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Uccidono i 2 figli autistici e si tolgono la vita: temevano per il loro futuro
Oggi 06-02-26, 13:20
AGI - Un silenzio irreale avvolge il quartiere residenziale di Perth, in Australia, dove si è consumato un dramma che scuote le coscienze ben oltre i confini australiani. Una famiglia distrutta, quattro vite spezzate da una disperazione lucida e terribile, maturata nel buio della solitudine e dell'abbandono. Jarrod Clune e la compagna Maiwenna Goasdoue hanno pianificato tutto nei minimi dettagli. Prima hanno ucciso i loro figli, Leon e Otis, di 16 e 14 anni, entrambi affetti da una grave forma di autismo. Poi hanno rivolto la stessa violenza verso gli animali domestici della casa, due cani e un gatto, e infine si sono tolti la vita usando il gas. La macabra scoperta è avvenuta intorno alle 8:15 del mattino del 6 febbraio, catalogata dagli inquirenti come un drammatico caso di omicidio-suicidio. L'angoscia per il futuro dei figli Tra le mura della casa, gli investigatori hanno recuperato una lettera. Non è solo un testamento con le ultime volontà post-mortem, ma un grido di dolore nero su bianco. Jarrod e Maiwenna vi hanno riversato tutta la loro angoscia per il futuro, ossessionati dall'idea che Leon e Otis non potessero sopravvivere in un mondo senza di loro. Arrivando alla convinzione che la morte fosse l'unica via per "proteggere" i propri figli da un mondo che percepivano come ostile. Gestione delle necessità complesse Dietro la facciata di una famiglia che lottava quotidianamente, emergevano crepe profonde legate alla gestione di due ragazzi con necessità così complesse. La paura dei maltrattamenti in eventuali strutture specializzate aveva spinto la coppia a chiudersi sempre di più in se stessa, aumentando l'isolamento sociale. A far precipitare la situazione sarebbero state anche le recenti difficoltà scolastiche. Se il primogenito Leon era prossimo al diploma, per il piccolo Otis la situazione era critica, culminata con l'espulsione dall'istituto che frequentava. Un carico di stress e incertezza che Jarrod e Maiwenna non sono più riusciti a reggere. Questa tragedia riaccende prepotentemente il dibattito sul supporto alle famiglie con disabilità grave e sull'isolamento sociale che troppo spesso colpisce chi si prende cura dei più fragili.
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