Il Giornale (dalla fondazione sino al 1983 il Giornale nuovo) è un quotidiano nazionale italiano fondato a Milano nel 1974 da Indro Montanelli, il quale lo diresse ininterrottamente fino al 1994. Dal 1979 è proprietà della famiglia Berlusconi (dal 1992, di Paolo Berlusconi). È il decimo quotidiano italiano per diffusione (l'ottavo escludendo i quotidiani sportivi).
SEGUI
Milano invasa dalle api. Almeno tre interventi in un solo giorno
ALTRO
Oggi 25-05-19, 09:28

Milano invasa dalle api. Almeno tre interventi in un solo giorno

Milano è stata letteralmente invasa dalle api. Solo l"intervento di alcuni apicoltori ha permesso alla città meneghina di ritornare alla normalità. La speranza è che non accada ancora. Le api stavano cercando una nuova casa da abitare e purtroppo sembra ne avessero scelte tre proprio a Milano. Il fenomeno si è verificato nella giornata di venerdì 24 maggio, quando tre zone della città sono state letteralmente invase dagli insetti. Il primo caso è avvenuto durante la mattinata in via Sant"Arnaldo. Dove le api avevano scelto la finestra di un condominio per creare il loro alveare. Poco dopo è stata la volta di via Venini. E infine la scelta è ricaduta su una aiuola in via Santa Margherita, in pieno centro e poco distante da piazzale Cordusio.A seguito delle molte chiamate pervenute al numero di emergenza, il Comune ha deciso di chiamare in aiuto gli apicoltori per risolvere velocemente la situazione. Come ha spiegato a MilanoToday Giampaolo Palmieri, direttore dell"Apas, l"Associazione produttori apistici della provincia di Sondrio, si tratterebbe di un fenomeno normale, chiamato sciamatura. "L'ape regina vecchia lascia e abbandona la situazione già costruita e consolidata dell'alveare in favore della nuova regina che deve nascere. In questo modo lo sciame, che va considerato come un super-organismo, si divide e le api operaie decidono con chi stare: o con la nuova regina, e quindi restano nel loro vecchio alveare, oppure tentare la sorte con la vecchia regina ed esplorare nuovi territori. In questo caso le api mandano avanti delle esploratrici che una volta trovato il luogo adatto comunicano la scelta allo sciame ed è proprio in questo momento che si verifica il fenomeno, la migrazione vera e propria".Secondo quanto affermato da Palmieri infatti, difficilmente le api penserebbero ad attaccare i loro nuovi vicini di casa, noi appunto. Ma la possibilità potrebbe sempre verificarsi. Quando si spostano le api portano con loro almeno il 50% del miele presente nell"alveare, in modo da avere risorse energetiche sufficienti per iniziare la nuova avventura. Solitamente questo fenomeno avviene in primavera, ma non è detto che non possa verificarsi anche in estate.
Se si muore più in bicicletta che in auto
ALTRO
Oggi 25-05-19, 09:24

Se si muore più in bicicletta che in auto

C'è l'ex maglia rosa di Valerio Conti a tirare il gruppo. Ed è una tappa importante quella da vincere che vale più del Giro, più del Tour, più di tutte le corse messe insieme. In gioco c'è la sicurezza dei ciclisti, ci sono le vite di chi pedala e non solo in gara, c'è una strage che continua. Secondo l'International Transport Forum l'Italia è il Paese con il più alto tasso di mortalità per km pedalato. Una guerra che ogni anno nei 17mila incidenti che coinvolgono le biciclette fa oltre 260 morti e 18mila feriti. Tantissimi, troppi. E allora il Giro prova a farsi sentire con la campagna #rispettiamoci che arruola Ivan Basso (un'altra maglia rosa) come testimonial e che coinvolge anche Aci e gli istruttori del Centro di guida sicura Aci-Sara di Vallelunga con un decalogo per automobilisti e ciclisti, chiamati a condividere la strada in sicurezza. Spot in tv, opuscoli nelle scuole, adesivi Aci da attaccare sulle auto per fare attenzione quando si aprono gli sportelli. Non basta perché la mobilità ciclistica cresce ma parimenti non crescono le infrastrutture e il senso civico di chi crede ancora che automobilisti, motociclisti e ciclisti siano tribù in guerra, tutti contro tutti a conquistarsi i territori con insulti, minacce, risse e dispetti. E invece mobilità (...)(...) è un piano organico che deve avere come obbiettivo quello di rendere le strade più vivibili e sicure.E così, proprio mentre il Giro e i ciclisti si mobilitano, questo mese di maggio registra ancora una lunga serie di disgrazie. Quasi un record. Il 9 maggio a Treviglio muore Gabriele Raffa travolto da un'auto su una provinciale ad alto rischio. Cinque giorni dopo durante una granfondo in Versilia a morire è invece Roberto Silva, patron dell'azienda di detersivi Chanteclair, che si schianta contro un'auto trovata sul percorso e due giorni dopo a Mantova la stessa sorte tocca a Simone Bacchiega, 54 anni, lui pure falciato da un'auto.La lunga scia nera si chiude il 18 maggio a Roma, sulla Tiburtina, dove un ciclista di 54 anni muore sotto le ruote di un Tir. Strage infinita che in qualche modo dev'essere interrotta.Migliorando la sicurezza sulle strade, con controlli più serrati che puniscano l'uso degli smartphone alla guida (prima causa di incidente) e con nuove "regole di ingaggio" come quella che presto dovrebbe essere inserita nel codice della strada e fissa in un metro e mezzo la distanza da rispettare quando si sorpassano i ciclisti. La via è questa. Ed è la via che sta percorrendo il Giro d'Italia ma non solo perché c'è chi, come Paola Gianotti, la prima donna ad avere fatto il giro del mondo in bici, su questi temi si batte da sempre.Lo scorso anno ha corso davanti al gruppo tutte le tappe della corsa Rosa e quest'anno sta facendo la stessa cosa: chilometri di applausi, incontri, strette di mano che servono a denunciare e fare parlare di sicurezza. O come Marco Scarponi, il fratello di Michele che proprio in un incidente stradale è morto due anni fa a Filottrano.Con la sua Fondazione dal quel "maledetto" 22 aprile si batte per far sì che ciò che è successo al fratello non succeda più. Un lavoro quotidiano e appassionato che è soprattutto una battaglia di civiltà ma che a qualcuno evidentemente dà fastidio. Tant'è che proprio in questi giorni ha ricevuto insulti e minacce. E siamo punto e a capo.
Tragedia a Pompei: turista inglese colto da malore muore durante visita agli Scavi
ALTRO
Oggi 25-05-19, 09:14

Tragedia a Pompei: turista inglese colto da malore muore durante visita agli Scavi

Tragedia ieri nel Parco Archeologico di Pompei, importante sito turistico situato in provincia di Napoli. Un turista inglese di 78 anni, in visita agli Scavi insieme alla propria famiglia, ha accusato un malore ed è morto davanti agli occhi dei numerosi presenti.Il dramma si è consumato intorno alle 13:30 quando l"anziano, nel corso di un passeggiata, si è improvvisamente accasciato al suolo. L"uomo è stato tempestivamente soccorso dai sanitari del 118 che si trovano all'interno del sito archeologico proprio per fronteggiare situazioni simili.Purtroppo, nonostante tutti i tentativi di rianimazione, i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del 78enne. In una nota, la direzione del Parco Archeologico di Pompei e il personale hanno voluto esprimere il proprio cordoglio alla famiglia del turista inglese.Non è la prima volta che un visitatore muore all'interno degli Scavi. Nell"estate del 2015, un turista russo di 55 anni fu trovato privo di vita nel bagno di un ristorante del sito, probabilmente stroncato da un infarto.
La lezione di Londra alla politica
ALTRO
Oggi 25-05-19, 09:13

