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Estero
"Navalny ucciso con il veleno della rana freccia". L'accusa del Regno Unito e alleati
Oggi 14-02-26, 19:30
AGI - Cinque Paesi europei Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi hanno concluso che l'oppositore russo Alexei Navalny è stato ucciso con una "rara tossina" estratta dalla rana freccia, esemplare velenosissimo del Sud America, e indicano lo Stato russo come principale responsabile della sua morte. Le conclusioni dell'indagine, presentate alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, si basano su analisi di laboratorio di campioni prelevati dal corpo del dissidente, morto il 16 febbraio 2024 in una colonia penale artica mentre stava scontando una condanna a 19 anni di carcere. La tossina individuata nei campioni Secondo la dichiarazione congiunta, nei campioni è stata rilevata epibatidina, una potente neurotossina presente nella pelle della rana freccia sudamericane e non rinvenibile naturalmente in Russia. I governi europei ritengono quindi "altamente probabile" che Navalny sia stato avvelenato, sottolineando che il dissidente è morto mentre era detenuto e che Mosca aveva "mezzi, movente e opportunità" per somministrargli il veleno. Londra ha affermato che solo lo Stato russo disponeva delle capacità necessarie per impiegare una sostanza di questo tipo. La vedova Yulia Navalnaya, presente a Monaco, ha parlato di prove ormai "scientificamente dimostrate" dell'assassinio del marito, ricordando di aver accusato Vladimir Putin già due anni fa, quando pero' ha detto si trattava ancora solo di parole. Le reazioni dei leader europei Diversi leader europei hanno attribuito la responsabilità al Cremlino: la segretaria britannica agli Esteri, Yvette Cooper, ha evocato un piano "barbaro" per mettere a tacere l'opposizione, mentre il ministro francese Jean-Noel Barrot ha sostenuto che il presidente russo sarebbe disposto a utilizzare armi biologiche contro i propri cittadini pur di restare al potere. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito l'episodio "un atto codardo di un leader impaurito". Per lei la Russia agisce da tempo con metodi propri di uno "Stato terrorista". Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, intervenendo alla stessa conferenza, ha dichiarato di ritenere Putin responsabile della morte del dissidente, pur affermando di non sapere quale sostanza sia stata utilizzata, e ha aggiunto di non voler vivere con il timore di essere vittima di un possibile avvelenamento. La risposta di Mosca Mosca ha respinto con decisione le accuse. Il Cremlino non ha mai fornito una spiegazione dettagliata della morte, limitandosi a sostenere che Navalny si sia sentito male durante una passeggiata nel carcere. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha definito la teoria del "veleno di rana" una bufala della propaganda occidentale, sostenendo che senza la pubblicazione dei risultati completi delle analisi le accuse restano infondate. Il precedente del 2020 e il coinvolgimento dell’Opac I cinque Paesi europei hanno inoltre annunciato di aver informato l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, esprimendo preoccupazione per il fatto che la Russia non avrebbe distrutto completamente i propri arsenali. Navalny era già sopravvissuto nel 2020 a un avvelenamento con l'agente nervino Novichok, prima di rientrare in Russia nel 2021 e venire arrestato, continuando da allora a denunciare la corruzione del potere e la guerra in Ucraina fino alla sua morte in detenzione.
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