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Estero
Storia di Ceuta e Melilla, avamposti spagnoli (autonomi) in Nord Africa
Oggi 31-07-26, 15:52
AGI - Gli avamposti spagnoli di Ceuta e Melilla, nel Nord Africa, possiedono gli unici confini terrestri dell'Unione europea con l'Africa. Ceuta, ex colonia romana con una popolazione di 84.000 abitanti, si estende per circa 18 chilometri quadrati e si trova di fronte allo Stretto di Gibilterra. Fu conquistata dagli arabi e dai portoghesi ed è sotto la sovranità spagnola dal 1640. Melilla, che si estende per circa 200 chilometri quadrati, sorge sul versante orientale della costa mediterranea del Marocco ed è sotto il controllo spagnolo dal 1497; ha una popolazione eterogenea di circa 87.000 abitanti, di cui circa la metà è musulmana, e migliaia di marocchini vi si recano ogni giorno per lavorare e fare acquisti. I due territori sono protetti da recinzioni fortificate con filo spinato, telecamere di sorveglianza e torri di guardia. In passato, alcuni migranti sono morti o rimasti feriti nel tentativo di superare le barriere. La storia Entrambe le enclavi furono conquistate nell'ambito di una strategia dei re cattolici volta a stabilire avamposti della cristianità nel continente africano, in seguito all'espulsione di mori ed ebrei dalla Spagna nel 1492. Rivendicate dal Marocco, le due città sono da tempo un punto critico nelle relazioni diplomatiche tra Madrid e Rabat, con la Spagna che insiste sul fatto che entrambe siano parte integrante del suo territorio. Entrambe le città portuali si sono sviluppate come centri militari e commerciali di collegamento tra l'Africa e l'Europa e, dagli Anni '90, godono di uno status simile ad altre aree autonome come i Paesi Baschi e la Catalogna. Cosa prevede Schengen L'accordo di Schengen sulla libera circolazione nei Paesi dell'Ue si applica anche a Ceuta e Melilla, ma con norme speciali: chiunque entri, regolarmente o meno, non può uscire liberamente, ma solo dopo i dovuti controlli. Lo Stato spagnolo può decidere il trasferimento controllato verso la penisola per ragioni umanitarie, in caso di sovraffollamento delle strutture di accoglienza.
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