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Missili iraniani hanno colpito Tel Aviv
Oggi 24-03-26, 08:39
I fatti del giorno, in breve Missili iraniani hanno colpito Israele; l'Iran ha negato l'esistenza di colloqui indiretti per ridurre l’escalation; il Pentagono avrebbe preso in considerazione la possibilità di impiegare truppe aviotrasportate in Iran. Per Steinmeier la guerra in Iran "viola il diritto internazionale" Frank-Walter Steinmeier ha criticato il governo tedesco per non aver condannato l'azione militare di Stati Uniti e Israele in Iran. Secondo il presidente della Repubblica federale tedesca "la guerra in Iran viola il diritto penale internazionale" oltre a essere "un errore politicamente disastroso, una guerra davvero evitabile e inutile, se il suo obiettivo era davvero quello di fermare l'Iran nel suo percorso verso l'acquisizione della bomba atomica", ha detto in un discorso al ministero degli Esteri. Per Steinmeier "non ci sono dubbi sul fatto che la giustificazione basata su un imminente attacco agli Stati Uniti sia invalida. Questa sembra essere anche l'opinione prevalente in alcuni settori dei servizi segreti americani". Il presidente della Repubblica federale tedesca ha sottolineato che i negoziati che portarono all'accordo sul nucleare del 2015 avevano offerto l'opportunità di impedire all'Iran di fabbricare armi atomiche. Ha evidenziato inoltre che la guerra è la diretta conseguenza dell'errore politico di Donald Trump durante il suo primo mandato, quando il presidente americano decise di ritirarsi dall'accordo sul nucleare. A quei negoziati, Steinmeier partecipò in qualità di ministro degli Esteri tedesco. Missili iraniani hanno colpito Israele Nelle ultime ore l’Iran ha lanciato nuove ondate di missili verso Israele. Sono state colpite aree del nord del paese. Sono stati segnalati danni ad abitazioni ma nessuna vittima. Missili iraniani hanno colpito anche il centro di Tel Aviv: sei persone sono rimaste ferite. Colloqui per terminare la guerra? Le autorità iraniane hanno respinto le affermazioni del presidente statunitense Donald Trump su presunti colloqui indiretti per ridurre l’escalation, definendole fake news. In parallelo, i pasdaran hanno sostenuto di aver ripreso attacchi contro obiettivi statunitensi nella regione. Secondo quanto riportato da un funzionario del ministero degli Esteri iraniano a CBS News, i colloqui indiretti non sarebbero altro che un paio di incontri tra due mediatori e una serie di proposte americane "al momento al vaglio" del regime iraniano. Trump avrebbe usato questa apertura di un dialogo come pretesto per evitare di dare seguito alla minaccia di attaccare le centrali elettriche iraniane in rappresaglia per la chiusura dello Stretto di Hormuz. L'Iran aveva promesso di non capitolare e il termine di 48 ore fissato da Trump sarebbe scaduto lunedì. Cos'è successo quindi? I colloqui sono tutti nella testa di Trump? No. Secondo quanto riportato ad Axios da una fonte "domenica, entrambe le parti si sono mostrate pronte ad avviare i colloqui. Gli iraniani si sono mostrati disponibili e anche gli americani desideravano fare un passo avanti, visti i mercati e i prezzi del petrolio". Secondo quanto riportato da Reuters, diversi paesi – tra cui Egitto, Pakistan e alcuni stati del Golfo – starebbero cercando mediando per cercare di arrivare a un incontro tra americani e iraniani. Il governo guidato da Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le operazioni militari continueranno, pur lasciando intendere che esistono anche margini diplomatici. Truppe aviotrasportate e possibili sviluppi militari Mentre si cerca una via diplomatica, il Pentagono avrebbe preso in considerazione, scrive il New York Times, la possibilità di impiegare truppe aviotrasportate in Iran. Secondo il quotidiano, queste unità potrebbero essere utilizzate in operazioni rapide per colpire obiettivi strategici o proteggere infrastrutture cruciali nella regione. Ciò non implica che le truppe aviotrasportate saranno impiegate davvero, ma i vertici militari non hanno escluso la possibilità. Il nodo dello stretto di Hormuz e la strategia di Trump Ciò che preoccupa Trump è soprattutto la situazione sullo stretto di Hormuz. Il presidente americano vorrebbe far in modo di risolvere la questione il più velocemente possibile. A preoccuparlo non è tanto l'Iran, quanto le pressioni dei mercati internazionali e l'opinione pubblica interna. A novembre in America ci saranno le elezioni di mid-term e un'impennata dei prezzi potrebbe essere un problema per Trump. Secondo il New York Times, l’amministrazione Trump sta cercando di mantenere la pressione sull’Iran senza colpire direttamente le principali infrastrutture energetiche del paese, temendo che un attacco su larga scala possa provocare uno shock globale dei prezzi. Il controllo o la chiusura dello stretto rappresenta la leva principale del conflitto: da qui passa una quota enorme del commercio mondiale di energia. Per questo Washington starebbe valutando diverse opzioni – militari e diplomatiche – per riaprire stabilmente la rotta, pur evitando un allargamento della guerra. Energia e mercati: gas più colpito del petrolio La guerra continua a colpire il sistema energetico globale. Reuters segnala che l’impatto sul gas naturale sta risultando più pesante rispetto a quello sul petrolio, anche a causa della difficoltà di riorganizzare rapidamente le forniture e della dipendenza da infrastrutture complesse come gli impianti di gas naturale liquefatto. In particolare in Qatar una parte significativa della capacità di esportazione di Gnl sarebbe fuori uso, con effetti sui prezzi in Europa e Asia. Parallelamente i mercati del petrolio restano molto volatili. I prezzi sono risaliti dopo che l’Iran ha negato l’esistenza di negoziati con gli Stati Uniti, aumentando le preoccupazioni per le forniture. Lo stretto di Hormuz – da cui transita circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas – rimane al centro della crisi e continua a influenzare le quotazioni. Diversi analisti e operatori del settore energetico avvertono che se le interruzioni dovessero prolungarsi oltre alcuni mesi potrebbero diventare un rischio sistemico per l’economia globale. Von der Leyen: "È di fondamentale importanza giungere a una soluzione negoziata" Nel corso di una visita in Australia, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato la necessità di una pace negoziata per porre fine alla guerra con l'Iran, dichiarandosi "profondamente preoccupata" per il conflitto in corso. "È di fondamentale importanza giungere a una soluzione negoziata che ponga fine alle ostilità in corso in Medio Oriente", ha dichiarato von der Leyen a Canberra, al fianco del Primo Ministro australiano Anthony Albanese. Alcuni paesi dell'Unione europea si stanno preparando a fornire assistenza in una "missione" per proteggere lo Stretto di Hormuz una volta terminata la guerra, ha affermato von der Leyen. "Tutti noi risentiamo degli effetti a catena sui prezzi del gas e del petrolio, sulle nostre imprese e sulle nostre società", ha affermato, aggiungendo che il canale commerciale è "fondamentale per le linee di approvvigionamento energetico a livello mondiale".
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