La lezione di Londra alla politica

S econdo Simon Kuper, firma del "Financial Times", la Brexit è un regalo che il Regno Unito ha fatto al mondo. Un regalo perchè, mese dopo mese, anno dopo anno, ha finito per rappresentare una antologia di tutti i possibili errori di una classe politica. Un esempio a cui gli altri Paesi devono guardare, anche se solo in negativo. La prima trappola in cui i britannici sono caduti è scattata già alla partenza: l'aver ridotto a una scelta binaria (sì-no) la questione dei futuri rapporti con i principali partner, si è trasformata in una camicia di forza da cui Londra non è più riuscita a liberarsi. Il dualismo "like-don't like" può andare bene per Facebook, per le menti semplici di molti grillini o per quelle manipolatorie della Casaleggio Associati. Non per le complessità di una democrazia avanzata. Che tipo di norme avrebbero regolato i rapporti tra con la Ue? Meglio il modello canadese, quello norvegese, o le disposizioni dell'Organizzazione mondiale del commercio? Nessuno a Londra ci aveva pensato prima del referendum, le tante fazioni in campo non si sono messe d'accordo dopo. Così, ora è sempre più probabile un'uscita "hard", che solo una minoranza vuole. Gran parte della responsabilità, non c'è dubbio, è dei politici che per convenienza e tatticismo hanno voluto e accompagnato l'addio britannico. Una scelta di fondo, più che legittima, a cui i cittadini britannici sono stati chiamati (che tipo di futuro voglio per il mio Paese?) è stata usata come puro espediente di potere. Cameron ha promesso, bluffando, il referendum per conservare la leadership del partito; ancora meno comprensibile, se non nell'ottica dell'ambizione personale, la scelta di Theresa May: remainer, ha deciso di saltare sul cavallo della Brexit dopo avere individuato nella scelta un varco per coronare il sogno della premiership. È l'altro tema posto dalla tragicommedia che si sta svolgendo lungo le rive del Tamigi: l'inadeguatezza e la mancanza di credibilità di una intera classe politica. Aggrappata alla poltrona fino a sfiorare il grottesco, da tempo prigioniera di una situazione senza vie d'uscita, la May commossa di ieri ha posto con chiarezza un altro problema: "In una democrazia, se si dà al popolo una scelta, poi si ha il dovere di realizzare quello che è stato deciso". Vero: a un errore non si rimedia con un altro errore. Il non sapere scegliere, il trascinare i piedi senza assumersi responsabilità, fossero solo quelle delle dimissioni, ha avuto un effetto solo, quello di mantenere sulla cresta dell'onda l'ineffabile Nigel Farage, che per sè ha saputo ritagliare l'esorbitante privilegio dell'irresponsabilità: dopo aver contribuito alla Brexit, ha evitato di assumere il peso della decisione, ritirandosi (per poco) dalla politica ed evitando il doloroso impatto con la realtà. Sullo sfondo resta la questione che sta di fronte a tutti i sovranisti, siano essi inglesi o italiani. Leader come il già citato Farage, Matteo Salvini o Giorgia Meloni parlano di sovranità con accenti nostalgicamente ottocenteschi, sognando (o facendo credere di sognare) il ritorno a un passato fatto di dogane, dazi, protezionismo e monete nazionali. All'apparenza sono tutti inconsapevoli delle complesse interrelazioni che legano ormai i singoli Paesi. Gli economisti parlano di interdipendenze economiche e aree monetarie, di catene globali del valore che contribuiscono a mantenere il nostro, sia pur relativo, benessere. Smontare il giocattolo può sembrare avventuroso e divertente. L'importante è ricordare che ha i suoi rischi.
L'assalto finale del Carroccio alle roccaforti rosse
ALTRO
Oggi 25-05-19, 09:07

L'assalto finale del Carroccio alle roccaforti rosse

Ha scelto di chiudere la campagna elettorale in un comune di 13mila abitanti, in provincia di Piacenza. L'ultimo comizio di questa campagna elettorale Matteo Salvini l'ha tenuto ieri sera a Castel San Giovanni. Non solo per tirare la volata al sindaco di centrodestra, Lucia Fontana. La scelta simbolica di chiudere il tour nella "rossa" Emilia, nel fortino della sinistra ancora inespugnato, si deve alla fiducia del Carroccio di poter portare a casa il ribaltone, nonostante le polemiche dopo la tragedia di Mirandola.Sono soprattutto due città l'obiettivo di una vittoria al secondo turno contro il centrosinistra che qui governa da sempre: Modena e Ferrara. Ma nelle mire della Lega ci sono anche roccaforti come Capalbio, in Toscana. Al voto, oltre al Parlamento Ue, domani va la metà dei comuni italiani. Ventisette capoluoghi di provincia, tra cui cinque anche capoluoghi di regione: Bari, Campobasso, Firenze, Perugia e Potenza. E poi Bergamo, Ferrara, Reggio Emilia, Modena, Forlì, Livorno, Prato, Pescara e Foggia. Ed è proprio nella rossa Emilia, dove i 235 comuni in cui si vota sono per il 90% governati dal centrosinistra, che la Lega spera nel colpaccio: "Vedremo quanto c'è di rosso domenica", va ripetendo Matteo Salvini nei suoi comizi. Di certo ce n'è parecchio nella Ferrara governata dalla sinistra dal 1945, dove la Lega è passata dal 3,3 del 2014 al 18 delle Politiche. Ora dopo i due mandati del sindaco Pd Tiziano Tagliani, la sfida è tra il capogruppo del Carroccio in Regione Alan Fabbri, appoggiato anche da Forza Italia, Fdi e da alcune civiche, e Aldo Modonesi, esponente del centrosinistra sostenuto dal Pd. Più dura la rimonta a Modena, dove l'uomo forte dei democratici è il sindaco uscente Gian Carlo Muzzarelli, in cerca del secondo mandato, pur consapevole che dalle Politiche del 2013 a quelle del 2018 qui il Pd ha perso quasi 15mila voti. Su questa dispersione si insinua il candidato del centrodestra Stefano Prampolini, con cui, ha detto Salvini, "vinceremo dopo 74 anni". Non è un caso che tra il 3 e il 19 maggio, il leader del Carroccio sia arrivato per tre volte nel Modenese, la provincia più difficile dell'Emilia.Se a Firenze il sindaco uscente, Dario Nardella, dorme sonni tranquilli, nonostante una mancata vittoria al primo turno possa rivelarsi rischiosa, già a Prato lo scenario è più pericoloso: il centrosinistra teme di perdere l'ultima città di peso, dopo aver già visto capitolare negli anni Siena, Arezzo, Pistoia e Pisa, finiti al centrodestra. Toccherà a Matteo Biffoni del Pd difendersi dall'assedio del candidato avversario Daniele Spada. A Lecce l'uomo del centrodestra è Saverio Congedo, di Fdi, ma c'è anche Adriana Poli Bortone con una civica che potrebbe attirare parte dei voti della coalizione. Per il centrosinistra si ricandida Carlo Salvemini ma anche qui la coalizione è divisa.E se anche Potenza potrebbe riservare sorprese decretando la vittoria della Lega al Sud, c'è pure Capalbio a richiamare attenzione: poco rilevante con i suoi 4mila abitanti ma importante dal punto di vista simbolico, è la spiaggia dei "radical chic" che Salvini minaccia di spazzare via con la sua mareggiata leghista. Il sindaco uscente, Luigi Bellumori, non si è ricandidato, i dem sono spaccati e il centrodestra punta sul dentista Valerio Lanzillo. E il M5s? In molti dei comuni al voto, i più piccoli, non si presenta. Lo fa in appena 258, il 7,4% del totale. Su 28 capoluoghi di provincia che andranno al domani, i grillini sono presenti in 25.
Tajani: "Io buon premier? Grato e disponibile per il bene del Paese"
ALTRO
Oggi 25-05-19, 09:05

Tajani: "Io buon premier? Grato e disponibile per il bene del Paese"

Non si butta avanti, non si tira indietro. "Quando i leader decideranno, farò come al solito il mio dovere", assicura Antonio Tajani. Silvio Berlusconi ha appena detto che sarebbe un ottimo premier in un prossimo governo di centrodestra e il presidente del Parlamento europeo, numero due di Forza Italia, ringrazia "per l'attestato di stima" e offre la sua disponibilità a fare "ciò che è utile per il Paese".Il leader azzurro ha fatto un discorso di qualità, più che di quantità, dicendo che per andare a Palazzo Chigi lui ha più esperienza, equilibrio e buonsenso di Matteo Salvini, Capitano di una Lega maggioritaria nella coalizione, gli ricordano a Un giorno da pecora, su Rai Radio1. "Sono 25 anni che faccio il parlamentare europeo - spiega Tajani - e sono stato due volte vicepresidente della Commissione europea, ma non faccio confronti, i paragoni non mi piacciono".Fedele al suo stile, moderazione, competenza e zero arroganza, il capolista nella circoscrizione di Centro di Fi precisa che il Cavaliere non ha affatto intenzione di farsi da parte, quando parla di gestione collegiale del partito dopo il voto, quando lui andrà a Bruxelles. "Berlusconi è un leader carismatico - dice - e deve restare in campo come protagonista della politica. C'è una classe dirigente capace ma di leader ce n'è uno solo, difficile trovarne altri". A Tajani certo toccherà un ruolo centrale nella riorganizzazione di Fi annunciata dall'ex premier, per ricompattare il partito, superare le divisioni e le critiche, formando una vera "squadra". Lui si distingue da quelli che cambiano partito e "non dimostrano lealtà finendo poi molto male" e taglia corto su un possibile addio del governatore ligure Giovanni Toti, magari per passare alla Lega o a Fdi. "Se volesse cambiare bandiera peggio per lui, io però sono sicuro che non lo farà. Dopo tutto quello che ha avuto da Berlusconi...".Le liti che più preoccupano Tajani sono quelle all'interno della maggioranza, per i divergenti interessi dei due partiti al potere e per questo i vertici di Fi premono per la fine dei gialloverdi. "Non si preoccupano - attacca - di risolvere i grandi problemi. Serve uno shock fiscale per rimettere in moto un Paese ormai impantanato".Lo stesso termine lo usa parlando dell'Ue: "Il sovranismo rischia di impantanare l'Europa, non di cambiarla, perché non c'è alcuna strategia, alcuna proposta se non alcune dichiarazioni velleitarie". Commentando gli exit poll olandesi, che danno i sovranisti in svantaggio, insiste che non è quella la strada da percorrere, perché l'insieme dei partiti di estrema destra secondo "tutte le ricerche sulle intenzioni di voto non arriva al 15%". Insomma, quello per Salvini, come per i suoi alleati stranieri, è per Tajani un voto "inutile".Il numero uno dell'Europarlamento riceve il premio "Sulle spalle dei giganti" dell'Accademia internazionale per lo sviluppo economico e sociale ed è l'occasione per riaffermare la fedeltà ai valori liberali dell'Occidente. "Gli uomini normali - dice Tajani- devono diventare giganti, perché le proprie spalle vengono allargate dalla forza delle idee e dei valori nei quali credere. Dare risposte e prospettive ai giovani, costruire il futuro è la cosa più importante". Un obiettivo che ha radici nella cultura e in Senato il vicepresidente azzurro presenta le 10 idee di Fi per questa "industria che dà lavoro a milioni di cittadini europei", ricordando la difesa del Parlamento europeo del diritto d'autore.
Casal Bruciato, alloggi ai rom ed italiani sotto sfratto. L'appello di Samantha
ALTRO
Oggi 25-05-19, 08:52

