Il Foglio Quotidiano, meglio conosciuto come Il Foglio, è un quotidiano a diffusione nazionale fondato il 30 gennaio 1996 da Giuliano Ferrara, il quale ne fu direttore responsabile per 19 anni; dal 28 gennaio 2015 è diretto da Claudio Cerasa. Il giornale prende il nome dalla sua veste editoriale: esce infatti in un unico foglio, in formato lenzuolo. All''interno del foglio c''è un inserto, di solito in quattro pagine, con approfondimenti.
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Letta nel pantano del campo largo: Di Maio si lamenta, Calenda medita lo strappo
Politica
05-08-2022, 20:43

Letta nel pantano del campo largo: Di Maio si lamenta, Calenda medita lo strappo

Enrico Letta vuole tenere la coalizione più litigiosa del mondo unita. E senza dare alibi, dice, a Carlo Calenda: “Se rompe se ne assume la responsabilità. Nel nostro patto c’è la possibilità di siglare accordi con altre forze”. Allo stesso tempo il leader di Azione è convinto che un cartello elettorale con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni non sia sostenibile. La Nato, il rigassificatore, l’Agenda Draghi: “Non c’è spazio per voi”, twitta Calenda. I Verdi e Sinistra italiana, intanto, rispondono al capo di Azione: “Non va trattato come un bambino capriccioso, va educato”, lo spiega Bonelli a La7, mentre al suo fianco Fratoianni ride e annuisce. I Verdi sono per il sì all’alleanza con il Pd. Sinistra italiana deciderà oggi – parola ai 3 mila iscritti –  durante l’assemblea nazionale. Ci sarà un voto virtuale. Finora la direzione del partito ha già dato il via libera all’alleanza: il 65 per cento è per andare avanti.  Intanto Luigi Di Maio si butta nella mischia. Il ministro degli Esteri  è rimasto impigliato nell’accordo fra Letta e Calenda: nessun uninominale, ma solo il diritto di tribuna nelle liste del  Pd. Un posto per lui e un altro per Bruno Tabacci. Scenario esiziale per il neo partito Impegno civico. Che però Letta vorrebbe unire alla Lista civica nazionale di Piercamillo Falasca e Federico Pizzarotti: “Non ci stiamo”. L’ex sindaco di Parma intanto è in contatto con Matteo Renzi. Cartoline dal centrosinistra.  Il segretario del Pd si trova in mezzo a questo caos. Nel pomeriggio incontra all’Arel, il suo quartier generale, Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova. Quasi due ore di riunione. Complicato mettere tutti insieme. Nel corpaccione del Pd, dove la sconfitta è data abbastanza per verosimile, l’allarme è concreto. Dario Franceschini prova a placare gli animi delle due ali della coalizione: “Fermatevi!”. Ma di tutta risposta ecco Calenda di nuovo: “Il terzismo del volemose bene non funziona”. Seguono i punti del patto firmato con il Pd: Nato, rigassificatori, equilibrio di bilancio, reddito ci cittadinanza da rivedere. “E invece ogni due minuti c’è una dichiarazione contro tutto questo”. Azione è un partito composto da  diverse anime. L’ala destra, quella che va dalle ministre ex Forza Italia Maristella Gelmini e Mara Carfagna fino alla Buona destra di Filippo Rossi, spinge per una condizione da dettare al Pd: se ci volete, dovete far saltare l’intesa con Verdi e Sinistra italiana.  O noi o loro. I radicali frenano. Matteo Renzi e la sua corsa solitaria intimoriscono lo stato maggiore di Azione. Potrebbero essere voti, e tanti, in uscita verso Italia viva.  Soprattutto se Letta, come si è prefisso, terrà tutti insieme. “Noi continuiamo a lavorare per una coalizione più larga e plurale. Vogliamo confermare l’accordo con Azione e Più Europa”, è la linea del Pd. Ma che fatica. E quanta cocciutaggine per il novello federatore ritornato a Roma dopo sette anni di autoesilio a Parigi. Il centrodestra osserva la situazione e sembra mangiare popcorn. Addirittura anche il M5s maramaldeggia: “Il campo largo? E’ tutti contro tutti”, è la linea del partito di Giuseppe Conte, i cui pasticci interni sulle regole delle candidature in confronto sembrano bagattelle. Anche Matteo Renzi osserva lo stagno del centrosinistra: “Se Calenda fa dietrofront  siamo disponibili a costruire il terzo polo”. Letta nel pantano guarda l’orologio: “Il tempo fugge dobbiamo chiudere gli accordi”. La sensazione dalle parti del Pd è che tutto possa accadere.   Anche l’ala sinistra dei dem, quella di Andrea Orlando e Giuseppe Provenzano, osserva queste convulsioni con una certa rassegnazione: “Carlo lo conosciamo bene”. Il leader di Azione è combattuto. Dopo l’incontro con Letta, come se fosse un fioretto, evita di rispondere e attaccare  alla coppia Bonelli & Fratoianni. E si concentra su Silvio Berlusconi e Forza Italia a cui cerca di contendere l’elettorato moderato. Ma l’alleanza con la sinistra-sinistra rimane un dolore intercostale per Calenda, che vorrebbe un “segnale forte e programmatico” da Letta. Il quale però non si arrende: insegue il miracolo, la pacificazione interna di queste tribù libiche.  Ci fosse uno di questi protagonisti soddisfatto. Tutti reclamano, puntano il dito contro il vicino. Ecco Di Maio, da qualche giorno in difficoltà abbastanza evidente: “Calenda fa il paladino dell’antigrillismo, ma è il più estremista di tutti”, dice il ministro degli Esteri al segretario dem, incontrato in serata all’Arel.
Israele lancia una controffensiva nella Striscia di Gaza
05-08-2022, 20:19

