarlo Giorgetti, visibilmente emozionato. Un gruppo di militanti, dal punto del Pratone dove solitamente sorge il palco dell'adunata leghista, ha richiamato il coro "Abbiamo un sogno nel cuore: bruciamo il tricolore" scandito poco prima davanti alla chiesa, sotto gli occhi della premier Giorgia Meloni.
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