Casal Bruciato, alloggi ai rom ed italiani sotto sfratto. L'appello di Samantha

Casal Bruciato è un quartiere popolare irrequieto, spesso protagonista delle cronache giornalistiche. Quest"inverno, ad esempio, a causa della mancata accensione dei riscaldamenti negli alloggi popolari, un manipolo di inquilini ha rovesciato a terra i cassonetti, dando fuoco alla spazzatura. A primavera, invece, è iniziata la mobilitazione contro l"assegnazione delle case alle famiglie rom. Prima in via Cipriano Facchinetti, poi in via Sebastiano Satta, con decine di persone riunite per impedire l"arrivo dei nomadi. Insomma, in questo quadrante di periferia dove si concentrano quasi 5mila alloggi popolari, alcuni di proprietà del Comune, altri della Regione, si è radicata la convinzione che, quando qualcosa non va, l"unico modo per ottenere un briciolo d"attenzione è alzare la voce. Non a caso, al termine di ogni protesta, il leitmotiv è sempre lo stesso: "Altrimenti non ci sente nessuno".Hanno pensato la stessa cosa anche Samantha, 30 anni, e Ivan, di 29, che lo scorso lunedì si sono presentati all"apertura del nuovo circolo del Pd di Casal Bruciato non certo per festeggiare. Presente all"appuntamento che, come nella parabola del figliol prodigo, dovrebbe segnare il ritorno della sinistra alle periferie, c"era anche il segretario dem Nicola Zingaretti, arrivato in via Diego Angeli con un annuncio: "Il Pd è tornato qui per non andarsene più". Nemmeno il tempo di tempo di finire la frase che sono comparsi Samantha e il marito, spalleggiati da un gruppo di residenti, a chiedergli il conto di quella promessa, agitandogli sotto al naso la lettera di sfratto che gli ha recapitato a dicembre il Comune di Roma.La loro è una delle tante storie che si ascoltano in periferia, una storia di emergenza abitativa sfociata in un"occupazione abusiva. Lei, in quell"alloggio popolare, ci è arrivata grazie alla generosità della vecchia assegnataria: "Avevo perso il lavoro, non avevo più un tetto sulla testa e mi sono ritrovata a dormire in macchina con due figli piccoli, quando stavo per affondare ho conosciuto la signora che abitava qui, si è offerta di ospitarci, io in cambio mi sdebitavo facendo le pulizie, questo finché non è venuta a mancare". Era il 2015 ed il decesso della legittima assegnataria dell"appartamento ha messo Samantha davanti ad un bivio: finire in mezzo alla strada con due bambini piccoli, oppure, violare la legge?[[video 1700994]]Alla fine ha deciso: "Ho pensato ai miei figli, a quello che avrebbero patito, e non me la sono sentita di restituire la chiavi al Comune di Roma. Chi nella mia stessa situazione avrebbe fatto diversamente?". Dopo qualche mese ha conosciuto Ivan che, all"epoca, faceva il magazziniere e raggranellava poco più di mille euro al mese. I due si innamorano e la famiglia cresce. A Mattia, 8 anni, e Gabriele, 7 anni, si aggiungono anche Aurora di 2 e il piccolo Samuel, di appena 6 mesi. Era ancora nel grembo della mamma quando, lo scorso 14 dicembre, il Campidoglio ha inviato quella lettera di sfratto. Per Samantha è un colpo durissimo. Nonostante il pancione si presenta in Municipio per cercare di trovare una soluzione, ma l"unica che gli viene prospettata dalla minisindaca dem Roberta Della Casa è una casa famiglia. "Noi - spiega Ivan che nel frattempo è rimasto disoccupato - siamo una famiglia molto unita, è sempre stata quella la nostra sforza, non ci vogliamo dividere". Per cercare di allungare i tempi, i due hanno fatto ricorso al Tar, l"udienza è fissata ad ottobre.Nel frattempo hanno chiesto ed ottenuto il reddito di cittadinanza: "Ci hanno dato 480 euro - spiega Samantha - che uniti al bonus bebè e agli altri sussidi fanno 800 euro in tutto, sono comunque meglio di niente, ma ci bastano appena per campare, figuriamoci se possiamo permetterci una casa in affitto". Adesso la speranza è che Zingaretti mantenga la parola data: "Quando ci siamo presentati all"inaugurazione - spiegano i due - ci ha stretto la mano e ci ha detto che ci aiuterà a risolvere la situazione, speriamo bene". A sciupare l"entusiasmo dei primi momenti è stata quella telefonata che non è ancora arrivata. "Il suo segretario ci aveva promesso che ci avrebbe richiamati tra mercoledì e giovedì, ma il telefono non ha ancora squillato, non vorrei che si sia trattato solo di una trovata elettorale", ragiona Ivan. Secondo Samantha, invece, sarebbe più logico che intervenisse Virginia Raggi, dato che la casa che occupano è di proprietà del Comune di Roma: "A trovare i rom c"è andata - dice - perché non viene anche da noi?".
Irlanda, exit poll per le Europee I filo-Ue davanti a nazionalisti
ALTRO
Oggi 25-05-19, 08:49

Irlanda, exit poll per le Europee I filo-Ue davanti a nazionalisti

I primi exit poll del voto per le Europee in Irlanda segnalano una avanzata del partito dei Verdi. Secondo i primi risultati basati sulle rilevazioni all'uscita dei seggi, il Green Party ha messo le mani su tre degli 11 seggi europei previsti per Dublino. Seggi questi che in un secondo momento, dopo la Brexit diventeranno 13. I verdi salgono al 9% dei consensi su base nazionale e crescono notevolmente rispetto all" 1,6% di cinque anni fa. I due partiti più importanti del Paese, ovvero il Fine Gael del premier Leo Varadkar, in linea con il Partito popolare europeo, e il Fianna Fail, che sull" Europa ha posizioni moderate, avrebbero raggiunto rispettivamente il 23% dei consensi. A cadere sono i nazionalisti dello Sinn Fein che hanno ottenuto il 12% rispetto al 15 delle ultime elezioni. Anche in Irlanda, come già accaduto in Olanda, il vento europeista si rafforza dentro le urne.Dublino da sempre è uno dei Paesi Ue che difende l'Unione. Dall'entrata in Europa che rislae al 1973, l'Irlanda ha conosciuto una forte ripresa economica. Ma di certo Dublino dovrà fare i conti con gli scenari della Brexit che lascerà all'Irlanda il palcoscenico di ultimo baluardo dell'Ue a Nord. A questo va aggiunto anche un confine fisico alla frontiera tra l'Irlanda e la Grna Bretagna con conseguenze forti anche dal punto di vista sociale. Insomma il voto dell'Irlanda alle Europee rappresenta qualcosa in più del semplice rinnovo del Parlamento Europeo. Dublino si prepara ad una stagione di tensioni con Londra dagli scenari imprevedibili.
Uccide la moglie in Francia e viene arrestato in Italia
ALTRO
Oggi 25-05-19, 08:46

Uccide la moglie in Francia e viene arrestato in Italia

E" stato arrestato nel nostro Paese un presunto omicida residente in Francia. L"uomo, nell'aprile scorso, avrebbe ucciso con calci e pugni la sua donna, Valerie Kelemen, 50enne residente a Melun, cittadina a una cinquantina di chilometri da Parigi. Secondo le indagini condotte dalla gendarmerie francese era stato l"uomo, un 40enne di origini turche, a massacrare la vittima il giorno precedente al ritrovamento. Alla base della furia omicida ci sarebbero stati motivi di gelosia. Immediatamente l"omicida aveva fatto perdere le proprie tracce cercando di fuggire oltre confine.Da quanto scoperto dai poliziotti francesi il suo intento sarebbe stato quello di raggiungere la Turchia. Il 10 maggio è stato emesso un mandato di arresto europeo nei suoi confronti. Dopo soli quattro giorni il Tribunal de Grand Istance de Melun ha emanato un ordine europeo di indagine penale. La Squadra Mobile della Questura di Milano, coordinata dal dirigente Lorenzo Bucossi, ha ricevuto la delega dal pubblico ministero Sergio Spadaro. Almeno due errori quelli commessi dal ricercato che hanno portato al suo arresto. Il primo è stato quello di creare un profilo facebook, forse con l"intenzione di trovare aiuto e appoggio di altri contatti, con un Ip pubblico italiano. La Polizia è quindi riuscita a scovare la città da cui l"uomo si collegava a internet, Como.Il secondo errore che ha fatto è stato invece quello di recarsi giovedì scorso, 23 maggio, a pranzo nella struttura cittadina della Caritas, sita in via Tatti. A quel punto per lui sono scattate le manette. Le indagini degli agenti proseguono per capire se l"omicida avesse contatti nella zona, dove tra l"altro sarebbe presente una comunità Turca di una certa importanza. Quasi sicuramente l"Italia era stata scelta solo per poter fare ritorno nel suo Paese d"origine.
E intanto Tarantino vince per il suo cane
ALTRO
Oggi 25-05-19, 08:35

