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Gli alieni di Trump, Obama e il circo della trasparenza
Oggi 20-02-26, 10:16
Con il secondo mandato Trump, la politica americana sembra avere smarrito il senso di realtà ed essersi trasformata in uno show trash. Alla meglio, in una puntata di X-Files. Un esempio? Mentre a Gaza si negoziava un cessate il fuoco, in Ucraina si aspettavano armi e fondi per la ricostruzione, con il dollaro che balla e le elezioni di midterm in avvicinamento, i due uomini più potenti dell'America degli ultimi vent'anni stavano discutendo di marziani. Andiamo con ordine. Martedì scorso Barack Obama, ospite di un podcast, ha detto che gli alieni probabilmente esistono da qualche parte nell'universo, che però lui da presidente non li ha mai visti, e che l'Area 51 non è quello che la gente pensa. Niente di anomalo, niente di nuovo: una risposta sensata a una domanda stupida, il tipo di cosa che direbbe qualsiasi persona informata. Ieri, giovedì 19 febbraio, Trump ha risposto su Truth Social accusando Obama di aver rivelato segreti di stato. Poi, dopo qualche ora, ha cambiato registro: ha annunciato che sarà lui stesso a declassificare tutti i file. Tutta la verità su alieni, Ufo o Uap (Unidentified Aerial Phenomena, come li chiama il Pentagono da quando il termine Ufo è diventato imbarazzante)... È una delle scene più surreali della storia politica recente, nonostante la concorrenza sia agguerrita. Il tema degli Ufo ha avuto un'accelerazione negli ultimi anni. Il Congresso ha tenuto audizioni serie. Militari ed ex funzionari della Cia hanno testimoniato. Il Pentagono ha pubblicato video autentici di oggetti non identificati che compiono manovre inspiegabili. C'è un interesse legittimo, bipartisan, e in parte fondato. Ma da qui a "Trump rivela la verità sugli alieni" il salto è enorme, ed è un salto nel vuoto (di verifiche, di prove, di concretezza). Il problema è che lo abbiamo già visto altre volte. E sempre con lo stesso finale. Il dossier sull'assassinio di JFK: Trump promise di desecretare tutto nel 2017. Poi nel 2021. Poi ancora. Ogni volta con annunci solenni, ogni volta con ritardi, ogni volta con nuove eccezioni imposte dalla Cia. I documenti pubblicati erano quasi tutti già noti o ridondanti. La "vera rivelazione" non è mai arrivata. I file Epstein: la lista dei clienti, i documenti sigillati, i nomi dei potenti. Promessa di trasparenza totale. Risultato: qualche documento parzialmente desecretato, nessun nome nuovo di rilievo, nessun processo ulteriore. Ma il circo mediatico ha girato per settimane. I dossier sul Russiagate, le mail di Hunter Biden, i "file del deep state": ogni volta la struttura è identica. Annuncio di rivelazioni sconvolgenti, grande attesa, rilascio di informazioni che non spostano la conoscenza, cambio di argomento. E' la trasparenza come spettacolo. Gli alieni seguiranno lo stesso copione? Quasi sicuramente sì. Non perché non ci sia nulla in quei file, anche se probabilmente è così, ma perché Trump non usa la declassificazione come strumento di governo. La usa come strumento di distrazione. La verità, in questo schema, non va rivelata: va promessa. Il punto non è liquidare la questione con un sorriso. Gli Ufo – o gli Uap, se vogliamo essere rispettosi del nuovo lessico – meritano indagini serie. La fisica quantistica ci ha insegnato che l'universo è più strano di quanto immaginiamo. L'astronomia ci dice che le condizioni per la vita esistono in miliardi di sistemi solari. Il paradosso di Enrico Fermi (se esistono, perché non li vediamo?) è ancora irrisolto, e le risposte possibili sono tutte interessanti a modo loro. L'astronomo e divulgatore Carl Sagan dedicò la sua vita a prendere sul serio la domanda, rifiutando allo stesso tempo di accettare risposte non verificate. È esattamente questa la distinzione che viene travolta dal circo presidenziale: tra la domanda seria ("esistono forme di vita intelligente altrove?") e la risposta facile ("il governo lo sa e non ce lo dice"). La prima è scienza. La seconda (mala) gestione della credulità pubblica. Sempre Sagan ha scritto: le affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Trump non ha prove. Ha Truth Social e un ennesimo avversario da attaccare. Il finale di questa storia è già scritto. Nei prossimi mesi sentiremo parlare di commissioni, di revisioni dei documenti, di processi di declassificazione in corso. Poi ci sarà qualche rilascio parziale, accompagnato da dichiarazioni solenni. I documenti conterranno probabilmente avvistamenti militari non spiegati, protocolli di risposta, qualche verbale confuso degli anni Cinquanta. Niente di quello che i "credenti" sperano né di ciò che gli scettici temono. E Trump passerà ad altro. Magari ai file sulle scie chimiche. Magari alle cure oncologiche soppresse da Big Pharma. Magari a qualcosa che ancora non immaginiamo. Perché ogni volta che Trump promette trasparenza su un grande segreto, quel segreto non c'è, o è irrilevante, o non viene mai davvero rivelato. La trasparenza totale, in mano a chi la usa come arma, non illumina ma abbaglia. E del resto la battaglia è impari: la noia della realtà contro il glamour della cospirazione, vuoi mettere? Il Pentagono, nel suo rapporto ufficiale del 2022 sugli Uap, ha scritto che nessuno degli oggetti identificati presenta caratteristiche riconducibili a tecnologia non terrestre. Lo ha scritto in un documento pubblico, disponibile a chiunque. È rimasto, prevedibilmente, la notizia meno cliccata della settimana.
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