Israele lancia una controffensiva nella Striscia di Gaza

Aerei da combattimento e droni hanno colpito sei siti e uno degli attacchi ha ucciso Tayseer Jabari, uno degli alti comandanti del Jihad islamic. …
Dove potrebbero incontrarsi i piani di Putin e di Erdogan sulla Siria
Estero
05-08-2022, 19:56

Dove potrebbero incontrarsi i piani di Putin e di Erdogan sulla Siria

Ankara. Recep Teyyip Erdogan è giunto a Sochi su invito di Vladimir Putin per rafforzare la loro partnership economico-commerciale e la cooperazione nei vari teatri regionali, in particolar... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti
Frena l’industria: combustibili carissimi e investimenti al ribasso
Economia e Finanza
05-08-2022, 19:54

Frena l’industria: combustibili carissimi e investimenti al ribasso

Una secca frenata. Per l’ennesima volta i dati ufficiali dell’Istat hanno preso in contropiede il consensus degli analisti ma questa volta in peggio. I primi pensavano che la produzione industriale... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti
Per Mélenchon, Pelosi a Taiwan è una "provocazione" americana contro la Cina
Estero
05-08-2022, 18:02

Per Mélenchon, Pelosi a Taiwan è una "provocazione" americana contro la Cina

Jean-Luc Mélenchon, leader della France insoumise, il partito della sinistra radicale francese, ha dichiarato che il viaggio a Taiwan della speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti Nancy Pelosi è stata una “provocazione”, aggiungendo che “c’è una sola Cina”. “Taiwan è parte integrante della Cina”, ha affermato Mélenchon, riprendendo il lessico difeso dal governo cinese ma rifiutato dalle autorità di Taipei. Il tribuno giacobino ha certificato mercoledì in un intervento sul suo blog personale il suo anti americanismo radicale, schierandosi apertamente dalla parte del regime di Pechino in un momento di alta tensione con Taiwan. L’endorsement è stato molto apprezzato dalla Cina, a tal punto da spingere l’ambasciata cinese a Parigi a pubblicare un tweet di ringraziamento. “Ringraziamo Mélenchon per il suo sostegno costante alla politica di una sola Cina”, ha scritto l’ambasciata cinese.   L’ex candidato alle presidenziali della France insoumise, noto per le sue posizioni filoputiniane e ostili alla Nato, ha accusato inoltre gli Stati Uniti di voler “aprire un nuovo fronte (di guerra, ndr)”. “I cinesi risolveranno il problema tra di loro. Non c’è altra via d’uscita ragionevole possibile”, ha commentato l’insoumis. Le esternazioni di Mélenchon hanno provocato reazioni indignate anche all’interno della Nupes, la coalizione delle sinistre di cui è il portabandiera all’Assemblea nazionale. “Mélenchon parlava di ‘provocazione’ quando l’Ucraina democratica si difendeva nel Donbass dinanzi alla Russia autoritaria. E parla di ‘provocazione’ di Taiwan quando…questo paese agisce liberamente di fronte alla Cina. Un paese democratico non può che essere una ‘provocazione’ per una dittatura”, ha twittato il segretario dei Verdi francesi, Julien Bayou. Già nell’ottobre del 2021, Mélenchon disse che “nel caso in cui Taiwan si dichiarasse indipendente, la Cina, a giusto titolo, potrebbe ritenere che una linea rossa è stata superata”. È la France insoumise la quinta colonna cinese in Francia.
Stagione compressa e leggi di mercato. Cosa aspettarsi dai campionati di calcio che ripartono
Sport
05-08-2022, 17:41

Stagione compressa e leggi di mercato. Cosa aspettarsi dai campionati di calcio che ripartono

