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Estero
Cosa può fare oggi l'America (e cosa no) nelle sue basi militari in Italia
Oggi 05-03-26, 16:34
L’uso delle basi americane in Italia è al centro dello scontro tra governo e Pd, M5s e Avs dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele in Iran. La questione è semplice: l’esecutivo dice di star ampiamente rispettando gli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti che disciplinano l’uso delle basi, mentre le opposizioni non vogliono fornire nessun tipo di appoggio alle operazioni statunitensi in medio oriente, sulla scorta di quanto fatto in Spagna da Pedro Sánchez. Nella risoluzione di maggioranza approvata in Parlamento, si fa riferimento alle attività “addestrative e di supporto tecnico logistico” che verrebbero svolte nelle basi in questa fase del conflitto, il che conferisce al governo un potenziale di manovra apparentemente ampio. “La catena logistica di un paese in guerra può riguardare il rifornimento di un aereo fino a un supporto diretto dietro le linee”, dice al Foglio Fabrizio Coticchia, professore ordinario di Scienza Politica presso l’università degli studi di Genova ed esperto del ruolo del Parlamento nelle politiche di Difesa. “Dire che in questo modo concediamo l’utilizzo delle basi per attaccare un altro paese, non è propriamente corretto. Mentre dire che sosteniamo lo sforzo bellico è sicuramente più appropiato. Il crinale è grigio, ma le decisioni del governo sono in linea con quanto prevedono gli accordi bilaterali con l'America”. Secondo i trattati, l’esecutivo deve rivogersi a Camera e Senato quando la partecipazione al conflitto diventa attiva. “Il Parlamento va consultato in caso di attacco diretto. È chiaro che sia il governo sia le opposizioni in questo caso portano argomentazioni e interpretazioni che trovano un appiglio alla realtà: gli americani non usano queste basi per attaccare qualcuno – e si potrebbe dunque dare ragione al governo – ma in queste basi vengono utilizzate risorse e strutture che sostengono lo sforzo bellico in atto nei confronti di un altro paese – che per le opposizioni potrebbero non rientrare nella definizione di ‘logistico’. Ma il controllo parlamentare sulle politiche di Difesa è storicamente molto labile”. Però nel 1999, durante la guerra del Kosovo, il governo chiese l’autorizzazione al Parlamento. “Sì, anche se la chiese a fatti compiuti. Mentre nel caso di Libia e Persia si votò subito. Il punto è che la sovranità delle basi è italiana, mentre la gestione operativa è americana. Questo elemento presuppone già una collaborazione tra i due paesi che taglia fuori il Parlamento, a meno che le operazioni militari non partano direttamente dalla base". La risoluzione delle opposizioni, invece, segue il modello del premier spagnolo Pedro Sánchez: no alla guerra e niente utilizzo delle basi presenti nel paese. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha detto che "l'uso delle basi italiane che concede l'Italia è lo stesso di quello delle basi spagnole, identico, perché il trattato è identico". “La postura italiana è sicuramente diversa – dice il professore – la Spagna ha inviato una nave a Cipro per sostenere le operazioni di difesa e ha ingaggiato uno scontro frontale con Donald Trump, mentre l’Italia nella sua risoluzione non ha neanche citato l'attacco degli Stati Uniti e di Israele, preferendo una linea di non ostilità. Soprattutto, la premier Giorgia Meloni per due volte ha fatto intervenire sulla questione Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre il primo ministro spagnolo parla e interviene”.
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