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Il caos in Messico e il costo della violenza dei Cartelli
Oggi 24-02-26, 19:50
Nelle ore successive all’uccisione, il 22 febbraio, di Nemesio Oseguera Cervantes, detto El Mencho, in Messico è scoppiato il caos: da Jalisco fino ad altri venti stati si sono susseguiti, da parte nei narcos, continui blocchi stradali, attacchi contro le forze di sicurezza, veicoli incendiati e imprese colpite. El Mencho era il capo del cartello Jalisco Nueva Generación (Cjng), una delle organizzazioni più grandi, ricche e pericolose dell’intero paese. Proprio per questo l’operazione è stata condotta dalle forze speciali messicane con il cruciale supporto informativo degli Stati Uniti. Un appoggio che dimostra quanto la lotta ai cartelli sia una priorità per Washington: bloccare il traffico di fentanyl, per esempio, è uno degli obiettivi espliciti dell’agenda Trump verso Messico e Cina ed è trattato come un tema di sicurezza nazionale. Ma la presenza indiretta degli Stati Uniti e la forza del blitz messicano non hanno scoraggiato i narcos e la risposta del cartello è stata brutale: almeno 700 episodi di violenza e 62 morti in più di una decina di stati messicani. Per il Cjng reagire vuol dire sopravvivere: senza vendetta immediata, senza una prova di forza, si alzerebbe il rischio di scissioni o assalti da parte di gruppi narcomilitari rivali. Così il Cartello ha acceso la miccia dei blocchi e degli incendi per rallentare i reparti di sicurezza statali, guadagnare ore e spostare i propri uomini e mezzi. Il messaggio che il Cjng vuole far passare è che la catena di comando resta operativa, anche senza El Mencho. Per il governo della presidente messicana Claudia Sheinbaum ripristinare l’ordine e la sicurezza ora è la priorità, più che continuare l’offensiva. Il governatore di Jalisco, Pablo Lemus, ha invitato i cittadini a restare in casa, mentre altri governatori hanno convocato d’urgenza i gabinetti di sicurezza. Ma la rappresaglia del Cjng sul territorio ha mostrato quanto il controllo dei cartelli resti capillare e violento, con dirette conseguenze sia sulle casse statali sia per le imprese e i cittadini messicani per le spese legate alla repressione della violenza delle organizzazioni crminali. La violenza dei cartelli per il Messico è un vero e proprio costo aggiuntivo, sia per l’economia legale sia per le spese pubbliche. L'indagine Encuesta Nacional de victimización de empresas (Enve) dell’Inegi, l’istituto statistico nazionale messicano, stima che nel 2023 circa 1,3 milioni di imprese, ossia il 27,2 per cento del totale, siano state vittime di almeno un reato. Nello stesso anno il totale dei reati contro unità economiche o imprenditoriali è stato di 2,9 milioni, con l’estorsione che resta il delitto più diffuso. Eppure, secondo l’Inegi solo il 12,2 per cento dei reati è stato denunciato nel 2023. Per molte aziende denunciare significa esporsi a rischi economici e di sicurezza personale; allo stesso tempo, molti imprenditori preferiscono non investire tempo e risorse in un sistema percepito come inefficace. Infatti secondo un’analisi del Coparmex, l’associazione degli industriali messicani, il 46,8 per cento delle imprese del Messico è stato vittima di almeno un reato, e in circa un terzo dei casi è coinvolta l’omissione o la complicità di funzionari pubblici. Così, solo nel 2023 secondo l’Inegi le aziende messicane hanno speso 67,2 miliardi di pesos in misure di protezione, mentre le perdite totali hanno raggiunto 124,3 miliardi di pesos, ossia lo 0,51 per cento del pil. Il conto però peggiora se si guarda su scala nazionale ai costi diretti (sanità, polizia, giustizia), insieme ai costi indiretti (produttività persa, traumi) e l’effetto moltiplicatore per cui attività e investimenti non avvengono perché le risorse vengono allocate su misure di protezione e gestione del rischio. L’Institute for economics & peace (Iep), nel suo Mexico peace index del 2025, stima che nel 2024 l’impatto economico della violenza sia stato 4.5 mila miliardi di pesos (più di 200 miliardi di dollari), circa il 18 per cento del pil, 33.905 pesos pro capite (2.000 dollari). Nel loro rapporto precedente, riferito al 2023, la stima era di 4.9 mila miliardi di pesos, quasi 250 miliardi di dollari. È questo il costo della violenza dei cartelli. È dunque paradossale che la spesa per sicurezza interna e giustizia, ossia quanto lo stato mette a bilancio per le forze dell’ordine, i tribunali e così via, nel 2023 secondo l’Iep fosse pari allo 0,65 per cento del pil, la più bassa tra i paesi Ocse, per salire appena allo 0,7 per cento nel 2024. Sempre secondo l’Iep, il Messico ha solo 4,4 giudici ogni 100.000 abitanti. Così, a fronte di un costo della violenza vicino a un quinto del pil, la risposta pubblica resta limitata mentre l’impunità e la paura alimentano la domanda di protezione privata. Il Messico è il principale partner commerciale degli Stati Uniti (nel 2024 lo scambio di beni ha raggiunto 839,6 miliardi di dollari), e per questo la violenza dei cartelli ha assunto un vero peso geopolitico ed economico. Washington ha riclassificato i cartelli come minaccia alla sicurezza nazionale e durante l’amministrazione Trump ne ha designati alcuni come organizzazioni terroristiche. La Casa Bianca spinge per un’offensiva più dura contro i cartelli, e così la presidente Sheinbaum, sotto forte pressione americana, ha allentato la linea degli “abrazos, no balazos” (ndr, “abbracci, non proiettili”) autorizzando più operazioni congiunte e l’estradizione dei capi dei cartelli. Il potere contrattuale e le leve di Washington, alla luce dell’interscambio, sono ancor più evidenti alla vigilia della scadenza, il 1 luglio 2026, della revisione dell’accordo commerciale Usmca tra Canada, Usa e Messico. Il quadro però non è immutabile. Secondo l’Iep, l'incidenza della violenza negli cinque anni è migliorata in Messico, seppur di poco. La Strategia nazionale contro l’estorsione, lanciata nel 2025, ha ridotto del 20 per cento i casi giornalieri tra luglio e novembre secondo stime rilanciate dal giornale messicano Noroeste. Ma, nonostante ciò, solo un incremento deciso degli investimenti in sicurezza e giustizia, anche coordinato con gli Stati Uniti, potrà dimostrare che la violenza non è un costo inevitabile per i messicani.
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