Tutti a caccia di Carletto. Il grande calcio si era congedato due mesi fa nel segno dell’ennesimo trionfo continentale del Real Madrid, forse il più impronosticabile degli ultimi tempi. Oggi, 5 agosto, è già tempo di ripartire. Presto, prestissimo, perché il Mondiale d’inverno spariglia le carte dei top club. Alle prese con una stagione senza precedenti, per struttura e incognite. Questo weekend tocca a Premier League, Ligue 1 e Bundesliga. Il prossimo a Liga e Serie A. Più della data d’inizio, anticipata di una o due settimane rispetto agli standard recenti, c’è lo scoglio del ritmo: marce forzate fino a metà novembre – dalle tredici alle sedici giornate da disputare –, due mesi di pausa, volatona fino ai primi di giugno. Ogni big si è equipaggiata a modo suo, spesso nel segno di una rivoluzione interna di logica gattopardesca: cambiare, perché tutto resti come prima. E cioè che il tetto d’Europa se lo continuino a contendere loro. Per Manchesterr City e Psg un mercato più sobrio del solito Magari con un finale diverso, si augurano però gli sceicchi Mansour e Al-Khelaifi: Manchester City e Psg sono ormai indiscussi campioni di spese, signori in patria ma puntuali delusi sul fronte Champions League. Il magnate dei francesi, proprio nell’anno del suo Qatar sotto i riflettori, sapeva che questo era il momento più difficile per pianificare un trionfo. Dunque il migliore per rifondare: “Basta con i nomi appariscenti”, l’annuncio durante l’attuale sessione di calciomercato. Da Nuno Mendes a Mukiele, da Vitinha a Renato Sanches, con l’ex Nizza Galtier come nuovo allenatore, alle parole stanno seguendo i fatti – sempre a non meno di 100 milioni di spese, naturellement. Il ringiovanimento a basso profilo del Psg intriga, basterà per non farsi sfuggire la solita Ligue 1 – oggi particolarmente povera di outsider – e frutterà più ritorni europei della luccicante accozzaglia da playstation messa insieme finora? I risultati andranni visti nel medio-lungo periodo, perché “bisogna essere realisti e iniziare a puntare sul nostro settore giovanile”, dice perfino Al-Khelaifi. A modo suo, sta scegliendo la prudenza anche il City di Guardiola. Quest’estate la proprietà emiratina ha investito circa quanto il Psg, incassando però 160 milioni dalle cessioni: un saldo positivo di oltre 50 che quasi stride con il contestuale innesto di Erling Braut Haaland. Eppure nemmeno l’attaccante del futuro, più che del momento, sembra garantire ai Citizens l’agognato salto di qualità. Sia in Champions sia in Premier League, dove la leadership dei campioni in carica è minacciata dalla muscolare campagna acquisti delle pretendenti: Chelsea, Arsenal e Tottenham fanno sul serio. Ma partono tutte un gradino dietro il Liverpool, che ha saputo rimpiazzare un pilastro come Sadio Mané con il promettente uruguagio Darwin Nunez – senza ulteriori addii, mentre Guardiola, da Sterling e Fernandinho, dovrà colmare grossi vuoti di spogliatoio. Il possibile trailer della stagione? Il Community Shield dello scorso 30 luglio, con la convincente vittoria dei Reds sul Manchester City per 3-1. Il rinnovamento intelligente di Bayern e Borussia Ode al rinnovamento intelligente anche alle tedesche – per la prima volta saranno in cinque ai gironi di Champions –, con alterne fortune. Archiviata freddamente la telenovela Lewandowski, il Bayern ha piazzato una serie di colpi stellari. Tutti orientati al domani, col suddetto Mané a fare da chioccia: Gravenberch e Mazraoui dall’Ajax, De Ligt dalla Juve, soprattutto Mathys Tel, che oggi dice poco ma dirà molto – classe 2005, pagato 28,5 milioni dal Rennes, è il minorenne più costoso di sempre e “un giorno segnerà 40 gol a stagione”, assicura l’allenatore dei bavaresi Nagelsmann. Da studiare poi il Borussia Dortmund del dopo-Haaland. La squadra, affidata al 39enne Edin Terzic, ha reinvestito il tesoretto del norvegese su alcuni ottimi prospetti di Bundesliga – Sule, Ozcan, Schlotterbeck – più i forti attaccanti Adeyemi e Haller: il primo – già erede di Haaland al Salisburgo – per il futuro, il secondo per il presente. Ma il tumore maligno appena diagnosticato all’ex Ajax sta costringendo i gialloneri a cercare un sostituto, difficilmente all’altezza. Ne perderà il duello per il campionato, con il Bayern a caccia dell’undicesima Bundes consecutiva. Perché la sospensione per i mondiali potrebbe favorire le inglesi E gli equilibri di Champions? C’è un dato che potrebbe favorire doppiamente l’Inghilterra, sia a livello di club sia di nazionale: la preparazione atletica delle squadre di Premier. Per tradizione inizia prima, a ritmi più intensi e con un vantaggio temporaneo sulle compagini degli altri campionati – che quest’anno, Mondiali alla mano, hanno dovuto fare di necessità virtù. Negli ultimi 16 anni, le formazioni inglesi sono infatti le uniche ad aver superato in blocco la fase a gironi di Champions League in oltre la metà dei casi (56,3 per cento). Ma poi hanno vinto la coppa soltanto una volta su quattro, contro il 50 per cento delle spagnole. Sono segnali di un torneo nazionale livellato verso l’alto – non è una scoperta: anche per le trattative in corso la Premier sta spendendo il doppio degli altri principali campionati europei – e con un picco di performance calibrato a ridosso del Boxing day, il 26 dicembre. La finale di Coppa del Mondo si giocherà il 18: se nemmeno stavolta it’s coming home, in inverno o in primavera, consultare la cabala.
Orbán apre la riunione dei conservatori occidentali, Trump la chiude
Estero
05-08-2022, 16:04

Orbán apre la riunione dei conservatori occidentali, Trump la chiude

La Conservative Political Action Conference (Cpac), uno degli appuntamenti più importanti del conservatorismo occidentale, si è aperta ieri a Dallas con l’intervento del premier ungherese V... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti
Il riallineamento a Trump: l'inchiesta del Washington Post sul 6 gennaio
Estero
05-08-2022, 15:47

Il riallineamento a Trump: l'inchiesta del Washington Post sul 6 gennaio

Questo è il quarto e ultimo appuntamento con l’inchiesta a puntate “The attack” sull’assalto al Campidoglio americano del 6 gennaio del 2021.
Comprare Cristiano Ronaldo è diventato un gesto di carità
Sport
05-08-2022, 15:31