E intanto Tarantino vince per il suo cane

La Palma d'oro scende ufficialmente in campo. In attesa dei divi che stasera alle 19 la riceveranno al Palais du cinema, gli attori a quattro zampe hanno già un vincitore. La Palma... da cani l'ha vinta Brandy, il pittbull di Brad Pitt, vero coprotagonista di C'era una volta a... Hollywood che ha sbaragliato molti altri "abbai". Camicia nera e immancabili occhiali da sole in una giornata uggiosa, Quentin Tarantino ha ricevuto sulla spiaggia di Cannes il premio più ambito da Fido. "Amo molto i cagnolini ma non ne ho uno. O meglio, non ne ho ancora uno. Appena lo prenderò potrà contare su un collare gemmato prestigioso". Brandy in carne e ossa è rimasto negli Stati Uniti, ignaro del premio che avrebbe vinto e alle foto di rito ha partecipato un esemplare della stessa razza. Sul lungomare grande fermento ha accompagnato l'inusuale passerella, che la dice lunga anche in termini di pronostici.La prolungata presenza dell'italo americano lascia supporre che stasera Tarantino non lascerà la Costa Azzurra a mani vuote. Resta da stabilire in quale categoria si affermerà il nostalgico film sugli anni Sessanta della Mecca cinematografica. E chi lo affiancherà nelle premiazioni. Il regista di Pulp Fiction vinse anche 25 anni fa e per lui sarebbe uno straordinario bis. Obiettivo in cui non crede Ken Loach, premiato nel 2016 per Io, Daniel Blake che ha frenato gli entusiasmi. "Un fulmine non cade due volte nello stesso posto", ha detto il britannico guru rosso di Sorry we missed you e, se avesse ragione, una candidatura andrebbe ipotizzata per Pedro Almodòvar che nel '99 si sentiva la vittoria in tasca ma tornò in Spagna con la Palma per la sceneggiatura. Un premio che commentò con parole velenose riguardo ai rivali a sua detta "decisamente inferiori a me". Non centrò l'obiettivo con Tutto su mia madre e il Festival potrebbe "indennizzarlo" stavolta per Dolor y gloria. A scippare Almodòvar nel '99 furono i fratelli Dardenne con Rosetta, presenti anche quest'anno con Il giovane Ahmed, film che ha incassato una convinta ovazione. Anche per la coppia belga sarebbe una seconda Palma in una sorta di corsi e ricorsi che stasera ci diranno se qualcuno farà il bis. E chi sarà. Bellocchio ci prova. Il suo Buscetta però è forse troppo italiano per piacere all'estero.
Impresa Zakarin, vola Landa. Nibali-Roglic pari e scintille
ALTRO
Oggi 25-05-19, 08:25

Impresa Zakarin, vola Landa. Nibali-Roglic pari e scintille

Ceresole Reale Sul Gran Paradiso, dove il russo Ilnur Zakarin vive la sua giornata di sublime bellezza, Vincenzo Nibali sbrocca. È un Nibali irritato non poco dalla marcatura a uomo adottata da Primoz Roglic. Da una condotta di gara passiva e rinunciataria. Lo Squalo non ci sta. E appena dopo aver tagliato il traguardo e aver rifiutato la mano del corridore sloveno, il siciliano non gliele manda a dire.Nibali è sul minivan quando lo incrociamo. Si ferma, si fa passare la classifica e legge con attenzione. Poi un lungo sospiro, prima di dare voce al suo pensiero. "Roglic, Zakarin, Mollema. Meglio. Così almeno anche gli altri prendono un po' di responsabilità della corsa spiega lo Squalo -. Ad un certo punto, quando ho visto l'atteggiamento di Primoz, sempre a ruota, sempre passivo, sempre sulla difensiva anche quando davanti gli avevo fatto andare via qualche uomo di classifica (Landa, Zakarin, Majka, ndr) gli ho detto: ascolta Roglic se vuoi venire a fare una foto a casa mia ti faccio vedere la mia bacheca dei trofei quando vuoi, tanto io non ho bisogno di dimostrare niente".Il Gran Paradiso è tutto per il russo Ilnur Zakarin, che entrato di prima mattina in una fuga di 28 audaci, corona con un attacco solitario sulla salita verso Lago Serrù il sogno di una vittoria. Il corridore della Katusha ha preceduto Mikel Nieve (a 30) e Mikel Landa (a 1'20). La maglia rosa è rimasta sulle spalle dello sloveno Jan Polanc, arrivato a 4'39. Tra i big, oltre al russo e allo spagnolo, hanno guadagnato Carapaz (a 1'37) e Rafal Majka (a 2'07), mentre Nibali e Roglic, si sono marcati e hanno chiuso insieme a 2'57. Altra giornata storta per il colombiano Miguel Angel Lopez che fora nel finale e giunge a più di 4', e soprattutto per il britannico Simon Yates, uno dei grandi favoriti della vigilia, arrivato a 5'.Nibali e Roglic, come detto, decidono di seguirsi. Marcatura stretta. Per la serie: vai avanti tu che a me vien da ridere. Così, mentre i vari Zakarin, Landa, Mollema, Carapaz, Majka e Sivakov, chi più chi meno guadagnano terreno e si fanno nuovamente sotto, le stelle di questo Giro stanno a guardare.Ci prova una volta lo Squalo, risponde due volte lo sloveno, fine delle trasmissioni. C'è chi sostiene che il siciliano voglia provare a fiaccare il rivale nella testa, ma è anche vero che Roglic viaggia con una dote di quasi due minuti in classifica e in tasca ha il jolly della crono finale a Verona. Insomma, chi deve recuperare è Vincenzo, non certo Roglic, che al momento è ad un passo dalla rosa.Oggi si sale a Courmayeur dopo quattro colli da scalare. Tappa breve e maligna, di soli 131 km. Sarà interessante vedere come reagiranno i vari Landa, Miguel Angel Lopez, Richard Carapaz e lo stesso vincitore di ieri a Ceresole Reale Ilnur Zakarin, tutti rientrati in classifica, e chiamati quindi a recuperare terreno soprattutto su Roglic, che al momento è secondo a 2'25 dal connazionale sloveno Jan Polanc. Nibali ha un diavolo per capello, mentre Roglic appare tranquillo: consapevole di avere anche il jolly della crono di Verona, gioca di rimessa e intanto gioca con gli avversari.
Finali europee crocevia del "domino" panchine
ALTRO
Oggi 25-05-19, 08:21

Finali europee crocevia del "domino" panchine

La tavola è imbandita con pietanze succulente, il menù è di quelli stellati e le portate di spessore. Si parte con l'antipasto della casa, quel Marcello Lippi campione del mondo 2006 con gli Azzurri che, per l'occasione, torna sulla panchina della Cina con l'obiettivo di portare il dragone ai Mondiali 2022 in Qatar. Ma l'offerta, solo per palati fini, è appena cominciata.Perché il calciomercato degli allenatori, mai come quest'anno, ne vede coinvolti un numero incredibile: da Klopp a Pochettino, da Sarri a Gasperini, Inzaghi, Guardiola, Gattuso e così via. Eccezion fatta per il Napoli, dove la conferma di Ancelotti appare scontata, tutti i grandi club dovranno fronteggiare il problema della guida tecnica.La Juventus resta l'ago della bilancia; perché una volta definita la titolarità della panchina bianconera, a domino si decideranno tutte le altre. E mentre si susseguono i rumors attorno a Pep Guardiola, risalgono le quotazioni di Jurgen Klopp (ma il Liverpool difficilmente lo lascerà partire gratis) e Mauricio Pochettino. Ovvero i due tecnici che fra sei giorni al Wanda Metropolitano di Madrid si giocheranno la Champions 2019. "Deciderò dopo la finale, voglio restare a Londra, con la società parleremo di come fare il prossimo passo per il futuro", le parole del tecnico del Tottenham. Il quale, però, riferiscono i ben informati, sa di aver già fatto il massimo con questa squadra. Tradotto: o ci sarà un piano di rilancio e forti investimenti o potrebbe anche cambiare aria. E magari trasferirsi proprio a Torino, lì dove arriverebbe volentieri anche Guardiola: "Ma non c'è la sua volontà di andare alla Juventus e ci sono due anni di contratto - ha tagliato corto Alberto Galassi, avvocato e membro del cda del Manchester City - qualcuno sta speculando".E poi ci sono loro, i piani B: Maurizio Sarri e Simone Inzaghi. Il primo ha una clausola per uscire anticipatamente dal suo contratto con il club inglese da 5,5 milioni di euro, che potrebbe pagare la Juventus. Il club, però, preferirebbe tentare la carta Inzaghi in primis, per il quale è giunta l'offerta di rinnovo di contratto da Lotito (stipendio di 2,5 milioni di euro a stagione) oltre ai sondaggi di Siviglia e Milan. Il Diavolo, dal canto suo, sa benissimo che la riconferma di Gattuso è soggetta alla qualificazione in Champions. In caso di fallimento, al fianco del nome di Inzaghi torna di moda anche quello del portoghese Jardim del Monaco, che potrebbe sbarcare grazie ai buoni uffici di Mendes e soprattutto Campos, attuale ds del Lille da tempo accostato ai rossoneri.E Allegri? L'ormai ex allenatore della Juventus potrebbe tentare l'avventura al Paris Saint-Germain, dove la situazione del tecnico Tuchel è sempre più difficile, ma deve battere la concorrenza di Sarri (ancora lui!). Quest'ultimo potrebbe lasciare strada libera al livornese qualora arrivasse la chiamata della Roma, che ha in Gasperini però la sua prima scelta. Con l'Atalanta (il dessert della casa che domani potrebbe festeggiare il posto Champions) pronta a gettarsi a capofitto su Di Francesco o Giampaolo: quest'ultimo incontrerà lunedì il presidente della Samp Ferrero per parlare del futuro, contro la Juve l'ultima della sua carriera in blucerchiato?
Ferrari: "Da Ascari a Lauda e Kimi. Vi racconto i campioni della Rossa"
ALTRO
Oggi 25-05-19, 08:17

