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L’Ice ha fatto l’errore di colpire quel che i Maga considerano la “vera America”
Oggi 29-01-26, 05:52
Il dibattito statunitense sulla nuova evoluzione del trumpismo verso qualcosa di più sinistro e autoritario è stato sintetizzato dall’Atlantic in un titolo secco: sì, è fascismo. Per il professor Richard Steigmann Gall però è una valutazione tardiva: docente di storia alla Kent State University ed esperto di storia delle destre radicali storiche e contemporanee, autore dell’articolo “Star Sprangled Fascism” uscito nel 2017, già nel 2016 con un commento sull’edizione americana dell’Huffington Post diceva che Trump era un fascista. Al Foglio lo spiega facendo un esempio: “Immaginatevi un avvoltoio con le ali legate e uno zoologo che vedendolo lo scambia per uno struzzo. Ecco, quello era il Trump del primo mandato. All’epoca c’erano molti limiti al suo potere, non soltanto nelle istituzioni ma anche nel Partito repubblicano. Nel secondo l’avvoltoio invece ha spiegato le ali”. Per il docente statunitense i segnali c’erano già tutti: “Sin dagli anni Ottanta le sue dichiarazioni sono piene di razzismo, misoginia e xenofobia”, dice. E le conseguenze, quindi sono altrettanto visibili, a partire dall’ampio uso dell’Ice, l’agenzia per la lotta all’immigrazione clandestina creata da George W. Bush nel 2002, ben al di là delle sue competenze iniziali. Steigmann Gall, che ha origini canadesi, fa un paragone con la sua nazione d’origine: “Anche chi lavora nella Guardia di frontiera a nord risente in modo particolare di uno slancio organizzativo che verte sulla ‘difesa della Patria’, però questo tema ha dei paletti intorno. Sappiamo invece che l’Ice ha assunto moltissime persone negli ultimi mesi dopo aver ricevuto ingenti fondi la scorsa primavera e così sono entrati ex membri dei Proud Boys, dei Three Percenters e di altre milizie di estrema destra che non c’erano ai tempi di Obama e Biden”. E quindi cos’è accaduto? “Trump ha cambiato la missione primaria dell’agenzia e l’ha radicalizzata con questi nuovi ingressi. Ogni tesi sulla presunta predisposizione iniziale dev’essere dunque soppesata alla luce di questo fatto”. Agenzia che quindi, come visto in Minnesota, è disposta anche ad agire secondo direttive illegali e secondo Steigmann Gall questo ha fatto sì che gli agenti commettessero un grande errore, cioè andare contro il “Volk”, quella parte di popolazione che il mondo Maga percepisce come “Vera America”. Lo studioso fa una precisazione: “L’Ice oggi è di fatto un’organizzazione paramilitare che ha ricevuto come direttiva quella di infrangere la legge in più di un’occasione. In questo le similitudini con gli squadristi fascisti sono difficili da ignorare. Inoltre, il loro obiettivo non dichiarato ma sempre più evidente è diventato quello di espellere sempre più membri delle minoranze etniche. Lo si capisce dal fatto che basta il colore della pelle o una parola in spagnolo per far scattare un controllo. Il fatto che nell’Ice ci lavorino ispanici o afroamericani non deve far dimenticare questo”. Quale errore hanno fatto, tanto da portare a un’improvvisa retromarcia dalle retate casa per casa? “Storicamente i fascisti hanno sempre evitato di andare contro quelli percepiti come parte del loro ‘gruppo di appartenenza’. Facciamo qualche esempio storico: nel 1943 la Gestapo non torse un capello alle mogli ariane che a Berlino protestavano pubblicamente contro la deportazione dei loro mariti ebrei e quando un vescovo cattolico ha denunciato il programma di sterminio dei disabili, questo è stato messo in pausa. L’Ice invece, che in teoria dovrebbe rendere l’America di nuovo bianca, ha ucciso due americani ariani. Un passo falso imperdonabile anche dal loro punto di vista”, spiega il docente. I problemi però non sono finiti: l’Ice potrebbe spingersi oltre, anche durante le elezioni di metà mandato di novembre: “Potrebbero pattugliare le aree dei seggi e anche se, come prevedibile, ci saranno ricorsi, le lentezze giudiziarie dovute ai controappelli del governo potrebbero lasciare le cose come stanno. Tanto è certo che negli ultimi giorni del suo mandato Trump emetterà provvedimenti di clemenza generalizzati”. Al netto di questo però sembra che la fazione dell’Amministrazione che spinge per una spettacolarizzazione delle deportazioni, quella rappresentata dalla segretaria per la Sicurezza nazionale Kristi Noem e dal potente vicecapo di gabinetto Stephen Miller, l’ideologo della campagna antimigranti di Trump, abbia perso. Steigmann Gall pensa che sia prematuro cercare di prevedere il futuro, però afferma: “Quando si assume nei loro confronti un atteggiamento duro, i trumpiani esitano e cercano di ricalibrarsi. Parafrasando una frase di Teddy Roosevelt, Trump urla forte ma usa un piccolo bastone. E quando è in difficoltà, per provare che lui ‘vince comunque’, abbandona senza esitare i suoi sostenitori, come abbiamo visto di recente. E se rischia di apparire ‘perdente’, farà attenzione a evitare fallimenti come quello in Minnesota”, conclude lo storico.
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