Comprare Cristiano Ronaldo è diventato un gesto di carità

Domenica, nell’ultima amichevole precampionato del Manchester United, contro il Rayo Vallecano all’Old Trafford, Cristiano Ronaldo è sceso in campo. Nei giorni prima dell’incontro ha voluto specificare in un commento a un post di una sua fanpage su Instagram che “il re” avrebbe giocato (“Sunday the king plays” ha scritto), ma ha giocato poco - è stato sostituito all’intervallo - e ha immediatamente lasciato lo stadio, prima che la partita finisse. La dirigenza non ha apprezzato, Ten Hag l’ha criticato pubblicamente definendo il gesto “inaccettabile”, ma su The Sun si legge che il giocatore non sarà multato per l’accaduto. The Mirror descrive un Cristiano Ronaldo furioso (“fury”) per le parole dell’allenatore e convinto definitivamente a trovare altra sistemazione per la stagione alle porte. Negli ultimi mesi è stato accostato a molti club di vertice dei campionati più importanti in Europa, tutti partecipanti – a differenza del Manchester United - alla prossima edizione di Champions league. Ci sono due cose che hanno reso e rendono la trama comica, a tratti grottesca. In primo luogo il rifiuto sistematico da parte delle società, degli allenatori, e delle tifoserie a vedere Cristiano Ronaldo con i propri colori. In prima istanza era stato Tuchel, allenatore del Chelsea, a rifiutarsi di lavorare con l’attaccante portoghese perché non lo gradiva per le geometrie di gioco della propria squadra – e infatti il Chelsea ha poi chiuso per Sterling, dopo aver ceduto Lukaku all’Inter. Poi è stata la volta del Psg che ha puntato tutto sul rinnovo del contratto di Mbappé, garantendogli quantomeno un futuro senza difficoltà finanziarie, bel gesto. Caso a sé l’Atlético, o meglio i tifosi, che hanno minacciato di restituire in massa i propri abbonamenti in caso di ingaggio del portoghese. In ambiente colchonero l’acquisto di CR7 significherebbe non solo assecondare le pretese di un calciatore che è impossibile immaginarsi giocare in stile Atletico – cioè sacrificando la qualità offensiva per una sorta di eroismo difensivo -, ma anche accogliere la vera e propria nemesi calcistica del club in patria e in Europa degli ultimi anni. E al tifo dell’Atleti – sia d’esempio e monito il ringraziamento ai propri calciatori al termine del ritorno dei quarti di finale dell’ultima Champions contro il City, vera e propria battaglia che li vide poi eliminati – non conviene fare torti. Infine il Bayern Monaco, il cui ad Oliver Kahn ha fatto sapere che i valori di Cristiano non sono compatibili con la filosofia del club, che da sempre preferisce evitare ingaggi esosi di giocatori con una lunga carriera alle spalle, che destabilizzerebbero lo spogliatoio. Valori. Suona buffo sentire che un professionista che ha fatto dei propri valori sportivi lo slogan di una carriera come Cristiano Ronaldo non riesca più a inserirsi nel circolo dei grandi, che lui stesso ha contribuito a costruire. Suona strano che uno dei giocatori più forti di tutti i tempi, sicuramente il più prolifico, abbia ora valori che tanto si discostano da quelli dello sport di cui è stato immagine. Verrebbe da chiedersi: cosa rende così distanti due personaggi che si sono sempre autodefiniti “re” come Cr7 e Zlatan Ibrahimovic? Da una parte lo svedese e i suoi chiari meriti nella rinascita del Milan, dall’altra una decadenza che neppure il numero 7 per antonomasia del ventunesimo secolo sembra riuscire a evitare. Probabilmente la capacità di trasformarsi: Ronaldo vuole essere quel che non è più fondamentalmente dall’approdo alla Juventus. Il giocatore che garantiva un gol a partita – o più: con il Real i gol sono stati 311 in 292 partite - ora garantisce invece un uomo in meno in fase di costruzione e in fase difensiva, e le squadre disposte a un’automutilazione del genere sono poche, se ci sono. Secondo As, il Napoli sarebbe disponibile ad accoglierlo in città e lo stesso vale per la sua prima casa calcistica, Lisbona, ingaggio permettendo. Ciò che traspare è che acquistare Ronaldo sarebbe più un gesto di carità verso un campione decadente, piuttosto che una strategia sportiva vincente, e c’è da trovare chi si vorrà assumere questa responsabilità o potrà credere nel suo canto del cigno. Ma ad ogni modo, e questo è il secondo punto grottesco, sono davvero pochi quelli che credono che l’acquisto di Ronaldo sia rilevante per il calcio europeo e che in campo, perché CR7 in panchina non ci sta, possa ripagare. Al di là della vendita delle magliette, perché quella c’è sempre.
Trent'anni fa il Dream Team cambiò per sempre la storia del basket
Sport
05-08-2022, 15:18

