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La guerra dell'Iran all'energia. Una mappa delle infrastrutture colpite o chiuse nel Golfo
Oggi 19-03-26, 07:56
Preparatevi a vedere il prezzo del petrolio salire a 200 dollari al barile, "perché dipende dalla sicurezza regionale che voi avete destabilizzato", ha detto Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran. Prima di minacciare di colpire "qualsiasi nave appartenga agli Stati Uniti, a Israele o trasporti petrolio di loro proprietà nello Stretto di Hormuz" negli scorsi giorni l'Iran ha ripetutamente colpito con droni e missili le infrastrutture energetiche nei paesi del Golfo, con attacchi mirati a generare un danno economico globale. Ecco tutte le infrastrutture colpite dal 28 febbraio scorso, giorno dell'inizio dell'operazione lanciata da Stati Uniti e Israele sul territorio iraniano. Oman Porto di Salalah Sui social è stato pubblicato un video dell'esplosione dei serbatoi di carburante nel porto di Salalah, in Oman, una fonte della sicurezza ha detto ai media omaniti che diversi droni sono stati abbattuti, mentre altri hanno colpito il porto. Dopo l'attacco, le operazioni portuali sono state sospese fino a nuovo avviso. Il sultano dell'Oman Haitham bin Tariq al Said ha chiamato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e ha condannato le continue aggressioni contro l'Oman. Anche il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) ha attaccato l'Iran per l'attacco. Emirati Arabi Uniti Raffineria di Ruwais Il 10 marzo il colosso petrolifero degli Emirati Arabi Uniti, l'Abu Dhabi National Oil Company (Anoc), ha chiuso la sua raffineria di Ruwais in seguito a un incendio causato dall'attacco di un drone iraniano. Lo stabilimento è in grado di raffinare fino a 922 mila barili di petrolio al giorno. Il ministero della Difesa emiratino ha fatto sapere di aver rilevato “nove missili balistici, di cui otto sono stati distrutti, mentre uno è caduto in mare. Sono stati rilevati anche 35 droni, di cui 26 intercettati, mentre nove sono caduti all'interno del territorio nazionale". Abu Dhabi aggiunto che dall’inizio degli attacchi sono stati identificati in tutto “262 missili balistici”, di cui “241 sono stati distrutti, 19 sono caduti in mare e due hanno colpito il territorio nazionale”. Terminal petroliferi di Fujairah e Mussafah Il 2 marzo era scoppiato un incendio sempre a causa di un drone nell'impianto Mussafah Fuel Terminal, a sud-ovest di Abu Dhabi, poi il giorno dopo i detriti causati da un'intercettazione era successa la stessa cosa al terminal petrolifero di Fujairah, lungo la costa orientale. Quest'ultimo è importante perché consente ad Abu Dhabi di esportare una quota significativa del suo petrolio senza farlo passare attraverso lo Stretto di Hormuz. Arabia Saudita Raffineria di petrolio di Ras Tanura Il 2 marzo, in Arabia Saudita, era stata attaccata con droni la raffineria di Ras Tanura, di proprietà della Saudi Aramco, la più grande azienda energetica del mondo per riserve di greggio e con una produzione giornaliera che arriva a 7 milioni di barili. L'azienda controlla il 12 per cento della produzione mondiale di petrolio. I funzionari della difesa saudita hanno segnalato un secondo tentativo di attacco di un drone alla struttura, ma è stato intercettato con successo senza che siano stati segnalati danni o interruzioni alle operazioni. Raffineria di petrolio Samref Il 19 marzo un drone ha colpito la raffineria Samref, situata nella zona industriale di Yanbu, sulla costa del Mar Rosso, di proprietà del colosso petrolifero saudita Aramco e della Mobil Yanbu Refining Company Inc., una filiale di ExxonMobil. Il ministero della Difesa aveva precedentemente affermato di aver intercettato un missile balistico diretto al porto della città. Qatar Terminal di gas naturale liquefatto (Gnl) di Ras Laffan Il 2 marzo il ministro della Difesa del Qatar ha riferito che un attacco di droni iraniani avevano preso di mira un impianto energetico a Ras Laffan di proprietà di QatarEnergy, il più grande impianto di esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl) al mondo. QatarEnergy ha sospeso la produzione di Gnl e di altri prodotti nei siti interessati. Gli 81 milioni di tonnellate di GNL esportati da QatarEnergy sono destinati principalmente ai mercati asiatici, tra cui