Ferrari: "Da Ascari a Lauda e Kimi. Vi racconto i campioni della Rossa"

Mio padre aveva scritto un volume intero dedicato ai piloti, non solo a quelli che avevano corso per la Ferrari. Nel suo Piloti che gente ne ha raccontato le storie, i pregi, i difetti. Si intendeva anche di uomini e non solo di macchine, d'altra parte si è sempre definito un agitatore di idee e di uomini. Li capiva, li stimava, qualche volta lo facevano arrabbiare perché maltrattavano il mezzo meccanico, ma essendo stato a sua volta un pilota sapeva benissimo le difficoltà che potevano incontrare quando si mettevano al volante. Per mio padre il pilota era uno strumento per raggiungere la vittoria, ma uno strumento necessario e indispensabile perché fortunatamente non esistono ancora gare con auto di Formula 1 a guida autonoma (...)In questo libro si raccontano le storie degli uomini che hanno portato a Maranello il titolo mondiale piloti. Le loro sono storie incredibili, perché sono tutti personaggi straordinari. Uomini di grande talento e grande coraggio. Li ho conosciuti tutti a parte Alberto Ascari di cui però mio padre mi ha raccontato tanto perché era con lui che aveva conquistato i primi due titoli mondiali. La sua tragica fine colpì molto mio padre perché se ne era andato dalla Ferrari per correre con altri, ma morì guidando una Ferrari. Una morte misteriosa. Purtroppo dopo di lui nessun altro pilota italiano è diventato campione del mondo, mi sarebbe piaciuto veder vincere Michele Alboreto, un campione a cui sia io che mio padre eravamo molto affezionati. Fangio era una persona di grandi capacità e di grande intelligenza, un grande professionista, ma anche una persona difficile da capire. Fu bravissimo a fare sempre le scelte giuste a salire sulle macchine vincenti. Con noi corse un solo anno e vinse, ma poi credo che pretendesse troppi soldi per restare con noi. Con mio padre ebbe dei rapporti molto difficili (...)Quando Phil Hill vinse il suo mondiale io ero a Monza in tribuna e di quel giorno ho ricordi molto contrastanti. La gioia per la vittoria, ma anche il dolore per quanto era accaduto alla Parabolica. Ma in quei tempi non c'erano gli strumenti di oggi e io seppi della morte di Von Trips e degli spettatori solo quando, risalito in macchina per tornare a casa, accesi l'autoradio (...)Hill, Hawthorn, Surtees rappresentano i ricordi perché io cominciai a lavorare in Ferrari solo nel 1965. Con i piloti che sono arrivati dopo ho avuto rapporti professionali, ma anche amichevoli. Sono rimasto in contatto con tutti. Con Lauda all'inizio facevo da interprete ed era sempre interessante assistere ai suoi colloqui con mio padre. Niki non è mai stato un uomo banale, anche quando faceva una battuta dietro c'era sempre qualcosa di vero. Era un pilota con una sensibilità incredibile, utilizzava le auto al massimo, ma rispettava la meccanica (...) Con papà non capimmo mai perché preferì andarsene anche perché mio padre era pronto a raddoppiargli l'ingaggio e credo avesse ragione mio padre a dire che se fosse restato almeno un mondiale in più lo avrebbe vinto. Ma si era rotto qualcosa evidentemente. Il mondiale lo vinse poi nel 1979 Scheckter. Lo volevamo per sostituire Niki, ma lui aveva già un contratto. Restai in contatto un anno e alla fine venne con noi. Vinse subito il mondiale in una stagione in cui ebbe un rapporto eccezionale con Gilles. Erano avversari, ma compagni che credo si volessero bene. Jody restò molto vicino alla moglie di Gilles dopo la sua morte. Anche lui era un uomo molto intelligente come dimostrano i successi che ha avuto negli affari. Si era posto l'obbiettivo di vincere il mondiale e una volta che lo raggiunse perse gli stimoli e la voglia. Ricordo che il giorno del titolo a Monza lo abbracciai al motorhome dicendogli: "Grande Jody, finalmente campione del mondo". Ma lui mi rispose: "Mi sento come prima, sono la stessa persona di prima. Desideravo tanto diventare campione, ma adesso mi sento come prima".Non avrei mai pensato di dover aspettare poi 21 anni per rivedere un pilota campione del mondo con la Ferrari. Dovemmo aspettare l'era di Michael Schumacher. Un pilota eccezionale, ma anche un uomo speciale che sarebbe piaciuto molto a mio padre e non solo per i risultati. Ha dimostrato subito di avere qualcosa in più, di fare la differenza con gli altri piloti. Quando salì su una Ferrari che non era ancora vincente riuscì comunque a vincere delle gare. Poi conquistò 5 mondiali e forse avrebbe potuto vincerne anche un paio in più. Possiamo solo dirgli grazie. Mi manca, ci manca, anche perché ricordo che quando veniva a cena a casa mia con lui era piacevole parlare di tutto e non solo di corse. Era davvero una persona speciale che arrivato da noi ancora ragazzo e in Ferrari è diventato uomo. Adesso sta cominciando a correre e a vincere suo figlio Mick. Chissà che un giorno non possa raccoglierne l'eredità anche in Ferrari. L'ultimo a vincere un campionato, per ora, è stato Raikkonen una persona particolare, ma un pilota che mi è sempre piaciuto nonostante abbia uno stile di guida e dei modi di fare tutti suoi. Quando ha fiducia nella macchina diventa velocissimo. Ha vinto un mondiale viaggiando sulla scia di quanto si era costruito con Schumacher. L'onda lunga di quei successi arrivò fino al 2007 e poi al 2008 quando il mondiale lo sfiorammo con Massa. Da allora non abbiamo più vinto, ma la Ferrari è sempre lì, ancora competitiva, pronta a riaprire un ciclo prima o poi.
Scandalo nel calcio minorile: procuratore abusava di baby calciatori
ALTRO
Oggi 25-05-19, 08:16

Scandalo nel calcio minorile: procuratore abusava di baby calciatori

Uno scandalo che ha scosso il mondo dei baby calciatori: a finire in manette un procuratore molto conosciuto nell'ambiente che soleva adescare le giovani promesse del calcio e molestarli. Il professionista prometteva carriere stellari, tanti soldi ma soprattutto guadagnava la fiducia dei bambini promettendo loro di farli entrare molto facilmente all'interno di squadre come Roma, Lazio o Juventus. L'uomo è stato arrestato dalla polizia della IV sezione della Squadra Mobile diretti da Pamela Franconieri si legge su Il Messaggero. È stato colto in flagranza di reato poco distante dal centro di allenamento di Trigoria.Quando la polizia ha deciso di arrestarlo il procuratore, classe 1966, si trovava in macchina con un ragazzino poco prima del fischio d'inizio degli allenamenti. Stava provando a molestarlo ma l'intervento della mobile, che lo seguiva già da tempo, lo avrebbe impedito. Nelle ultime settimane avrebbe molestato almeno altri due bambini. Riusciva a guadagnarsi la fiducia di famiglie e giovani promesse grazie alle sue conoscenze che negli anni si era creato all'interno del mondo calcistico professionistico. Il 53enne non ha opposto resistenza all'arresto, è stato quindi trasportato all'interno del carcere di Regina Coeli accusato di aver abusato sessualmente i minori."Tu sei perfetto come attaccante, impegnati e ci riusciamo", tra le tante frasi che il procuratore ripeteva ai ragazzini. Oppure ancora: "No, ma quale difesa. Tu vali molto di più come mediano". Girava l'Italia, per ora sono due le vittime accertate e si sta indagando su una terza. La sua ragnatela però potrebbe essere più ampia e coma già detto, potrebbe non fermarsi soltanto al centro sportivo di Trigoria ma estendersi in altre città d'Italia. Guadagnata la fiducia di famiglie e bambini sfruttava la sua automobile e le tempistiche pre-partita o pre-allenamento per iniziare a palpeggiarli.
"Con il voto ai sovranisti scenario da incubo"
ALTRO
Oggi 25-05-19, 08:07

"Con il voto ai sovranisti scenario da incubo"

