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Estero
Perché Stati Uniti e Israele evitano di bombardare l'isola di Kharg
Oggi 09-03-26, 02:00
AGI - Stati Uniti e Israele continuano a evitare attacchi contro l'isola di Kharg, il cuore dell'export energetico iraniano, il cui eventuale danneggiamento potrebbe provocare un forte aumento dei prezzi del petrolio e tensioni con la Cina. Questa mattina gli abitanti di Teheran si sono svegliati sotto una densa nube di fumo nero dopo che raid israeliani hanno colpito quattro depositi petroliferi e un sito logistico nella capitale. Secondo le autorità iraniane, gli attacchi hanno provocato almeno sei morti e una ventina di feriti. Nonostante l'escalation militare, Washington e Tel Aviv hanno tuttavia finora evitato di prendere di mira l'isola di Kharg, nel Golfo Persico, un piccolo territorio di circa 25 chilometri quadrati situato a una ventina di chilometri dalle coste iraniane. Da qui passa circa il 90% del petrolio esportato dall'Iran, destinato in gran parte alla Cina. L'importanza strategica di Kharg Le infrastrutture dell'isola sono considerate vitali per l'economia del Paese. Già durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988), un rapporto della CIA sottolineava che il funzionamento continuo degli impianti di Kharg era "essenziale alla prosperità economica dell'Iran". L'importanza strategica resta intatta anche oggi: secondo analisi citate da Reuters, i pasdaran controllerebbero circa la metà delle entrate petrolifere del Paese. Le operazioni di carico del petrolio Per il momento, le operazioni di carico del petrolio sull'isola sembrano proseguire. Immagini satellitari europee del programma Copernicus - citate da BfmTv - mostrano diverse petroliere ormeggiate ai terminal, mentre alcune navi legate a Teheran hanno continuato ad attraversare il Golfo nonostante la forte riduzione del traffico marittimo nello stretto di Hormuz, a poche centinaia di chilometri più a sud. La posizione degli Stati Uniti e le ipotesi di intervento Da Washington, l'amministrazione statunitense ha cercato di rassicurare i mercati energetici. Intervistato da CNN, il segretario all'Energia Chris Wright ha dichiarato che gli Stati Uniti non intendono colpire il settore energetico iraniano. "Non prevediamo di prendere di mira l'industria petrolifera o del gas iraniana né altri elementi del loro sistema energetico", ha detto, precisando che i raid contro i depositi di carburante a Teheran sono stati condotti da Israele. Tuttavia, secondo il sito Axios, tra i responsabili statunitensi sarebbe stata discussa anche l'ipotesi di un'operazione per prendere il controllo dell'isola di Kharg, così come l'eventuale invio di forze speciali contro siti nucleari iraniani. Ieri Donald Trump ha lasciato intendere che un dispiegamento di truppe a terra resta "possibile", ma "non per il momento". Le conseguenze di un attacco a Kharg Un attacco diretto contro Kharg avrebbe conseguenze rilevanti per il mercato energetico globale. Secondo il think tank statunitense Center for Strategic and International Studies (CSIS), un blocco o la conquista dell'isola potrebbe ridurre fino a 1,6 milioni di barili al giorno le esportazioni iraniane di petrolio, quasi interamente dirette verso la Cina. Lo stesso centro studi stima che una simile operazione potrebbe far salire il prezzo del greggio di almeno 10-12 dollari al barile. In caso di distruzione delle infrastrutture di carico o dei serbatoi di stoccaggio sull'isola, il petrolio potrebbe addirittura superare la soglia dei 100 dollari al barile. Il Brent, riferimento internazionale per il prezzo del greggio, ha già chiuso la settimana oltre i 92 dollari, il livello più alto dal 2023, alimentando i timori di un nuovo shock energetico nel caso in cui il conflitto con l'Iran colpisca direttamente il cuore delle sue esportazioni petrolifere.
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