Cina, Giappone, India, Corea del sud, Pakistan e altri paesi della regione. L'interruzione della produzione ha fatto salire i prezzi globali del gas ai massimi degli ultimi tre anni. Ma gli attacchi più violenti all'impianto sono arrivati il 18 marzo come rappresaglia al raid israeliano su South Pars, il principale giacimento di gnl iraniano. Il Qatar in quest'occasione ha dichiarato che gli attacchi iraniani contro le sue infrastrutture energetiche hanno continuato e hanno inflitto "ingenti danni" all'impianto energetico di Ras Laffan. Città industriale di Mesaieed Il 2 marzo un secondo drone ha preso di mira un serbatoio d'acqua appartenente a una centrale elettrica a Mesaieed. Il 4 marzo il Qatar ha interrotto completamente la produzione di Gnl. Secondo fonti sentite da Reuters, QatarEnergy non sarà in grado di tornare ai normali livelli di produzione ed esportazione per almeno un mese. Bahrein Bapco Energies, Ma'ameer Il 9 marzo la compagnia energetica statale del Bahrein ha dichiarato lo stato di forza maggiore per le sue spedizioni di petrolio dopo che un attacco iraniano ha incendiato l’impianto di Ma'ameer. L’azienda ha precisato di poter continuare a soddisfare la domanda interna, ma la sua capacità di raffinazione (che raggiungeva i 380 mila barili al giorno) è stata indebolita. Bapco è un importante esportatore di carburanti, tra cui diesel, carburante per aerei e nafta, verso i paesi del medio oriente e dell'Asia. Iraq Come ha raccontato Shelly Kittleson su questo giornale, alcuni siti petroliferi strategici dell’Iraq sono stati presi di mira dalle milizie sostenute dall’Iran, che sembrano aver l’intenzione di concentrarsi su interessi e personale stranieri. Allo stesso tempo stanno arrecando danni anche alle infrastrutture irachene, trascinando così Baghdad nel conflitto, nonostante il governo dell’Iraq abbia dichiarato di volerne rimanere fuori. Martedì l'Iraq ha sospeso la produzione di 1,5 milioni di barili al giorno nei giacimenti chiave di Rumaila e West Qurna a causa della riduzione delle scorte. Kuwait La raffineria di Mina Al-Ahmadi Il 19 marzo in Kuwait i media statali hanno riferito che un attacco di droni ha causato un "incendio di lieve entità" presso Mina Al-Ahmadi, un'importante raffineria di petrolio gestita dalla Kuwait National Petroleum Company. L'incendio è stato domato e non si sono registrati feriti, ha dichiarato l'agenzia di stampa del paese. La compagnia petrolifera statale Kuwait Petroleum Corporation ha dichiarato che le squadre di pronto intervento hanno spento gli incendi in due raffinerie. In precedenza la società aveva affermato che gli incendi erano scoppiati in seguito ad attacchi di droni. L'azienda non ha affermato che i droni fossero iraniani, ma le autorità kuwaitiane hanno accusato l'Iran di aver condotto attacchi con droni contro il Kuwait. Iran Anche alcuni siti energetici iraniani sono stati colpiti da Israele per provare a fermare la rappresaglia iraniana. Eccoli: Giacimento di South Pars I media statali iraniani riferiscono che il 18 marzo attacchi aerei israeliani hanno colpito il giacimento di South Pars, nella provincia meridionale del Bushehr. Lo conferma anche un funzionario di Tel Aviv citato da diverse testate israerliane. Anche se resta il mistero sul coinvolgimento o meno degli Usa nell'attacco (il presidente americano Donald Trump dice che gli Stati Uniti non erano stati informati). South Pars rappresenta la spina dorsale del settore energetico iraniano. L'impianto fornisce la gran parte del gas destinato all'industria, alla produzione di elettricità e al consumo domestico, ed è una fonte cruciale di entrate per il governo. Colpire South Pars non significa solo danneggiare la macchina militare iraniana, ma infliggere un colpo diretto alla vita quotidiana della popolazione. Si tratta infatti del più grande giacimento di gas naturale al mondo ed è condiviso tra Iran e Qatar nel Golfo Persico: la produzione giornaliera aveva raggiunto il record di 730 milioni di metri cubi nel 2025, ed è la principale fonte delle esportazioni di gas liquefatto del Qatar. Il campo è anche un'importante fonte di forniture di gas per la Turchia. E' la prima volta dall'inizio del conflitto che le infrastrutture upstream di petrolio e gas iraniano vengono colpite direttamente.
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