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Dal referendum all’Iran, fino alle primarie. L’asse Landini-Schlein
Oggi 03-03-26, 06:00
Cerca sponde in Maurizio Landini, per il referendum di oggi – sulla giustizia – e per le (eventuali) primarie di domani. Prima però c’è la crisi in medio oriente: “Chiariamolo subito: Khamenei era un dittatore sanguinario di cui non sentiremo certo la mancanza. Ma riteniamo sbagliate e pericolose le azioni militari in violazione del diritto internazionale”, dice Elly Schlein, mentre i suoi da sabato vanno all’attacco di Guido Crosetto. Ribadisce che l’Iran non deve sviluppare l’arma nucleare e soprattutto chiede che “sia Meloni a riferire in Parlamento”. La segretaria lo dice in commissione Esteri al Senato, intervenendo durante l’informativa dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. La leader dem si collega da Torino – la scena intanto se la prende Giuseppe Conte battibeccando con Tajani – dove poco dopo ha in agenda un’iniziativa con il leader della Cgil Maurizio Landini e poi un evento sul referendum, altra tappa del suo tour per il no in giro per l’Italia. Nelle ultime ore Schlein si è “blindata”, ribadendo che non chiederà a Meloni di dimettersi in caso il Sì uscisse sconfitto. Dunque anche lei vuole tirare dritto in ogni caso. Ma nel frattempo l’ipotesi primarie di coalizione, complice la nuova legge elettorale presentata dal centrodestra, ha ripreso quota con aperture nel M5s, mentre per Maria Elena Boschi “sono inevitabili”, ma Italia viva potrebbe in quel caso puntare su un candidato terzo tra Conte e Schlein. Meglio guardarsi intorno, rinsaldare i legami, anche perché i dubbi di una parte del Pd nei confronti della sua segretaria non sono nuovi. E poi le capacità di mobilitazione della Cgil non possono essere sottovalutate, così come quei circa 12 milioni di elettori che lo scorso anno hanno votato contro il Jobs act nella consultazione promossa dal sindacato. E che saranno indispensabili per provare a dare la spallata al governo Meloni sulla giustizia. Landini – che intanto continua con le presentazioni del suo libro, domani sarà anche a Firenze – l’ha già detto qualche giorno fa: “Questa volta non c’è il quorum”. E sabato ha lanciato una giornata di mobilitazione nazionale sul referendum. Ieri anche Pier Luigi Bersani, che non ha mai fatto mancare il sostegno a Schlein, ha partecipato a un evento del sindacato a Parma. Il tema più caldo in queste ore resta però l’Iran. La stessa Cgil oggi ha convocato, insieme ad Arci e altre realtà della società civile, un presidio a Milano “contro la guerra”, “conto l’escalation di Trump e Netanyahu”. Una posizione sovrapponibile a quella della segretaria Pd. Mentre, dopo lo scontro maggioranza-opposizione che si è consumato in Senato, nel pomeriggio a Roma l’Associazione Sette ottobre ha organizzato una piazza a sostegno del popolo iraniano, di altro segno rispetto a quella del sindacato: vi hanno aderito, oltre a varie associazioni e ai partiti di maggioranza, anche Iv, Azione e Più Europa. “Pd, M5s e Avs invece non hanno nemmeno risposto al nostro invito”, spiegano dall’associazione. Come mai? “La sinistra è senza identità. Temono di sembrare pro-Trump”, risponde al Foglio il dem Lele Fiano, il presidente di Sinistra per Israele, che invece ha aderito alla manifestazione romana. Davanti a Montecitorio si terrà invece il flash mob di Amnesty international. Anche in questo caso ci sarà Più Europa. Ma pure Avs e vari esponenti del Pd.
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