Trent'anni fa il Dream Team cambiò per sempre la storia del basket

C’è una squadra che trent’anni fa ha cambiato il basket se non addirittura tutto lo sport. È il primo, l’originale, l’unico vero Dream Team che ai Giochi di Barcellona schierò la miglior squadra di pallacanestro mai scesa sulla terra. Magic, Jordan, Bird potrebbero bastare. Ma se ci aggiungiamo Ewing, Barkley, Drexler, Malone, Mullin, Pippen, Robinson, Stockton e Laettner, preferito a un certo Shaquille O’Neal, l’unico universitario ammesso al banchetto per non fare arrabbiare la Ncaa, ecco che la squadra da sogno è al completo. Con la regia di Chuck Daly e la benedizione di Boris Stankovic, capo della Federazione internazionale e di David Stern, commissioner Nba, e i grandi registi della più riuscita operazione di marketing e comunicazione del mondo dello sport. Quella squadra vince otto partite su otto segnando una media di 117,5 punti a gara e vincendo sempre con uno scarto di almeno 44 punti. La finale contro la Croazia l’8 agosto 1992 finì 117-85. L’ultima esibizione di una squadra irripetibile, la prima ad aver portato i professionisti ai Giochi Olimpici. Quella squadra in fin dei conti fu la miglior interpretazione del motto decoubertiniano “l’importante è partecipare”. Perché contro il Dream Team tutti volevano giocare e non importa se sapevano in partenza che avrebbero perso e non di poco. Solo il Canada provò ad alzare la voce perché non voleva giocare contro Magic, un giocatore che l’anno prima era risultato positivo all’HIV, l’anticamera dell’Aids. Una voce isolata e subito sommersa dalle voci contrarie. Ben venga Magic con il suo messaggio di speranza per tutti i malati. Trent’anni fa non era come oggi che ti basta accendere Internet per vedere i migliori giocatori del mondo in azione. Trent’anni fa la possibilità di vedere insieme Magic, Michael e Larry era un sogno che nessuno aveva mai osato fare. Non erano una squadra di pallacanestro normale. Erano un manuale del basket. Gli harlem Globe Trotters erano dei giocolieri che affrontavano avversari messi lì ad applaudire lo spettacolo. Il Dream Team giocava contro avversari veri partite vere anche se in realtà gli avversari sono stati sbriciolati tutti: Angola, Croazia, Germania, Brasile, Spagna, Portorico, Lituania e ancora Croazia. Dal 26 luglio all’8 agosto diedero spettacolo approfittando anche del fatto che le uniche nazionali che avrebbero potuto sognare di restare a contatto, Urss e Jugoslavia si erano sgretolate dividendosi in tante nazioni diverse. Le Ramblas sono da sempre il cuore di Barcellona. In quelle settimane attorno all’hotel che ospitava il Dream Team c’era un affollamento mai più visto. I signori del basket non erano scesi al Villaggio Olimpico in riva al mare. Avevano preferito sequestrare un hotel a cinque stelle con letti su misura, minibar sempre riforniti e le mattinate libere per andare a giocare a golf. Per i cacciatori d’autografo la vita fu impossibile. Uscivano dall’hotel e si infilavano su un bus dai vetri oscurati che, scortato dalla polizia, li avrebbe portati a Badalona dove si giocava il torneo di basket. Fino a Barcellona gli Stati Uniti avevano partecipato alle manifestazioni internazionali con i migliori giocatori dei college (Jordan aveva infatti già vinto l’oro nel 1984 a Los Angeles, appena uscito da North Carolina). Nel 1988 a Seul, però gli Usa degli universitari (tra cui Robinson) erano stati battuti in semifinale dall’Unione Sovietica, un avvenimento che era capitato soltanto a Monaco ’72 in quella famosa finale decisa da Alexander Belov. Fu Boris Stankovic, presidente internazionale ad avere l’idea di aprire alla Nba. David Stern non se lo fece ripetere due volte. Per il basket fu uno spot incredibile. Per lo sport un punto di partenza. Da quel momento in poi ogni squadra imbattuta è diventata un Dream Team del suo sport. Dopo quei Giochi catalani nulla fu più come prima. Andare a Badalona era un evento nell’evento dei Giochi Olimpici dove tutti di solito sognano di assistere alla finale dei 100 metri. A Barcellona tutti volevano andare in quel palazzo dello sport un po’ fuori mano, ma sempre vestito a festa. Vedere da vicino i migliori giocatori di sempre era diventato il sogno di chiunque. Averli potuti seguire partita dopo partita come inviato de il Giornale a Barcellona, fu un’emozione unica anche se le star erano praticamente inavvicinabili dai comuni mortali. Era stato più facile qualche giorno prima a Montecarlo in un media day internazionale. E vederli in allenamento, nelle partitelle tra loro, era ancora meglio. Dieci così li trovavi solo all’All Stars Game che a quei tempi non vedevi certo in diretta su Sky. A Montecarlo fu giocata, purtroppo a porte chiuse, quella che viene raccontata come la partita più bella della storia della pallacanestro. Un cinque contro cinque senza domani tra la squadra di Magic e quella di Jordan. Una partita che è diventata un momento mitico dello sport. “Fu la partita più bella della mia vita” ha detto Jordan. Era il 22 luglio e a fine allenamento si giocò un Est contro Ovest con Jordan, Bird, Pippen, Mullin, Ewing (e Laettner) contro Magic, Drexler, Malone, Barkley e Robinson. Finì in pareggio. Ma i giocatori vollero andare avanti. Il trash talking era aumentato a livelli mai visti prima. Fu partita vera. Verissima come raccontano i pochissimi testimoni. Alla fine vinse l’Est e quel giorno si capì che lo scettro era definitivamente passato da Magic a Michael Jordan. Ma il bello ai Giochi di Barcellona doveva ancora arrivare. “Gli Usa con Bill Russell nel 1956 o di Roma 1960 con Jerry West, Oscar Robertson, Jerry Lucas sono stati fenomenali, imbattibili. Ma il Dream Team è stato il gioiello più luminoso della corona del basket mondiale. Tutto quello che vediamo oggi, è natò in quelle settimane a Barcellona”, conferma il mitico coach Dan Peterson.
Cerasa: "Il patto tra Azione e il Pd è un dito nell'occhio degli alleati che si trovano più a sinistra"
Politica
05-08-2022, 13:09

