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Estero
Chi sono i gruppi dietro le cellule del terrorismo iraniano in Europa
Oggi 14-03-26, 18:23
L'attentato del 9 marzo scorso alla sinagoga Rue Frédéricq di Liegi, in Belgio, è stato rivendicato pochi giorni dopo dal Movimento Islamico dei Compagni della Destra (Imcr), un gruppo sconosciuto che con una dichiarazione ha chiamato i "guerrieri dell'Islam" a difendere la loro religione e ha pubblicato un video del momento dell'esplosione davanti alla sinagoga in Belgio. La vetrata principale del sito ebraico è volata in frantumi, le finestre degli edifici di fronte in pezzi, non c'è stato nessun ferito. Il video sembra essere comparso per la prima volta su reti online associate all'asse sciita dei gruppi armati, e secondo Joe Truzman, analista esperto in gruppi armati palestinesi e organizzazioni filo-iraniane alla Foundation for Defense of Democracies, il logo (una mano che impugna un fucile e il nome del gruppo) sarebbe una copia "quasi identica" a quello dei gruppi terroristici associati alla cosiddetta Resistenza Islamica guidata dall'Iran (Hezbollah, milizie irachene). Lo stesso giorno il gruppo ha pubblicato un secondo video in cui rivendicava la responsabilità di un altro attentato, contro quello che ha descritto come un obiettivo "sionista" in Grecia: si vedono due uomini scappare da quella che sembra un'esplosione, ma a differenza dell'attentato di Liegi, non ci sono prove di pubblico dominio di presunti atti di terrorismo avvenuti in Grecia nella data indicata nel video. Ma dal 28 febbraio scorso, inizio della guerra di Stati Uniti e Israele in Iran, l'Europa ha alzato l'allerta per attacchi terroristici di cellule iraniane fuori dai confini di Teheran. Il sospetto è che l’Iran sia pronto ad aumentare la tensione, e non solo in medio oriente. Prima di Liegi una bomba rudimentale era esplosa davanti all’ambasciata americana di Oslo. La scorsa settimana le autorità inglesi hanno arrestato quattro persone – un cittadino iraniano e tre con doppia cittadinanza, iraniana e inglese – che sono stati accusati di lavorare per l’intelligence iraniana sorvegliando persone e luoghi sensibili. Sul Foglio abbiamo scritto che proprio come la Russia, da tempo l’Iran usa le app di messaggistica criptata e i pagamenti in criptovalute per reclutare non più soltanto persone convinte ideologicamente, ma chiunque sia disposto a fare dei lavori di cui non conosce nemmeno l’obiettivo. “Assumono letteralmente chiunque per compiere incendi dolosi, danneggiamenti, aggressioni”, ha detto una fonte dell’antiterrorismo britannica a Richard Holmes, che si occupa di sicurezza a The i Paper. Vengono reclutati anche “criminali professionisti”, ma “per le operazioni più sofisticate”. Il manuale è proprio quello del Cremlino, scrive Giulia Pompili, con un sistema difficilmente attribuibile che si muove in una zona grigia a basso investimento economico ma che è particolarmente efficace per creare caos e instillare il senso di pericolo nella società occidentale. In Italia l’ultima riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo, la scorsa settimana, ha indicato alle forze dell’ordine un livello di allerta più alto per 28 mila siti sensibili. Una settimana fa Majid Takht-Ravanchi, viceministro degli Esteri iraniano, ha avvertito che se un paese europeo si unisse agli Stati Uniti e a Israele nell'attuale guerra contro la Repubblica islamica, diventerebbe un obiettivo "legittimo" per "la rappresaglia iraniana". L'allerta è alta perché esistono già casi di tentativi iraniani di compiere atti di terrorismo sul suolo europeo. Nel 2018, le autorità europee avevano sventato un complotto orchestrato dal diplomatico iraniano Assadollah Assadi per bombardare una manifestazione del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) vicino a Parigi. Assadi è stato successivamente condannato in Belgio a 20 anni di carcere per aver fornito esplosivi e aver diretto gli attentatori. Nell’ultimo anno, numerose sinagoghe in Europa sono state attaccate: quella di Rouen, nel nord della Francia, è stata incendiata da un attivista filopalestinese, mentre quella di Manchester in autunno è stata teatro del peggior attacco mortale alla comunità ebraica britannica durante Yom Kippur (e due terroristi dell’Isis sono appena stati condannati in Inghilterra per aver ordito un massacro di ebrei). La minaccia è anche informatica. Dall'inizio degli attacchi sugli obiettivi americani in Iran molte società di sicurezza hanno iniziato a pubblicare avvisi sulla minaccia degli hackeraggi di Teheran contro infrastrutture critiche, non solo in Israele e negli Stati Uniti ma anche in Europa. In Israele sono state ricevute "oltre 1.300 segnalazioni di tentativi di guerra psicologica da parte dell’Iran”, dalla guerra dei Dodici giorni, nel giugno scorso, è stato segnalato un aumento del 700 per cento di cyber-attacchi e sono stati identificati oltre 40 casi in cui telecamere di sicurezza private o pubbliche sono state hackerate da gruppi iraniani e altri attori ostili a scopo di intelligence. La settimana scorsa l’Europol ha emesso un allarme sulle “immediate ripercussioni” del conflitto in Iran sulla sicurezza dell’Unione europea, che non riguarda solo terrorismo e criminalità organizzata ma anche “sofisticati attacchi informatici condotti dall’Asse della Resistenza sponsorizzato dall’Iran”.
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