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Bartosz Mazurek, ovvero la notte magica dei giovani in cerca d’autore
Oggi 27-02-26, 11:24
Ci sono notti che non si dimenticano, e non sempre per i motivi che si vorrebbero. Al Franchi, la Firenze del pallone ricorderà soprattutto l’imbarazzo di una clamorosa eliminazione sfiorata, di quelle che finiscono negli almanacchi delle vergogne, mentre l’Europa invece si terrà stretto il nome di Bartosz Mazurek. Nel match più inutile alla vigilia della settimana Uefa, con il 3-0 dell’andata che sembrava una polizza assicurativa, la Fiorentina è riuscita a trasformare un ritorno di ordinaria amministrazione nella partita più commentata della serata europea. Per fortuna in Italia c’era il Festival di Sanremo, ma all’estero gli occhi si sono spostati sulle sponde dell’Arno quando, al 49’, il vantaggio di due settimane prima era stato completamente evaporato per mano di un classe 2007. Il protagonista è un trequartista di Białystok, 19 anni e 54 giorni, che fino a ieri aveva segnato un solo gol tra i professionisti. Chi è Bartosz Mazurek Già, Bartosz Mazurek. Tre gol e una sfilza di record in meno di venticinque minuti: nella storia delle grandi competizioni Uefa è l’undicesimo adolescente capace di una tripletta, il primo tra i nati dopo il 1° gennaio 2007. Tante categorie giovanili, molte presenze con la seconda squadra dello Jagiellonia e una sola rete in Ekstraklasa, lo scorso 31 gennaio, nella vittoriosa trasferta di Łódź. Alto 180 centimetri, destro naturale, Mazurek è nato a Białystok vicino al confine bielorusso ed è cresciuto proprio nello Jagiellonia, dove è arrivato seguendo le orme del fratello maggiore Arek, già nel vivaio del club. Lo scorso maggio ha firmato il primo contratto professionistico, fino al 30 giugno 2028. È bastato questo per ribaltare i viola e per riportare sotto i riflettori il calcio polacco che in campo internazionale troppo spesso ha fatto solo da comparsa. Ma ci sono regole non scritte che il suo allenatore, Adrian Siemieniec, conosce bene: serate così possono cambiare una carriera. “Avevamo anche un altro grande talento come Pietuszewski, ora al Porto. Chi è più forte? Difficile dirlo: sono giovani, diversi, ma entrambi con un talento enorme. Il calcio polacco può puntare su di loro. Ora la situazione di Mazurek cambierà: aspettative più alte, forse la convocazione in Nazionale. Non si può evitare. Per me è motivo d’orgoglio, ma dovrò essere bravo anch’io a gestirlo”. L’altra faccia della medaglia La notte di Firenze, però, ha due facce: favola per il ragazzo, incubo per Paolo Vanoli. La Fiorentina passa il turno grazie al gol di Fagioli e a un autogol di Romanchuk, prima del 4-2 finale di Imaz su una clamorosa papera di De Gea. Eppure esce dal Franchi come se fosse stata eliminata. È una squadra che si fa sorprendere con una regolarità quasi scientifica, anche in una stagione che più complicata non si può. Non è la prima volta nella recente storia europea: era già accaduto dopo larghe vittorie dell’andata, con i brividi contro Braga (0-4 in Portogallo) e Lech (1-4 in Polonia), ad agosto contro il Polissya (0-3 contro gli ucraini). Ieri di nuovo, contro uno Jagiellonia che doveva limitarsi al ruolo della vittima designata. Trasformare “la partita più inutile della settimana europea” nel match più seguito della serata è un primato che Paratici e gli altri dirigenti viola avrebbero ceduto volentieri. Così Vanoli si ritrova cucita addosso un’etichetta scomoda: l’allenatore che riesce a complicarsi la vita anche quando il margine è talmente ampio da suggerire gestione e turnover. Invece, pur replicando per dieci undicesimi la formazione dell’andata, ottiene l’effetto opposto: dove dovevano esserci tranquillità e controllo, sono emersi panico e infortuni. Tra cui quello di Solomon, il più talentuoso dei nuovi arrivi in maglia viola. E quando l’obiettivo vero resta la salvezza in Serie A, il paradosso di questa Conference League è tutto qui: non c’è nulla da festeggiare, nemmeno quando passi il turno.
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