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Scaduti i due mesi di tregua, l'Iran "pronto a riprendere la guerra" annuncia l'accordo su...
Oggi 17-08-26, 13:52
AGI - L'Iran ha trascorso i due mesi di tregua previsti dal memorandum d'intesa con gli Stati Uniti - scaduti oggi - a prepararsi a un'intensificazione dei combattimenti piuttosto che dedicarsi alla diplomazia. È quanto riferito da funzionari iraniani e arabi al Wall Street Journal. L'Iran ha intensificato la produzione di droni Secondo il quotidiano americano, Teheran riteneva che gli Stati Uniti stessero solo prendendo tempo per un futuro attacco e per questo, negli ultimi 60 giorni, avrebbe intensificato la produzione di missili e droni e nominato falchi in posizioni chiave. Il Wall Street Journal afferma che i funzionari dell'intelligence araba hanno segnalato un "cambiamento strategico" tra i vertici iraniani per "preparare le proprie forze ad ampliare la guerra". Mohammad Hassan Sangtarash, analista della difesa con sede a Teheran, ha dichiarato che "in Iran è diffusa l'opinione che la guerra vera e propria non sia ancora iniziata". Teheran annuncia, "accordo con l'Oman su Hormuz" L'Iran afferma di aver raggiunto un accordo con l'Oman su un piano per il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Le parti stanno ora lavorando per definire i dettagli di una dichiarazione congiunta. Lo dice il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei. "E' stato raggiunto un accordo in merito alla mappa del percorso di transito", ha detto Baghei senza fornire ulteriori dettagli. Secondo le informazioni emerse in precedenza, l'accordo riaprirebbe lo stretto, consentendo alle navi di entrare attraverso una rotta vicina all'Iran e di uscire attraverso una rotta vicina all'Oman. Le navi transiterebbero senza pagare tasse o pedaggi durante il periodo transitorio. Il capo dell'Esercito, "non permetteremo il ritorno degli Usa nel Golfo" Il comandante in capo dell'Esercito iraniano, generale Amir Hatami, ha avvertito che l'Iran impedirà agli Stati Uniti di tornare nel Golfo Persico, nel Mare di Oman e nello Stretto di Hormuz e di ripristinare le proprie basi in Medio Oriente. "L'espulsione degli Stati Uniti dal Medio Oriente è ormai diventata una realtà", ha affermato Hatami, sostenendo che le forze americane "non hanno più il permesso" di entrare nel Golfo Persico, nel Mare di Oman e nello Stretto di Hormuz. "Tutti devono sapere che, in nessuna circostanza, le basi americane potranno tornare alla situazione precedente e l'Iran non permetterà mai che ciò accada", ha aggiunto durante un intervento riportato dall'agenzia Tasnim. Il capo dell'Esercito iraniano ha inoltre rivendicato il controllo di Teheran sullo Stretto di Hormuz come una delle condizioni per porre fine alla guerra, definendo la strategica via marittima una "capacità geopolitica concessa da Dio al popolo iraniano". "Il sacro Stretto di Hormuz è una delle condizioni per mettere fine alla guerra: lo preserveremo con tutte le nostre capacità", ha affermato. Secondo Hatami, uno dei "lasciti" di Trump è stato proprio quello di aver "attivato la capacità dello Stretto di Hormuz" a favore dell'Iran. Il nodo dei diplomatici francesi Inoltre, non arrivano buone notizie per due dipendenti dell'ambasciata francese in Iran (coinvolti in una controversia diplomatica con il Paese il mese scorso), che da quanto si apprende non potranno tornare a Teheran. A riferirlo è il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, secondo cui i due diplomatici hanno violato la Convenzione di Vienna - che definisce le regole e i privilegi delle missioni diplomatiche - svolgendo attività a sostegno della società civile iraniana. "Insistere sul fatto che questi individui fossero impegnati in attività legate al sostegno della società civile equivale di per sè ad ammettere la violazione della Convenzione di Vienna", ha affermato Baghaei durante una conferenza stampa settimanale, senza fornire ulteriori dettagli. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot, in un'intervista a France Inter il mese scorso, aveva affermato che la missione dei due dipendenti dell'ambasciata in questione era quella di "sviluppare programmi a sostegno della società iraniana, degli studenti e degli artisti. La Francia è uno dei Paesi al mondo che più si impegna per la società civile iraniana, e ne abbiamo pagato il prezzo", aveva aggiunto.
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