Cerasa: "Il patto tra Azione e il Pd è un dito nell'occhio degli alleati che si trovano più a sinistra"

“Per quanto non sia esplicito, il patto sottoscritto tra Azione e il Partito Democratico è un dito nell'occhio rispetto agli alleati che si trovano più a sinistra”, ha detto Claudio Cerasa, il direttore del Foglio, parlando a In Onda su La7, ospite di Marianna Aprile e Luca Telese.     “Non credo che il Pd abbia già scelto - prosegue Cerasa - è un successo di Calenda, oppure Letta è riuscito a fare quello che avrebbe voluto, ma si è servito di Calenda. Se non si vuole essere troppo dietrologi, il punto è che la coalizione alla fine ci sarà, secondo me, perchè conviene a tutti e perchè c'è in ballo qualcosa di molto importante, che non riguarda soltanto l'identità di un partito o di una coalizione. Alla fine troveranno un modo”.   Cerasa ha poi commentato la presenza di Draghi, da premier dimissionario, durante la campagna elettorale. “Draghi in questa campagna elettorale ci sarà, fisicamente ci sarà. E' a Palazzo Chigi. Forse continuerà a fare le conferenze stampa. Continuerà ad essere l'elemento di trauma chiaro, che c'è stato qualche settimana fa”.  
Cerasa: "Meloni è la novità, per questo può avvantaggiare la destra"
Politica
05-08-2022, 12:59

Cerasa: "Meloni è la novità, per questo può avvantaggiare la destra"

"L'elemento chiave che probabilmente determinerà una posizione di vantaggio del centrodestra a trazione Meloni, è la novità che Meloni rappresenta. Lei è la novità come personaggio politico. Inoltre per la prima volta potrebbe esserci una leadership femminile", ha detto Claudio Cerasa, direttore del Foglio, ospite di Marianna Aprile e Luca Telese a In Onda su La7.   Il direttore ha poi aggiunto "Infatti, se ci fate caso, Meloni da quando è cominciata la campagna elettorale segue la linea di Aldo in tre uomini e una gamba, durante la partita di calcetto sulla spiaggia: sta nascosta a non fare nulla fino all'ultimo momento."
Calenda lancia l'ultimatum al Pd: il patto con Letta è di nuovo a rischio
Politica
05-08-2022, 12:35