Ieri, nell'ultima tappa del suo tour elettorale televisivo, Berlusconi ha estratto dalla tasca della giacca un cartellino rosso, quello che gli arbitri sventolano in faccia al giocatore da espellere. Il "giocatore" che deve uscire dal campo, nelle intenzioni di Berlusconi, è questo governo e per questo invita a non fare come ai tempi di Ponzio Pilato il popolo elettore il quale, interpellato dal console romano, scelse di sacrificare Gesù al posto di Barabba.L'ultimo sforzo di Berlusconi è quello di ricostruire un nuovo centrodestra e una nuova Europa, cosa possibile - dice il Cavaliere - solo se Forza Italia avrà la forza di fare da pontiere tra i moderati e i populisti.Presidente, ci siamo. Primo: come sta?"Ho avuto qualche guaio, ma mi sono ripreso a tempo di record. Questa campagna elettorale mi ha fatto bene, mi sono divertito: è stato bello sentire l'affetto degli italiani".In questi mesi è mai stato tentato di mollare?"No, mai. Molte persone a me vicine mi hanno chiesto di riguardarmi, di risparmiarmi. Ma non sono abituato a tirarmi indietro di fronte ai pericoli e stavolta ne vedo addirittura due: uno in Italia e l'altro in Europa".Nell'ultima settimana lei in tv è apparso particolarmente sereno nonostante la posta in gioco sia altissima, per Forza Italia e non solo. È il prevalere del suo inguaribile ottimismo, saggezza o c'è dell'altro che non conosciamo?"Io sono sereno perché questa per me non è la battaglia della vita. Io ho già avuto una vita piena di soddisfazioni, la politica non è mai stata e non sarà mai il mio lavoro. Sono ottimista perché penso che gli italiani stavolta sapranno votare bene, per difendere loro stessi e il nostro Paese".Che cosa teme di più domani: l'astensione o un voto ostile?"L'astensione. Perché non penso proprio gli italiani di buon senso possano votare ancora per i Cinque stelle. Al contrario, dare il voto a Forza Italia significa volere cambiare questo governo che fa male all'Italia e agli italiani e volere anche cambiare la maggioranza che governa l'Europa. Il voto di domani è davvero un'occasione di cambiamento che non si può mancare".A ogni tornata si evoca il "voto inutile". C'è anche stavolta, e - se sì - quale sarebbe?"Quello ai partiti cosiddetti sovranisti. Anche crescendo molto, al Parlamento europeo avranno una forza residuale, resteranno in un angolo. Votare Lega significherebbe mandare avanti questo che nonostante tutto chiamiamo ancora governo e non cambiare nulla in Europa. Votare Fratelli d'Italia significherebbe volere spaccare il centrodestra e far vincere la sinistra... Davvero, davvero l'unico voto utile è quello a Forza Italia".In questa campagna elettorale Salvini ha detto: altri quattro anni con Di Maio; e la Meloni ha ribadito: "Mai più con Forza Italia". Lei ci crede?"Non penso che siano così stolti, che vogliano così male a sé stessi e agli italiani. Non li riconoscerei. La prima ipotesi prevede il nostro disastro economico e una marea di nuove tasse, la seconda vorrebbe dire perdere le elezioni e dunque consegnare il Paese a un governo di Pd e M5s, il più a sinistra della storia. Un vero incubo".Se domani, come probabile, ci sarà il sorpasso della Lega sui Cinque Stelle, secondo lei che cosa accadrà al governo?"Se succederà, come spero, non sarà solo merito del dinamismo del segretario della Lega, ma sarà soprattutto, demerito dei Cinquestelle, che si sono rivelati per quel che sono, si sono sgonfiati come un dirigibile bucato, trascinando a terra anche il Paese. Questo governo è già finito da mesi, dal momento che M5s e Lega la pensano diversamente su oltre trenta questioni dirimenti per il futuro del Paese: dalle infrastrutture all'autonomia passando per la leva obbligatoria o le relazioni internazionali. Non si può davvero andare avanti così".Se il governo non cadesse che cosa ci aspetta?"L'aumento dell'Iva, che costerà, al minimo, 500 euro a famiglia. Ma non basterà e dunque i Cinque stelle dovranno dare applicazione ad altri punti del loro programma: aumentare le tasse sugli immobili, che noi invece avevamo abrogato, quella sui patrimoni e addirittura l'imposta di successione alla francese, che potrebbe arrivare, per chi possiede anche solo un appartamento di medie dimensioni, fino al 45%... Lo Stato ci ruberebbe quasi metà di quel gruzzolo, piccolo o grande che sia, che un padre e una madre sono riusciti a mettere da parte per i loro figli in una vita di lavoro, di risparmi, di sacrifici, e su cui ovviamente hanno già pagato fior di tasse nel metterlo insieme".Per la sinistra è la prima campagna elettorale da 25 anni non impostata sull'antiberlusconismo. Nostalgia?"Non scherziamo. L'antiberlusconismo e la demonizzazione nei miei confronti non si sono rivelati un danno a me, ma all'intero Paese, che da più di dieci anni non ha un premier e un governo regolarmente eletti e scelti dagli elettori. Hanno voluto buttarmi fuori dal Parlamento e tutti ne hanno pagato le conseguenze. Governatori, sottosegretari, e forse ministri: la magistratura sceglie chi è degno di restare al governo e chi no. L'ordine giudiziario continua a prevalere sul potere politico. E questo vuole dire che non siamo nemmeno più una vera democrazia".E che ne pensa del Pd di Zingaretti?"Il nuovo segretario del Pd mi sembra una persona seria, per bene, ma ha spostato l'asse del partito ancora più a sinistra. Siamo agli opposti. Temo che, una volta che la Lega avrà abbandonato i Cinquestelle alla loro strada, potrebbe esserci una saldatura tra questo Pd così di sinistra e i Cinquestelle".È gara a essere popul-isti, sovran-isti, nazional-isti. Lei a che "ismo" si iscrive?"Ai leal-isti: sono stato, sono e sarò sempre leale con i nostri elettori. Anche adesso rispetto gli impegni che ho preso con loro un anno fa, alle elezioni politiche. Purtroppo pare che io sia rimasto l'unico a ricordarsi di quegli impegni, a rispettare il programma e a volere tenere unito il centrodestra. Salvini ha votato diciotto leggi su venti che non c'entrano niente con quel programma e, anzi, ne sono spesso in aperta contraddizione, Meloni ci aveva addirittura sottoposto un patto anti ribaltone, da firmare davanti a un notaio, per garantire il mantenimento dell'unità del centrodestra e ora propone maggioranze diverse".Tre cose che servono all'Europa."Una politica estera comune. Perché nessun Paese oggi può pensare di gestire da solo le relazioni internazionali; è un nano in mezzo ai giganti. Una politica di difesa comune che si costruisce integrando le forze armate di tutti i Paesi dell'Unione creando un esercito europeo in modo di trasformare l'Europa, che oggi nel mondo non conta niente, in una potenza militare a livello mondiale e possa così assumersi il ruolo, assolutamente indispensabile, di riunificatrice dell'Occidente, oggi diviso. Infine una politica di sicurezza: non dimentichiamo che i terroristi del Bataclan e pure l'attentatore di Berlino si erano mossi indisturbati a cavallo dei Paesi Ue".E tre che non servono."L'austerità fine a se stessa, l'eccesso di burocrazia sotto forma di vincoli e la sua debolezza sullo scacchiere internazionale che ci espone a molteplici pericoli e per primo al tentativo egemonico cinese su scala globale, che è quello previsto con preoccupazione da molti studiosi della politica internazionale e in particolare della politica cinese. La Cina, con la sua straordinaria potenza è una dittatura comunista e tutti sappiamo che il comunismo non si è mai dato delle frontiere, da sempre vuole essere globale e sta insistendo con tutti gli africani su un invito molto chiaro: ma perché con i vostri un miliardo e mezzo di persone non fate una bella immigrazione di massa in Italia e in Europa che sono i Paesi di quel benessere che desiderate così tanto? A conferma di questo assunto ricordiamoci che da anni la Cina sta colonizzando l'Africa, realizzando opere pubbliche (attualmente sono in corso i lavori per 9 porti, 14 aeroporti, 34 centrali elettriche, 4.500 km di autostrade, seimila km di ferrovie) fornendo armi a quasi tutti i regimi africani, progettando di inviare in Africa trecento milioni di suoi cittadini. Ipotizzabile, possibile, probabile? Non so dirlo ma prendiamo atto che molti osservatori delle aspirazioni cinesi pensano che sia ipotizzabile, possibile, probabile, pensano che questa sia la sfida delle nostre prossime generazioni".Tre motivi per votare Forza Italia, oltre o compreso lei..."Noi di Forza Italia ci siamo dati due missioni. La prima, tutta italiana, è quella di estrarre il cartellino rosso per questo governo e cambiarlo quanto prima. Vogliamo fare tornare di moda la competenza. Il secondo è cambiare l'Europa da dentro, magari coinvolgendo, con una diversa alleanza, il nostro Partito popolare europeo con i liberali, i conservatori, le destre democratiche e anche qualche forza sovranista ragionevole. Io sarò lo strumento di questo piano. Con me l'Italia avrebbe finalmente un leader autorevole, impegnato a tempo pieno a difendere gli interessi dell'Italia al Parlamento europeo perché andrò sul serio in Europa a lavorare per il mio Paese, Salvini, Meloni e gli altri leader candidati no: loro stanno chiedendo i voti per l'Europa ma resteranno in Italia".Ultimo: comunque andrà domani, lei resterà in politica?"Se prendo un impegno, tengo fede a quell'impegno. Lo farò anche se, come è noto e come sanno bene i suoi lettori, io non mi sono mai appassionato alla politica, non mi ritengo un politico. In ogni caso sono fiducioso che io e Forza Italia domenica riceveremo un considerevole consenso".Grazie, Presidente."Se l'intervista finisce qui mi consenta di ricordare una cosa, perché poche persone lo sanno. Per mandarmi in Europa non basta mettere una croce sul simbolo di Forza Italia su cui è scritto anche il mio cognome, ma è necessario scrivere il mio cognome nello spazio riservato alle preferenze. Ringrazio anch'io, a presto e un abbraccio affettuoso a tutti i lettori del Giornale".
È il momento della verità per l'esecutivo gialloverde
ALTRO
Oggi 25-05-19, 06:00

