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Cronaca
Terra dei fuochi, maxi confisca ai fratelli Pellini
Oggi 04-03-26, 08:50
AGI - Il confisca di un patrimonio del valore superiore ai 205 milioni di euro rappresenta l'ultimo atto di una complessa vicenda giudiziaria che coinvolge i fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra attivi nel comparto dello smaltimento e riciclaggio dei rifiuti. Il provvedimento di confisca, emesso dal Tribunale di Napoli ed eseguito dai militari del Gico della Guardia di Finanza, colpisce una struttura economica ramificata tra diverse regioni italiane, includendo 8 società, 224 immobili, 75 terreni, 72 veicoli, due elicotteri e tre imbarcazioni. L'ordinanza depositata il 19 febbraio 2026 giunge dopo un percorso processuale iniziato nel 2017. All'epoca, le indagini avevano evidenziato una sproporzione tra i redditi dichiarati dai tre imprenditori e l'effettivo tenore di vita, portando al primo sequestro di prevenzione. La base dell'accusa poggia sulla condanna definitiva per disastro doloso continuato inflitta ai Pellini, ritenuti responsabili di traffici illeciti di rifiuti industriali e urbani nel territorio campano. L'annullamento della Cassazione e la nuova indagine Nonostante una prima conferma della confisca in appello nel 2023, la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento nell'aprile 2024 a causa di vizi formali, disponendo la temporanea restituzione dei beni. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha tuttavia mantenuto attiva la sorveglianza sul patrimonio, disponendo una nuova ricognizione tecnica volta a dimostrare la persistenza della pericolosità sociale e l'assenza di giustificazioni lecite per l'accumulo di tale ricchezza. Confermata la natura illecita dei capitali L'istruttoria camerale conclusasi in questi giorni ha confermato la validità della tesi investigativa. Secondo i magistrati della Sezione Misure di Prevenzione, le memorie difensive prodotte dai legali dei Pellini non sono state in grado di fornire prove documentali plausibili circa la provenienza del capitale utilizzato per l'acquisto di immobili tra Napoli, Salerno, Caserta, Latina e Frosinone. Il tribunale ha dunque ribadito la natura illecita delle risorse impiegate, collegandole direttamente alla gestione del ciclo dei rifiuti nella piana acerrana. I beni passano sotto il controllo dello Stato L'operazione odierna chiude il cerchio su una flotta di mezzi e una rete di investimenti finanziari che, secondo la Guardia di Finanza, costituivano il frutto di anni di violazioni ambientali sistematiche. I beni, che includono anche 70 rapporti finanziari, passano ora sotto il controllo dello Stato, segnando uno dei più significativi recuperi patrimoniali nel settore dei reati contro l'ambiente e la salute pubblica in Italia.
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