Calenda lancia l'ultimatum al Pd: il patto con Letta è di nuovo a rischio

L'accordo con il Pd? "Può essere cancellato, non annacquato". E ancora: "Chiarite"; "Decidete". Il giorno dopo l'incontro tra Enrico Letta, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, Carlo Calenda è un fiume in piena, lancia ultimatum e pone condizioni. Di nuovo. Senza tanti giri di parole minaccia di rompere, dopo nemmeno tre giorni, l'intesa trovata a fatica con il Partito democratico. "Non siamo disposti a rivederla", sottolinea, prima di attaccare i "partiti zattera". Si riferisce a Di Maio, ai Verdi e Sinistra italiana. Al Nazareno qualcuno alza il sopracciglio. Sono quasi le 12 e il leader di Azione ha già lanciato almeno 15 tweet. Sul suo social preferito mette nel mirino, uno alla volta, tutti gli interlocutori di Letta. Il senso dei messaggi è sempre lo stesso: o noi, o loro. E l'intenzione sembra chiara, minare tutti i tentativi del Pd di allargare l'alleanza, anche a costo di affossare definitivamente i precedenti accordi e la già traballante coalizione di centrosinistra.   Il primo bersaglio è Impegno Civico: "Della sorte di Di Maio, D’Incà, Di Stefano e compagnia non ce ne importa nulla. E per quanto concerne l’agenda o è quella di Draghi o è quella dei no a tutto. Chiudiamo questa storia ora".  Segue una dissertazione sull'"ambivalenza che tormenta la sinistra dalla sua origine: riformismo o massimalismo".  E ancora una volta, rivolto al Pd: "Decidete".  Poi arriva il momento di Nicola Fratoianni. "L'Agenda Draghi? Non esiste. Lo ha detto Draghi stesso. Povero Calenda, deve correre in cartoleria a comprarsene un'altra", è il messaggio del segretario della sinistra-sinistra parlamentare che si riferisce a un passaggio della conferenza stampa del presidente del Consiglio. Attacchi e contrattacchi che ormai vanno avanti da giorni. E che oggi riprendono con maggiore intensità. Il leader di Azione non si fa pregare, rilancia le parole di Fratoianni e commenta: "Direi che abbiamo raggiunto un punto di chiarezza. Mi pare del tutto evidente che c’è una scelta netta da fare per il Partito Democratico". Ma soprattutto: "A queste condizioni per quanto ci concerne non c’è spazio per loro nella coalizione".  Al Nazareno adesso sudano freddo, così salta tutto. Scatta l'allarme, si avvicina il punto di non ritorno. Lo si capisce anche dal fatto che a un certo punto, a intervenire nella disputa, è Dario Franceschini, l'eterno ministro, l'abile pontiere. Ma anche pompiere, all'occorrenza: "Carlo Calenda e Nicola Fratoianni fermatevi!", scrive il titolare del dicastero della Cultura, provando a rimettere la discussione in carreggiata: "Ci aspetta una sfida molto più grande dell’interesse dei nostri partiti: evitare che l’Italia finisca in mano a una destra sovranista e incapace. Per iniziarla e vincerla occorre rispettarci a vicenda e accettare le nostre diversità". Basterà? Niente da fare, continua l'escalation. "Dario, il terzismo alla volemose bene con noi non funziona", risponde prontamente Calenda, rincarando la dose: "L’interesse dei partiti non conta nulla. Conta dare al paese una prospettiva di Governo seria. Questi erano i patti. Ripeto. Decidete". Un altro colpo all'alleanza (?), le cui possibilità a queste punto si accorciano, quasi svaniscono. Con queste premesse, con tutte queste incongnite, l'ipotesi di un nuovo strappo, questa volta definitivo, si fa più consistente. Anche perché nel frattempo arrivano altre risposte. Dalla "tribuna": "Dopo essere partito dal grande centro, Calenda è diventato un 'gregario' della coalizione di centrosinistra. Capisco le sue difficoltà a spiegare", ironizza Luigi Di Maio, che pure non si trova in una situazione facile, non potendo il suo Impegno civico contare su collegi uninominali blindati. "Sorprende, però, che alla fine proprio Calenda - che si innalza a paladino dell’anti-grillismo - sia diventato il più estremista di tutti. Con questo atteggiamento sta solo facendo un regalo alle destre", aggiunge il ministro del Esteri, prima di concludere: "Ovviamente Calenda può fare quello che vuole, ma con meno arroganza e più rispetto".  Non è nemmeno ora di pranzo e Letta deve rivedere la sua agenda. Poteva essere la giornata dell'accordo a sinistra, i segnali dopo la giornata di ieri erano positivi, il segretario dem è in attesa di risposte. Chissà se arriveranno o se arriverà prima la rottura di Calenda. Sempre che non cambi idea, visti i sondaggi. E infatti rieccolo: l'ultimo suo post della mattina è proprio una rilevazione: Azione al 6 per cento, in crescita di un punto e mezzo. Data del sondaggio: 3 agosto, all'indomani dell'intesa tra Pd, Azione e + Europa.
Leva obbligatoria, piano carceri e Ponte sullo Stretto: le improponibili proposte di Salvini
Politica
05-08-2022, 12:12

Leva obbligatoria, piano carceri e Ponte sullo Stretto: le improponibili proposte di Salvini

L'ultima proposta è la leva obbligatoria per i giovani. È arrivata ieri, da Lampedusa, dove Matteo Salvini ha ricominciato la sua campagna elettorale anti-immigrazione. “Mi piacerebbe che i nostri giovani rifacessero il servizio militare. Anzi proporrò la sua reintroduzione", ha detto. Il motivo alla base sarebbe: “Formare, educare e reinsegnare il rispetto”. Le parole del leader della Lega cavalcano così una tendenza che, a causa dell'invasione russa in Ucraina, si sta estendendo ad altri paesi dell'est Europa, ultimo tra questi la Lettonia, per cui il ripristino del servizio scatterà il prossimo gennaio.   Una proposta, sembrerebbe, da mera campagna elettorale. Tanto che la leva obbligatoria, in Italia, fu sospesa durante il governo Berlusconi del 2004 anche grazie all'allora voto favorevole della Lega. Il ritornello salviniano si somma ad altre promesse elettorali. Ritorna ad esempio il cavallo di battaglia della sicurezza, con l'assunzione di 10 mila poliziotti e carabinieri (insieme all'impianto di nuove videocamere di controllo) ma anche la revisione del piano carceri.   Lo annunciava martedì durante un'intervista a Morning news. Il "piano carceri" consisterebbe nel “costruire nuove carceri” perché “se chi spaccia, il giorno dopo è in strada e torna a spacciare, non siamo un paese serio”. È di pochi giorni fa, il nuovo rapporto di metà anno dell'associazione Antigone, che evidenziava come l'Italia è ancora il primo paese per numero di persone detenute per violazione di leggi sugli stupefacenti. Un dato quasi doppio rispetto alla media europea. E, secondo l'associazione, “intervenendo sulla legge sulle droghe si ridurrebbe di tanto la popolazione detenuta”.   Queste solo le ultime “nuove-ricorrenti” del capo del Carroccio. Ultimamente, si è anche visto il ritorno a vecchi adagi: l'evocazione del ponte sullo stretto di Messina, ad esempio. Per l'opera si accennava a un generico impiego dei fondi del Pnrr. Matteo Salvini ha detto ieri che il ponte “potrà essere realtà”. Ma, da quel lontano 2000 in cui Silvio Berlusconi firmò a Porta a porta il “contratto con gli italiani” in cui il progetto rappresentava il simbolo del rilancio della Sicilia, si sono scoperte tante criticità che la rendono infattibile. Da quelle tecniche – come i venti che corrono a 60 chilometri orari per 45-60 giorni all'anno e che farebbero chiudere il traffico a causa delle forti oscillazioni – a quelle ambientali.
Calenda lancia l'ultimatum al Pd: il patto con Calenda a rischio
Politica
05-08-2022, 11:29