È il momento della verità per l'esecutivo gialloverde

Il momento della verità è finalmente arrivato. Perché quello di domani è a tutti gli effetti una sorta di voto di midterm. Si va alle urne per disegnare il nuovo Parlamento europeo, ma la ricaduta a Roma sull'autoproclamato "governo del cambiamento" sarà inevitabile. In un senso o nell'altro. Al netto di alcuni fattori esterni - come le inchieste giudiziarie e la tenuta dei mercati - il risultato che uscirà dalle urne è infatti destinato a condizionare pesantemente la tenuta dell'asse M5s-Lega e l'esecutivo di Giuseppe Conte.Quattro i numeri chiave della partita elettorale: 50, 30, 25 e 10. Ma andiamo con ordine. Il dato "indicatore" sarà la somma dei voti di M5s e Lega. Alle politiche del 4 marzo 2018 alla Camera hanno superato di una manciata di voti la soglia del 50%. Per l'esattezza 50,03, unico Paese europeo dove più della metà degli elettori si sono espressi per partiti populisti. È chiaro che se lunedì mattina il saldo sarà superiore (come dicono i sondaggi), non potrà che essere un segnale a favore del governo, nonostante questi dodici mesi di guerra permanente tra M5s e Lega. Ancora più centrale, però, sarà il dato del solo Carroccio. Quotato addirittura al 35% solo un mese fa, nelle ultime rilevazioni il partito di Matteo Salvini ha subito una discreta flessione. Il 30% diventa, quindi, una sorta di soglia psicologica, nonostante solo un anno fa la Lega fosse "solo" al 17,3%. Sopra il 30, infatti, Salvini vedrà confermata "senza se e senza ma" la sua leadership e sarà lui e solo lui a decidere il destino del governo. Sotto tale quota, invece, i tanti colonnelli che da mesi lo invitano a "staccare la spina" avranno dalla loro la flessione delle ultime settimane. Un calo che attribuiranno senza esitazione al malcontento di elettori e imprenditori del Nord, insoddisfatti da quanto fatto dal governo per rilanciare l'economia. Con una Lega sotto quota 30, insomma, è probabile che Salvini sia più disponibile ad ascoltare le richieste che gli arrivano dagli Attilio Fontana (Lombardia), Luca Zaia (Veneto) e Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia), nonché da Giancarlo Giorgetti. D'altra parte, se mettere o no fine all'esperienza di governo è una decisione tutta in carico al leader della Lega, visto che la strategia del M5s sembra quella di restare aggrappati a Palazzo Chigi comunque vada. Per loro, la soglia psicologica è quella del 25%, comunque oltre sette punti in meno del 32,7 delle politiche 2018. E ovviamente avrà un peso la forbice con la Lega, destinata comunque a ribaltare gli equilibri usciti dalle urne un anno fa. E il 25% - anche se in questo caso come proiezioni ottimistica e non pessimistica - potrebbe essere un numero chiave anche per il Pd. A dire il vero, ai dem andrebbe bene anche un risultato di qualche punto inferiore, che sarebbe comunque meglio del 18,7 dello scorso 4 marzo. Ma sia per il Pd che per il M5s sarà decisiva la forbice tra i due partiti. Un sorpasso dei dem, infatti, potrebbe fare traballare la leadership di Di Maio. Ma anche se il Pd si limitasse a piazzarsi a un'incollatura per i Cinque stelle sarebbe un bel problema.Quota 10% è invece il numero magico di Forza Italia. Gli ultimi sondaggi danno il partito di Silvio Berlusconi in risalita, ma restare a due cifre significherebbe confermare che gli azzurri restano centrali per la tenuta del centrodestra. Un messaggio diretto anche a Salvini, che - dicono i malpensanti - sarebbe riluttante a staccare la spina al governo perché questo lo costringerebbe a ritornare a patti con Forza Italia. Finirebbe congelato, insomma, il suo progetto di egemonia sul centrodestra. In questo quadro, sarà importante vedere anche il risultato di Fratelli d'Italia, visto che Giorgia Meloni si propone a Salvini come seconda gamba della coalizione al posto di Forza Italia. Se resterà incollata al 5% è difficile che l'operazione possa davvero avere uno sbocco. Diverso, invece, se Fdi si avvicinerà al risultato degli azzurri.È su questi quattro numeri chiave, dunque, che si gioca il futuro della maggioranza gialloverde. Un mix imprevedibile, almeno fino alle 23 di domani, quando prima gli exit poll e poi le proiezioni di voto inizieranno a tracciare una strada.
Salvini attacca la Mogherini: "Non ha fatto un c...o. Per quello non ve la ricordate"
ALTRO
Ieri 24-05-19, 22:31

Salvini attacca la Mogherini: "Non ha fatto un c...o. Per quello non ve la ricordate"

"La Mogherini? Non ha fatto un c...o". È questo che ha detto Matteo Salvini durante l'ultimo comizio della sua campagna elettorale a Castel San Giovanni, nel Piacentino. Secondo il vicepremier, inoltre, nessuno si ricorda chi sia l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. "Chi sa qual è il commissario in Ue dell'Italia? Non è colpa vostra, la Mogherini non ha fatto un c...o. Si occupava di politica estera". E poi il leader leghista rincara la dose con una battura: "Forse andrà a 'Chi l'ha visto' - dice - Si è persa ogni traccia". E poi spiega che in futuro "il commissario europeo italiano lo sceglie la Lega e va a occuparsi di lavoro". E non poteva mancare una frecciatina all'ex premier dem: "Renzi invece di mandare un commissario europeo per l'agricoltura ha mandato una che si è girata il mondo in lungo e largo".
Manifestazione sul Piave di FdI: "Qui non passa lo straniero"
ALTRO
Ieri 24-05-19, 22:29

Manifestazione sul Piave di FdI: "Qui non passa lo straniero"

"Difendere e promuovere il made in Italy, respingere l'offensiva dei banchieri e burocrati europei, contrastare la concorrenza sleale dei predatori cinesi, proteggere i confini dall'immigrazione incontrollata e clandestina". Questi sono alcuni dei temi dell'iniziativa Non passa lo straniero organizzata da Fratelli d'Italia sul Piave, presso il sacrario Militare di Fagarè della Battaglia. Durante la manifestazione, i parlamentari e i dirigenti di FdI hanno srotolato un enorme Tricolore per ribadire che "l'Italia non è una colonia della Ue e che la sovranità appartiene al popolo italiano".A centoquattro anni dall'entrata in Guerra dell'Italia, gli eletti alla Camera e al Senato e i candidati alle Europee del partito guidato da Giorgia Meloni si sono prima recati al Sacrario Militare di Fagarè della Battaglia, deponendo una corona di fiori davanti all'altare del sacrario, e poi hanno intonato l'Inno di Mameli mostrando l'enorme Tricolore.Durante la manifestazione, quindi, la delegazione di FdI ha raggiunto le sponde del fiume Piave esponendo sulla riva uno striscione piuttosto chiaro. "Cambia l'avversario, cambia il terreno dello scontro, ma oggi come allora i patrioti si schierano a difesa della Nazione", hanno dichiarato a margine dell'iniziativa i due capigruppo alla Camera e al Senato, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani."Oggi - ha spiegato Il deputato e sindaco Calalzo di Cadore, Luca De Carlo - difendere la Patria significa difendere i prodotti italiani e il marchio Italia dall'invasione di materiali contraffatti e cibi importati dall'estero. Vuol dire contrastare la concorrenza sleale di certi predatori stranieri e, mai come adesso, proteggere i confini dell'Italia, che sono i confini naturali dell'Europa, da una immigrazione indistinta, incontrollata e clandestina. L'Italia non è una colonia dell'Unione europea ma una Nazione sovrana. E la sovranità appartiene al popolo".
Salvini: "Il barcone ora se lo prende Malta". ​E La Valletta interviene
ALTRO
Ieri 24-05-19, 21:58

Salvini: "Il barcone ora se lo prende Malta". ​E La Valletta interviene

C'era "l'ennesimo barcone che rischiava di entrare, sono intervenuti i maltesi". Matteo Salvini, intervenendo a Tribù, su SkyTg24, ha ringraziato la guardia costiera di Malta, che ha intercettato e salvato quasi un centinaio di persone ammassate su un barcone. "Ora c'è coordinamento", ha detto."Queste notizie sono il risultato di mesi di lavoro: in passato l'efficacia dei controlli, il coordinamento e la responsabilità dei singoli governi non erano così scontate, e tutti scaricavano i clandestini sull'Italia", aggiunge il vicepremier leghista che sottolinea come ora l'Italia sia "finalmente protagonista nel Mediterraneo e si fa rispettare: dopo il voto di domenica conterà ancora di più anche a Bruxelles". "Insieme a Malta (e non solo) riusciremo a difendere ancora meglio i confini dell'Europa", conclude Salvini.Sempre durante il programma di Skytg24, il ministro dell'Interno ha spiegato che ci sono delle indagini in corso riguardo al contatto tra alcune Ong e gli scafisti. "La Procura ha documenti su contatti tra scafisti e ong. Ci sono contatti e indagini in corso".
Piacenza, avvelena il marito col detersivo per il bucato
ALTRO
Ieri 24-05-19, 21:12

