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Magyar ha giurato: è il nuovo primo ministro dell'Ungheria. "Prometto di servire il Paese,...
Oggi 09-05-26, 15:17
AGI - Peter Magyar ha giurato: è il nuovo primo ministro dell'Ungheria, meno di un mese dopo la schiacciante vittoria elettorale che ha posto fine ai sedici anni di potere del nazionalista Viktor Orban. Il leader conservatore e filo-europeo è arrivato in mattinata al Parlamento di Budapest per la cerimonia di investitura, accolto da centinaia di sostenitori radunati all'esterno dello storico edificio neogotico che domina il Danubio, dove i maxi-schermi hanno trasmesso in diretta la seduta inaugurale della nuova legislatura. Ad aprire la sessione è stato il presidente della Repubblica Tamas Sulyok, che ha dato il benvenuto ai deputati eletti il 12 aprile e ha avviato i lavori che porteranno nel pomeriggio al voto di conferma del nuovo capo del governo. L'atmosfera, dentro e fuori dal Parlamento, è quella delle grandi occasioni. "Non avevo mai provato una gioia simile, si percepisce che la maggior parte delle persone voleva davvero questo cambiamento", ha raccontato all'Afp Anna Horvath, pensionata di 66 anni, esprimendo la speranza che il nuovo esecutivo ponga fine alla corruzione, restituisca pienamente le libertà civili e riporti il Paese al centro del progetto europeo. Le aspettative su Peter Magyar Su Peter Magyar, 45 anni, si concentrano aspettative enormi. L'ex sfidante di Orban ha costruito la sua campagna sulla promessa di un "cambio di regime", impegnandosi a smantellare il sistema di potere consolidato in oltre un decennio e mezzo di governo del leader nazionalista. Le difficoltà economiche e le riforme Il nuovo premier dovrà tuttavia affrontare una situazione economica difficile, caratterizzata da stagnazione, deterioramento dei servizi pubblici e dalla necessità di profonde riforme strutturali. "Per il momento gli ungheresi mostrano grande pazienza e molta buona volontà, ma le aspettative sono enormi e dovranno essere soddisfatte anche nel breve termine", osserva Andrea Virag, direttrice della strategia del think tank liberale Republikon. I fondi europei e la posta in gioco Consapevole che il periodo di grazia potrebbe essere breve, Magyar intende accelerare immediatamente sul fronte delle riforme per ottenere lo sblocco dei fondi europei congelati a causa delle violazioni dello Stato di diritto contestate ai governi Orban. La posta in gioco è elevata: ad agosto l'Ungheria rischia di perdere fino a 10 miliardi di euro del piano di ripresa post-Covid. La scorsa settimana il nuovo leader si è recato a Bruxelles, dove ha avuto incontri informali con i vertici dell'Unione europea nella speranza di ottenere entro la fine di maggio un primo via libera al rilascio delle risorse. Sebbene le istituzioni europee abbiano accolto con favore il ritorno di un interlocutore intenzionato a ristabilire rapporti costruttivi con Bruxelles, è probabile che attendano l'adozione concreta delle riforme prima di sbloccare i finanziamenti. Tra gli impegni già annunciati figurano l'adesione dell'Ungheria alla Procura europea, il rafforzamento della lotta alla corruzione e garanzie per l'indipendenza della magistratura e dei media. Per attuare questo programma, Magyar potrà contare su una maggioranza qualificata molto ampia: il suo partito Tisza dispone di 141 seggi su 199 nel Parlamento ungherese. Il nuovo premier ha inoltre annunciato l'intenzione di rimuovere dalle istituzioni "tutte le marionette nominate dal sistema Orban in posizioni chiave", inclusi il procuratore generale e il presidente della Corte costituzionale. In un primo momento aveva minacciato anche di modificare la Legge fondamentale per costringere alle dimissioni il capo dello Stato, vicino all'ex premier, ma l'investitura odierna assume soprattutto il tono di una riconciliazione nazionale. Celebrazioni e messaggio di inclusione Le celebrazioni sono state infatti organizzate con un forte valore simbolico. Bandiere europee, musica dedicata alla minoranza rom e riferimenti alle comunità magiare nei Paesi vicini intendono sottolineare l'idea di un Paese più inclusivo e aperto. "Magyar vuole dimostrare di incarnare una forma di unità nazionale e di riconciliazione dopo anni di politica divisiva", spiega ancora Andrea Virag. Rinnovamento delle istituzioni Il rinnovamento si riflette anche nella composizione delle istituzioni. Il Parlamento, da cui per la prima volta dal 1990 sono assenti i partiti di centro-sinistra, dovrebbe eleggere Agnes Forsthoffer alla presidenza dell'assemblea. Tra le nomine di rilievo figurano inoltre Krisztian Koszegi, professore di storia rom designato vicepresidente del Parlamento, e Vilmos Katai-Nemeth, destinato a diventare il primo ministro non vedente della storia del Paese con la delega agli Affari sociali. Prime difficoltà e caso nepotismo Non mancano tuttavia i primi segnali di difficoltà per una squadra composta in larga parte da tecnocrati con limitata esperienza politica. Il primo incidente è arrivato con il tentativo di nominare ministro della Giustizia l'avvocato Marton Mellethei-Barna, futuro cognato di Magyar, scelta che ha suscitato imbarazzo in un Paese segnato da anni di accuse di nepotismo. Il legale ha infine rinunciato all'incarico, spiegando di voler evitare che "anche la più piccola ombra" potesse oscurare la transizione democratica. Con il voto di oggi, Peter Magyar apre così una nuova fase della storia ungherese, con la promessa di riportare il Paese al centro dell'Europa e di chiudere definitivamente l'era Orban.
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