Calenda lancia l'ultimatum al Pd: il patto con Calenda a rischio

L'accordo con il Pd? "Può essere cancellato, non annacquato". E ancora: "Chiarite"; "Decidete". Il giorno dopo l'incontro tra Enrico Letta, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, Carlo Calenda è un fiume in piena, lancia ultimatum e pone condizioni. Di nuovo. Senza tanti giri di parole minaccia di rompere, dopo nemmeno tre giorni, l'intesa trovata a fatica con il Partito democratico. "Non siamo disposti a rivederla", sottolinea, prima di attaccare i "partiti zattera". Si riferisce a Di Maio, ai Verdi e Sinistra italiana. Al Nazareno qualcuno alza il sopracciglio. Non sono nemmeno le 12 e il leader di Azione ha già lanciato almeno 15 tweet. Sul suo social preferito mette nel mirino, uno alla volta, tutti gli interlocutori di Letta. Il senso dei messaggi è sempre lo stesso: o noi, o loro. E l'intenzione sembra chiara, minare tutti i tentativi del Pd di allargare l'alleanza, anche a costo di affossare definitivamente i precedenti accordi e la già traballante coalizione di centrosinistra. Il primo bersaglio è Impegno Civico: "Della sorte di Di Maio, D’Incà, Di Stefano e compagnia non ce ne importa nulla. E per quanto concerne l’agenda o è quella di Draghi o è quella dei no a tutto. Chiudiamo questa storia ora".  Segue una dissertazione sull'"ambivalenza che tormenta la sinistra dalla sua origine: riformismo o massimalismo".  E ancora una volta, rivolto al Pd: "Decidete".  Poi arriva il momento di Nicola Fratoianni. "L'Agenda Draghi? Non esiste. Lo ha detto Draghi stesso. Povero Calenda, deve correre in cartoleria a comprarsene un'altra", è il messaggio del segretario della sinistra-sinistra parlamentare che si riferisce a un passaggio della conferenza stampa del presidente del Consiglio. Attacchi e contrattacchi che ormai vanno avanti da giorni. E che oggi riprendono con maggiore intensità. Il leader di Azione non si fa pregare, rilancia le parole di Fratoianni e commenta: "Direi che abbiamo raggiunto un punto di chiarezza. Mi pare del tutto evidente che c’è una scelta netta da fare per il Partito Democratico". Ma soprattutto: "A queste condizioni per quanto ci concerne non c’è spazio per loro nella coalizione".  Al Nazareno adesso sudano freddo, così salta tutto. Scatta l'allarme, è forse il punto di non ritorno. Lo si capisce anche dal fatto che a un certo punto, a intervenire nella disputa, è Dario Franceschini, l'eterno ministro, l'abile pontiere. Ma anche pompiere, all'occorrenza: "Carlo Calenda e Nicola Fratoianni fermatevi!", scrive il titolare del dicastero della Cultura, provando a rimettere la discussione in carreggiata: "Ci aspetta una sfida molto più grande dell’interesse dei nostri partiti: evitare che l’Italia finisca in mano a una destra sovranista e incapace. Per iniziarla e vincerla occorre rispettarci a vicenda e accettare le nostre diversità". Basterà? Niente da fare, continua l'escalation. "Dario, il terzismo alla volemose bene con noi non funziona", risponde prontamente Calenda, rincarando la dose: "L’interesse dei partiti non conta nulla. Conta dare al paese una prospettiva di Governo seria. Questi erano i patti. Ripeto. Decidete". Un altro colpo all'alleanza (?), le cui prospettive a queste punto si accorciano, quasi svaniscono. Con queste premesse, non è difficile ipotizzare come possa andare a finire, alla fine della giornata. Anche perché nel frattempo arrivano altre risposte. Dalla "tribuna": "Dopo essere partito dal grande centro, Calenda è diventato un 'gregario' della coalizione di centrosinistra. Capisco le sue difficoltà a spiegare", ironizza Luigi Di Maio, che pure non si trova in una situazione facile, non potendo il suo Impegno civico contare su collegi uninominali blindati. "Sorprende, però, che alla fine proprio Calenda - che si innalza a paladino dell’anti-grillismo - sia diventato il più estremista di tutti. Con questo atteggiamento sta solo facendo un regalo alle destre", aggiunge il ministro del Esteri, prima di concludere: "Ovviamente Calenda può fare quello che vuole, ma con meno arroganza e più rispetto".  Non è nemmeno ora di pranzo e Letta deve rivedere la sua agenda. Poteva essere la giornata dell'accordo a sinistra, i segnali dopo la giornata di ieri erano positivi, il segretario dem è in attesa di risposte. Chissà se arriveranno o se arriverà prima la rottura di Calenda. Sempre che non cambi idea, visti i sondaggi. E infatti rieccolo: l'ultimo suo post della mattina è proprio una rilevazione: Azione al 6 per cento, in crescita di un punto e mezzo. Data del sondaggio: 3 agosto, all'indomani dell'intesa tra Pd, Azione e + Europa.    
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