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Estero
Multa da 1000 euro a un giudice. Ha scritto una sentenza con ChatGPT
Oggi 27-04-26, 16:37
AGI - Il Consiglio Generale della Magistratura (CGPJ) ha multato un giudice di 1.000 euro per grave infrazione, per aver utilizzato l'intelligenza artificiale, nello specifico ChatGPT, nella redazione di una sentenza. Il CGPJ ha escluso la sospensione dalla professione per la gravissima infrazione commessa. Il Comitato Disciplinare dell'organo di governo della magistratura ha deliberato a maggioranza di infliggere la sanzione al giudice di un tribunale provinciale, ai sensi dell'articolo 418.8 della Legge Organica sulla Magistratura, che considera grave infrazione "la divulgazione, al di fuori dei canali di informazione giudiziaria stabiliti, di fatti o dati di cui si venga a conoscenza nell'esercizio delle proprie funzioni o in relazione ad esse", ha comunicato oggi il CGPJ. La posizione del pubblico ministero Il pubblico ministero che ha avviato il procedimento disciplinare aveva aperto un caso proponendo una sospensione di quindici giorni per il giudice per un reato gravissimo – definito in un altro articolo della stessa legge come "inaccettabile ignoranza nell'esercizio delle funzioni giudiziarie" – e una multa di 501 euro per un reato grave. La decisione della Commissione disciplinare La Commissione Disciplinare ha respinto la richiesta di sospensione, ritenendo che il giudice avesse utilizzato l'IA "come ausilio e complemento, ma non in sostituzione delle sue funzioni". La Procura della Repubblica ha ritenuto che le azioni non costituissero un'infrazione disciplinare e ha chiesto l'archiviazione del caso senza imporre alcuna sanzione. La scoperta dell’uso di ChatGPT Secondo il quotidiano "El Español", il giudice avrebbe utilizzato l'IA per redigere una sentenza e sarebbe stato scoperto perché avrebbe dimenticato di rimuovere le query di ChatGPT dal testo. Le accuse sull’elusione della funzione giurisdizionale Il pubblico ministero che ha avviato il procedimento ha contestato al giudice di aver presentato agli altri membri della corte una "sentenza apparente" che era stata giustificata, ovvero argomentata, utilizzando "metodi artificiali basati sull'analisi computerizzata che ChatGPT aveva effettuato sugli atti processuali forniti a tale scopo dallo stesso giudice". Nel proporre la sanzione, il pubblico ministero non ha contestato l'uso dello strumento di intelligenza artificiale "in sé", bensì il fatto che fosse stato utilizzato "per eludere la sua funzione giurisdizionale". La direttiva del CGPJ sull’intelligenza artificiale La magistratura aveva già avvertito i giudici che l'IA non può emettere sentenze: il 28 gennaio, la sessione plenaria del Consiglio Generale della Magistratura (CGPJ) ha approvato una direttiva sull'uso dell'intelligenza artificiale, avvertendo i giudici che l'IA non può emettere sentenze, valutare fatti o prove, o applicare la legge senza la supervisione e il "controllo umano costante, reale, consapevole ed effettivo" dei giudici. Limiti e strumenti consentiti Questa direttiva vieta all'intelligenza artificiale di sostituire i membri della magistratura nell'esercizio dell'attività giudiziaria, della responsabilità giudiziaria, dell'indipendenza della magistratura, del rispetto dei diritti fondamentali e dei principi di riservatezza e sicurezza, nonché della prevenzione di distorsioni algoritmiche. Inoltre, la magistratura ha stabilito che i giudici possono utilizzare solo applicazioni di intelligenza artificiale fornite dalle autorità giudiziarie competenti e approvate dal CGPJ, oppure quelle fornite direttamente dall'organo di governo della magistratura.
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