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Economia e Finanza
Gozzi: “Dopo il dl bollette si apra il dibattito a Bruxelles. I margini delle rinnovabili? Serve spirito patriottico"
Oggi 20-02-26, 06:11
Il primo rilievo è politico: “Sia pure con tutte le difficoltà del caso, è la prima volta che si cerca di fare un provvedimento organico sul tema del costo dell’energia in Italia per famiglie e imprese. E vedere che il governo del secondo paese più industrializzato d’Europa pone con forza la questione degli Ets non è solo una grande soddisfazione, per me che da anni su questo predico nel deserto. Ha anche un effetto politico enorme, perché aiuta ad aprire il dibattito in Europa”. A parlare è Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, amministratore delegato di Duferco e special advisor di Confindustria per l’autonomia strategica europea, Piano Mattei e competitività. Il punto di vista sul decreto bollette approvato mercoledì è quello della grande industria consumatrice di gas ed elettricità, che in Italia cuba più energia di milioni di famiglie e per cui le bollette sono un fattore determinante di competitività. Soprattutto, paga lo scotto di un sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2, gli Ets appunto, che produce ormai effetti distorsivi ben più che virtuosi. “Per interi settori industriali che oggi sono in forte crisi per il costo dell’energia questo decreto è un segnale importante, una promessa che il governo ha mantenuto”, dice allora Gozzi. Il secondo rilievo è certamente tecnico. “Ora la battaglia è tutta europea, perché bisogna vedere che cosa succede sulle tre questioni sottoposte al vaglio di Bruxelles: gli Ets, gli oneri di trasporto gas e il differenziale Psv-Ttf. Per testare gli effetti sui prezzi bisogna infatti implementare il decreto, e perché ciò accada deve avere il disco verde dell’Ue”. Già ieri alcuni portavoce della Commissione hanno fatto sapere che sono in corso le necessarie valutazioni, inclusa la conformità con la normativa sugli aiuti di stato. Il passaggio più controverso è uno dei pilastri del decreto, quello che prevede di ridurre il costo del gas che si usa per la produzione termoelettrica e dunque, di riflesso, le bollette in generale, attraverso la sterilizzazione degli Ets. Ma a Bruxelles la premier Giorgia Meloni ha posto il tema di una più ampia riforma del mercato delle quote della CO2 che va ben oltre il decreto. “La partita è aperta. L’ideale – dice Gozzi – sarebbe che l’Europa accogliesse come sistema generale quello proposto dall’Italia, quindi una sospensione degli Ets sui termoelettrici”. La discussione non sarà semplice, sia per le implicazioni di sistema sia per le diverse sensibilità politiche. Eppure, sottolinea il presidente di Federacciai, “il rischio che la decarbonizzazione si trasformi in deindustrializzazione brutale dell’Europa non può essere un tema di propaganda e di discussione politica: deve vedere tutte le famiglie economiche, politiche e sociali concordi”. Da qui l’appello: “Questa svolta in Europa avviene soltanto se il partito Socialista, di cui tra l’altro il Pd costituisce il gruppo più importante a Strasburgo, capisce che così non si può andare avanti. Tra i socialisti europei ce ne sono moltissimi che la pensano così, ma non hanno il coraggio di dirlo, perché dentro il Pd c’è un’anima thunbergiana (da Greta Thunberg, ndr) che ha fatto del green una religione e lo affronta con approcci ideologici e non pragmatici”. Sarà anche per questo che si sono levati gli scudi verso un altro aspetto del decreto bollette, che nella sua infrastruttura tutta da testare aggredisce i lauti margini finora intoccati dei produttori di energia rinnovabile. Da una parte con l’aumento dell’Irap, dall’altra intervenendo sul costo del gas per il termoelettrico, che diventa un disaccoppiamento di fatto. “Il tema – suggerisce Gozzi – va affrontato con prudenza ed equilibrio, ma partendo dai dati: da una parte imprese che rischiano di chiudere, dall’altra imprese che marginano parecchio. Ho sempre detto ai rinnovabilisti che il paese nel 2030 avrà speso 200 miliardi di incentivi, eppure non si vede di riflesso un grande effetto sui prezzi. Per questo il mio richiamo è quello a un approccio patriottico”. Il compromesso, è il senso, serve al paese. Ma il dibattito è appena all’inizio. Sempre di compromesso si parla per un’altra misura prevista dal decreto, quella della gas release. Si tratta della cessione di gas a prezzi calmierati all’industria in cambio di un aumento di estrazioni in Italia. Il primo a introdurla fu Mario Draghi da premier, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina. Anche il governo Meloni ci ha riprovato, ma finora non s’è visto un metro cubo. “La via legata alle trivellazioni è preclusa dalla sentenza del Tar sulle aree idonee (Pitesai)”, ricorda Gozzi. Che pone anche un altro tema: quello del prezzo congruo. “Anche qui, la questione si affronta dialogando tra produttori e consumatori. Ma la gas release deve essere concepita più come un’assicurazione per proteggersi dai picchi di prezzo che come uno strumento per pagare strutturalmente meno il gas, dobbiamo rendercene conto. Non possiamo pensare a quantità enormi”.
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