Piacenza, avvelena il marito col detersivo per il bucato

Una tragedia sfiorata quella avvenuta a Bobbio, in provincia di Piacenza. Una donna non accettava la crisi profonda in cui era caduto il suo matrimonio, tanto da far decidere al marito di separarsi. La 59enne, però, non riusciva a darsi pace per la decisione dell'uomo. Così un giorno ha versato dell'ammorbidente in una bottiglia d'acqua minerale che il compagno era solito usare. Il marito, 62 anni, dopo aver bevuto, ha accusato forte bruciore di stomaco e si è sentito male. A quel punto si è poi recato di propria iniziativa all'ospedale di Bobbio, nel piacentino, dove è stato curato per i sintomi dell'avvelenamento.La donna, 59 anni - che ha ammesso il fatto - è stata denunciata per lesioni personali dai carabinieri della Compagnia di Bobbio intervenuti su richiesta dei medici. Ora la donna è stata allontanata da casa su disposizione del magistrato inquirente. L'uomo è invece stato dimesso oggi dall'ospedale.
Altro che più arrivi a maggio: ecco i veri numeri degli sbarchi
ALTRO
Ieri 24-05-19, 21:07

Altro che più arrivi a maggio: ecco i veri numeri degli sbarchi

"Gli sbarchi sono diminuiti dell"86.83% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno": sono fonti del Viminale a ribadire un dato visto profondamente al ribasso se paragonato a dodici mesi fa.Un modo, quello del ministero dell"interno, per replicare a chi da più parti inizia a parlare di possibile grande aumento del fenomeno migratorio in questo mese di maggio, alla luce delle ultime tensioni con le Organizzazioni non governative e degli ultimi sbarchi tra Lampedusa e l"agrigentino.Il dato fornito dal dicastero aggiornato al 24 maggio 2019, parla di complessive 1.425 persone approdate in Italia a fronte delle 10.817 arrivate nel nostro paese dal 1 gennaio al 24 maggio 2018. Dunque un calo, tengono a precisare dal ministero dell"interno, che arriva all"86% complessivo e che appare in linea con la diminuzione già registrata negli ultimi mesi dell"anno passato.Dal Viminale si prova a rispondere ai recenti allarmi, ponendo in primo piano anche il raffronto tra arrivi e rimpatri nel 2019: "In questo anno - sottolineano ancora fonti del ministero dell"interno - Per la prima volta si contano più persone rimpatriate che arrivate".Se il numero di chi sbarca infatti si ferma a 1.425, nel 2019 ad essere rimpatriati sono complessivamente 2.530 soggetti: tra questi 2.408 lasciano l"Italia forzatamente, 122 invece raggiungono i propri Paesi d"origine su base volontaria.Il dicastero cerca di stoppare sul nascere possibili voci circa un"impennata degli approdi, dimostrando il contrario e mettendo in evidenza come anche sui rimpatri si inizia a muovere qualcosa.Eppure certamente la preoccupazione non manca: se da un lato l"arrivo della primavera rende fisiologico un aumento dei flussi migratori, dall"altro l"attivismo ritrovato delle navi delle organizzazioni non governative e la persistente crisi militare a Tripoli sembrano creare i presupposti per un"accentuazione del fenomeno.Per il momento i numeri dell"emergenza pronosticata ad aprile, quando in Libia inizia la battaglia per la presa della capitale, non sembrano esserci ed i dati sulla diminuzione dei migranti arrivati in Italia appaiono in linea a livello percentuale con gli ultimi mesi del 2018. Ma i prossimi mesi rischiano di essere "più caldi" e non solo sotto il profilo climatico.In parole povere, il Viminale evidenzia come il calo dei flussi oramai è una costante ma al tempo stesso negli uffici del ministero si studiano piani per contrastare eventuali aumenti. Il tutto ovviamente al netto di cambiamenti politici che, vista l"attuale situazione, occorre pur sempre mettere in conto.
Amal fa causa all'Isis e ora Clooney ha paura: ​"Nostri figli sono in pericolo"
ALTRO
Ieri 24-05-19, 20:53

Amal fa causa all'Isis e ora Clooney ha paura: ​"Nostri figli sono in pericolo"

George Clooney e la sua famiglia sono in pericolo? L'attore ha rivelato in un'intervista a The Hollywood Reporter di essere preoccupato per la sicurezza dei suoi figli, i gemelli Alexander ed Ella, di quasi due anni. "Non vogliamo che i nostri figli siano dei bersagli, quindi dobbiamo prestare attenzione", ha affermato.La moglie Amal - avvocatessa libanese naturalizzata britannica - sta infatti conducendo una causa contro l'Isis davanti a una corte francese. In particolare, l'accusa è rivolta contro Lafarge, un colosso francese del cemento, che - secondo alcune fonti - avrebbe pagato i militanti dell'Isis per poter tenere attivo un impianto nel nord della Siria e sarebbe quindi complice nei crimini dell'Isis. Amal sta assistendo alcune donne yazide che erano state rapite dall'Isis e trasformate in schiave sessuali per i miliziani. Il gruppo di donne ora si è costituito parte civile nel processo, chiedendo quindi un risarcimento."Mia moglie sta portando il primo caso contro l'Isis in tribunale, quindi abbiamo un sacco di problemi, problemi di sicurezza reali, che dobbiamo affrontare quotidianamente", ha affermato l'attore. Che poi aggiunge: "Questo processo è un'opportunità per stabilire che l'Isis, e tutti coloro che l'assistono, sarà considerato responsabile dei crimini commessi, e che alle vittime sarà riconosciuto un giusto risarcimento".
Salvini: "Stufo di essere attaccato dall'alleato Di Maio"
ALTRO
Ieri 24-05-19, 20:40

Salvini: "Stufo di essere attaccato dall'alleato Di Maio"

"Mi aspetto di essere attaccato dai miei avversari politici. È giusto che mi critichino Renzi, Boldrini e Zingaretti, però mi sono stufato degli attacchi degli alleati". Così Matteo Salvini, ospite di Barbara d"Urso a Pomeriggio Cinque, ha lanciato una stoccata a Luigi Di Maio dopo le critiche degli ultimi giorni.Ieri il capo politico del M5S ha definito una "stronzata" l'idea di abolire il reato d'abuso d'ufficio. Un'offesa che non è andata giù al vicepremier leghista il quale, però, non si è scomposto più di tanto."Di Maio? Cosa posso dire, mi insulta un giorno sì e l"altro pure",si è limitato a dire col sorriso sulle labbra. E poi ha aggiunto: "Non rispondo agli insulti, io lavoro per gli italiani". Salvini, infine, è ritornato sul tema delle grandi opere e ha chiarito la sua posizione: "Io preferisco i sì. Ieri è arrivato un ministro dei Cinque Stelle che ha mandato qualcuno in Veneto a bloccare la Pedemontana, una strada fondamentale che toglierebbe 300mila auto dalle strade ed è già finanziata. Perché devi bloccare le opere in Italia?", si chiede il leader della Lega che chiosa: "No al metano, no all'energià, no alla Tav e inizialmente era no anche alle Olimpiadi. Fortunatamente abbiamo insistito. L'Italia ha bisogno di sì. Se va avanti a colpi di no, torniamo indietro. Voglio lasciare a mio figlio un Paese che va avanti, che lavora e sogna".
Sergio Ramos dà l'addio al Real? Ronaldo lo vuole alla Juventus
ALTRO
Ieri 24-05-19, 19:50

Sergio Ramos dà l'addio al Real? Ronaldo lo vuole alla Juventus

Arriva dalla Spagna una clamorosa ipotesi di mercato: Sergio Ramos potrebbe lasciare il Real Madrid e approdare dal prossimo giugno alla Juventus, su espressa richiesta di Cristiano Ronaldo.Il rapporto tra Ramos e il Real Madrid è in crisi. L'indiscrezione arriva dalla popolare trasmissione sportiva El Chiringuito, secondo cui il difensore in questi giorni sta riflettendo se continuare la sua carriera nella Liga oppure iniziare una nuova avventura in un altro top club europeo. Fonti vicine al capitano del Real dicono: ''Sembra logorato, non ha ancora perso l"ambizione ma non è sicuro su dove voglia continuare a vincere''.Alla base della volontà di cambiare aria ci sarebbe il clima teso con Florentino Perez, un rapporto ormai deteriorato dalla violenta lite del 5 marzo, la notte dell'eliminazione in Champions League contro l'Ajax. Anche il quotidiano As, riprende l'ipotesi della partenza di Ramos con convinzione e considera la Juventus, la più autorevole candidata a questo grande colpo di mercato. Il difensore classe '86, ha un contratto fino al 2021 e percepisce un ingaggio di 12,5 milioni. Sulle sue tracce ci sono già da tempo top club inglesi come Manchester Utd e Liverpool ma soprattutto la Juventus. Proprio i bianconeri, sempre secondo As, sarebbero pronti a tentare l"accelerata decisiva e a presentare un'offerta importante al giocatore.Un colpo di altissimo livello con un sponsor d'eccezione, Cristiano Ronaldo. Proprio il fuoriclasse portoghese sembra stia spingendo con il presidente Andrea Agnelli a concludere quest'altro grande acquisto di mercato. I due potrebbero dunque ritrovarsi a Torino dopo il lungo e prestigioso ciclo di successi con il Real Madrid, culminato con la conquista di ben 4 Champions League.Segui già la nuova pagina Sport de ilGiornale.it?